Titolo Rivista RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA
Autori/Curatori Alice Sodi, Roberto Mastropasqua
Anno di pubblicazione 2026 Fascicolo 2026/2
Lingua Inglese Numero pagine 14 P. 71-84 Dimensione file 243 KB
DOI 10.3280/RSF2026-002005
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Objective. This paper offers a critical analysis of the mechanisms through which neurodivergence is produced as alterity, positioning itself not within the psychiatric debate on the organic basis of mental disorders, but on a distinct level: that of normative power and its social, political, and relational effects. Theoretical framework. The starting point is the concept of neuronormativity. Neurodivergence is not an intrinsic property of the individual, but emerges from the relationship between a given functional profile – relational, cognitive, sensory, communicative – and a system of norms that presents itself as a neutral and objective description of reality, while being historically situated and arbitrarily determined. Acknowledging that functional differences generating real and intrinsic difficulties exist does not contradict this position. The neurological norm is not hidden: it is declared by medicine as a descriptive parameter. What is not declared is its nature as a historically situated convention. It is a naturalized norm, not simply a natural one. Argument. Starting from this distinction, the paper analyses the process through which functional difference is transformed into deviance and alterity, drawing on Becker’s and Lemert’s labelling theory: the diagnostic label does not describe, it produces. The issue is not the organic basis of neurodivergent functioning, but who holds the power to define the norm, according to which criteria, and with what effects. By inscribing neurodivergence within the individual biological dimension, clinical discourse conceals the structural and social determinants that construct its effects, turning a question of normative power into a personal problem. Conclusions. Shifting the terms of the discourse from aetiology to normative power is the necessary condition for grasping the political dimension of pathologisation and for restoring to neurodivergent people a subjectivity that processes of alterisation systematically deprive them of. Access to professional support cannot be conditional upon a systemic blackmail: if you want help, you must accept losing power.
Scopo. Il contributo propone un’analisi critica dei meccanismi attraverso cui la neurodivergenza viene prodotta come alterità, collocandosi non nel dibattito psichiatrico sull’organicità dei disturbi mentali, ma su un piano distinto: quello del potere normativo e dei suoi effetti sociali, politici e relazionali. Quadro teorico. Il punto di partenza è il concetto di neuronormatività. La neurodivergenza non è una proprietà intrinseca dell’individuo, ma emerge dalla relazione tra un determinato profilo di funzionamento – relazionale, cognitivo, sensoriale, comunicativo – e un sistema di norme che si presenta come descrizione neutrale e oggettiva della realtà, ma che è storicamente situato e arbitrariamente determinato. Riconoscere che esistono differenze di funzionamento che generano difficoltà reali e intrinseche non contraddice questa posizione. La norma neurologica non è occulta: è dichiarata dalla medicina come parametro descrittivo. Ciò che non viene dichiarato è la sua natura di convenzione storicamente situata. È una norma naturalizzata, non semplicemente una norma naturale. Argomentazione. A partire da questa distinzione, si analizza il processo attraverso cui la differenza di funzionamento viene trasformata in devianza e alterità, con riferimento alla teoria dell’etichettamento di Becker e Lemert: l’etichetta diagnostica non descrive, produce. La questione non è l’organicità del funzionamento neurodivergente, ma chi detiene il potere di definire la norma, in base a quali criteri e con quali effetti. Iscrivendo la neurodivergenza nel biologico individuale, il discorso clinico occulta le determinanti strutturali e sociali che ne costruiscono gli effetti, trasformando una questione di potere normativo in un problema personale. Conclusioni. Spostare il piano del discorso dall’eziologia al potere normativo è la condizione necessaria per comprendere la dimensione politica della patologizzazione e per restituire alle persone neurodivergenti una soggettività che i processi di alterizzazione sistematicamente sottraggono. L’accesso al sostegno professionale non può essere condizionato da un ricatto sistemico: se vuoi aiuto, devi accettare di perdere potere.
Parole chiave:Neurodivergenza, Neuronormatività, Alterità, Patologizzazione, Etichettamento, Potere normativo
Alice Sodi, Roberto Mastropasqua, Neurodivergence and Alterity: Denaturalising the Norm in "RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA" 2/2026, pp 71-84, DOI: 10.3280/RSF2026-002005