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Stefania Millepiedi, Bruno Sales

DPL e DSA nei bilingui: il difficile dilemma diagnostico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

Il presente articolo si prefigge di delineare le aree di indagine utili per la valutazione clinica dei disturbi primari del linguaggio (DPL) e dei disturbi specifici di apprendimento (DSA) nella condizione di bilinguismo, in bambini che imparano l’italiano come seconda lingua (L2). Si tratta di una popolazione estremamente eterogenea, sia per fenotipi clinici, che per fattori ambientali, che per timing dell’esposizione. Ci focalizziamo in particolare sulla tipologia di bilinguismo che viene definito sottrattivo, quello in cui il valore sociale della lingua madre (L1) è poco riconosciuto. A partire dall’approccio diagnostico, ormai consolidato, dei disturbi del neurosviluppo in cui variabili fenotipiche si intersecano con variabili ambientali in un continuum temporale, si applicherà lo stesso approccio anche a questa particolare popolazione di bilingui. Si passerà quindi a delineare quali possano essere i passaggi fondamentali dell’anamnesi, della valutazione clinica sia nei DPL che nei DSA e quali elementi ambientali e temporali debbano essere tenuti in particolare considerazione.

Maria Teresa Guasti, Chiara Saponaro, Letizia Raminelli

L’acquisizione dell’italiano come seconda lingua da parte di bambini con mandarino o arabo come prima lingua

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

In questo articolo, discuteremo due aspetti dell’acquisizione bilingue: il meccanismo del transfer e il tempo di esposizione effettiva alla seconda lingua. Il primo consiste nel fatto che una proprietà linguistica acquisita nella prima lingua (L1) possa facilitare l’acquisizione della stessa anche nella seconda lingua (L2). In altri termini, nell’acquisizione della L2, i bambini possono beneficiare dall’aver già imparato proprietà analoghe nella L1. Discuteremo l’importanza del secondo nel valutare l’acquisizione di competenze linguistiche. Il tempo effettivo di esposizione può essere determinato solo sulla base di questionari dettagliati che indagano la situazione linguistica dei bambini. Per questo motivo parleremo anche di quali siano i questionari disponibili per l’italiano L2. Per trattare questi aspetti caratteristici dell’acquisizione bilingue, prenderemo in esame alcuni studi che hanno coinvolto bambini bilingui parlanti due lingue molto diverse tra loro: nello specifico, bambini con l'italiano come L2 e con l’arabo o il mandarino come L1. Nel primo caso ci concentreremo sull’acquisizione dei pronomi clitici che, essendo presenti sia in arabo che in italiano, possono quindi essere esemplificativi del meccanismo del transfer. Il confronto tra le prestazioni in italiano dei bambini arabofoni e quelle di bambini con altre L1 mostra che non solo il transfer, ma anche il tempo di esposizione effettiva alla L2 giocano un ruolo cruciale nell’acquisizione di questi pronomi. Successivamente ci concentreremo sull’italiano L2 di bambini con mandarino L1, analizzando l’acquisizione delle frasi relative, del numero e del genere grammaticale. Anche in questi casi esamineremo il ruolo facilitatore del transfer, ma lo faremo in due contesti leggermente diversi. Nel primo caso, infatti, le proprietà linguistiche in questione (cioè, le frasi relative e il numero grammaticale) sono presenti in entrambe le lingue; nel secondo, invece, l’aspetto linguistico analizzato (il genere grammaticale) viene espresso solo in una delle due (l’italiano).

Giovanni Giulio Valtolina

Il bilinguismo nei bambini con background migratorio

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

La trasformazione che, negli ultimi decenni, la società italiana ha subito a seguito dell’immigrazione pone alla scuola sfide impegnative, prima fra tutte quella di trovare strategie e metodologie efficaci per far apprendere la lingua italiana agli alunni con background migratorio. Anche a seguito dei nuovi sviluppi nell’ambito delle neuroscienze, è emerso il concetto di translanguaging, che promuove la mescolanza intenzionale delle lingue in classe, per sfruttare l’intero repertorio linguistico dei bambini bilingui. Le ricerche hanno mostrano che le strategie di translanguaging possono facilitare l’apprendimento linguistico e il trasferimento concettuale dalla L1 alla L2. Occorre quindi implementare metodologie che valorizzino e supportino lo sviluppo di un repertorio plurilingue, in un’ottica di inclusione e formazione dei futuri cittadini.

Antonella Sorace, Maria Luisa Lorusso

Effetti linguistici e cognitivi del multilinguismo, tra miti e realtà

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

Parlare abitualmente più di una lingua sta diventando progressivamente la norma più che l’eccezione. Comprendere esattamente quali siano i vantaggi (e i possibili svantaggi, se ci sono) di questa nuova condizione è imprescindibile se si vogliono effettuare scelte informate e consapevoli sulla gestione delle situazioni di multilinguismo nella nostra società, che interessano vari livelli (dalla scuola ai servizi alle istituzioni) e richiedono modelli organizzativi adeguati oltre a nuovi paradigmi culturali. I miti ancora diffusi che nascono dal timore che la convivenza di più lingue e culture in uno stesso territorio possa rappresentare motivo di confusione e costituire ostacoli per lo sviluppo dell’individuo e il benessere dei gruppi possono essere oggi sfatati dalle evidenze scientifiche. La ricerca ha infatti dimostrato che il multilinguismo non costituisce uno svantaggio per lo sviluppo cognitivo e linguistico e che anzi può portare dei vantaggi per la sua capacità di stimolare le funzioni esecutive, la metacognizione, la Teoria della Mente, fino ad arrivare alla capacità di empatia. Perché tali vantaggi si manifestino sono tuttavia necessarie alcune precondizioni, che includono sufficiente quantità, qualità e varietà dell’esposizione alle due o più lingue e un atteggiamento positivo verso ognuna delle lingue parlate.

FeDerSerD - Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle diipendenze

FeDerSerD Informa n. 37

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Nonostante la guida in stato di ebbrezza sia stata oggetto, a partire dagli anni Novanta, di numerose campagne nazionali e locali e di programmi e interventi di prevenzione e promozione della salute, il problema non può considerarsi risolto. Se possiamo ritenere che vi sia una maggiore informazione rispetto al passato, cos’è che spinge a mettersi alla guida dopo avere bevuto nonostante la consapevolezza dei rischi? Questa è stata la domanda che ha dato origine a uno studio condotto nell’ambito del Master EMDAS (European Masters in Drugs and Alcohol Studies) su cui si basa questo articolo. Lo studio ha coinvolto 170 giovani tra i 18 e i 30 anni residenti in provincia di Bergamo attraverso una indagine anonima online finalizzata a rilevare in particolare il rapporto tra consapevolezza dei rischi e comportamenti agiti. I risultati sono confrontati e discussi alla luce delle evidenze che emergono dalla letteratura a livello europeo e internazionale. Lo studio fornisce informazioni interessanti sulle motivazioni che spingono i giovani a guidare dopo aver consumato alcolici e forniscono elementi utili alla progettazione di interventi preventivi mirati e di strumenti di valutazione dell’efficacia degli stessi.

Valentina Generani, Serena Marchesi

Delirio e gioco d’azzardo: la fuga dalla realtà

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

This article aims to highlight, through the narration of a clinical case, the possible interactions between Pathological Gambling Disorder and psychotic symptoms; in particular we talk about delirium within a NAS Psychosis, through the narration of a clinical case of a patient who passed through the Lodi Addiction Service.

Marco Riglietta

Disturbo da uso di alcol e terapie farmacologiche: a che punto siamo?

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Il disturbo da uso di alcol ha eziologia, patogenesi e manifestazione clinica sicuramente complesse in cui meccanismi genetici, storie traumatiche, contesto sociale e familiare determinano l’evoluzione della malattia e la possibilità di remissione della stessa. D’altra parte, altre patologie, ben più diffuse nella società occidentale, diabete o ipertensione a mero titolo di esempio, condividono la stessa complessità eziologica, di patogenesi e di manifestazioni cliniche. L’intervento su queste patologie è sicuramente farmacologico ma non solo: si accompagna ad un intervento motivazionale, ad un counselling continuo per monitorare l’aderenza alle terapie, spesso si sovrappone un intervento psicoeducativo con indicazioni nutrizionali oltre che comportamentali (attività fisica). Sicuramente un diabetico o un iperteso avranno una prescrizione farmacologica nella quasi totalità dei casi; in alcologia solo il 30% dei pazienti ha una terapia farmacologica prescritta e spesso si tratta di farmaci che non hanno un’indicazione specifica (ansiolitici, antidepressivi etc.) Insomma, gli “alcolisti” sono trattati, sostanzialmente, con un intervento psico-socio-educativo.

Roberta Marenzi, Liliana Praticò, Andrea Corbetta, Giovanni Plebani, Manuel Cornolti, Marta Vaiarini, Marco Riglietta

Buprenorfina impianto sottocutaneo: prime valutazioni sull’utilizzo in un SerD

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Il disturbo da uso di oppioidi (DUO) rappresenta ancora oggi la patologia più rappresentata nella popolazione che afferisce ai servizi ambulatoriali per le dipendenze. Tutte le linee guida internazionali definiscono il trattamento con agonisti degli oppiacei il Gold Standard del trattamento. Nonostante questo, in Italia la stima relativa alla copertura con questa terapia delle persone con un DUO (1, 2, 3, 4, 5) supera di poco il 40% (6) Il DUO può essere trattato attraverso la terapia di mantenimento con oppioidi in combinazione con il supporto psicosociale, ma per essere efficace, la terapia di mantenimento con oppioidi deve essere mantenuta regolarmente per un periodo di tempo prolungato. La buprenorfina (BPN) è uno dei trattamenti farmacologici più comuni e fino ad oggi si basa sull’assunzione di compresse o di film sublinguale. Negli ultimi anni sono stati introdotti sul mercato formulazioni Long Acting iniettabili in preparazioni settimanali o mensili ed una formulazione come impianto sottocutaneo della durata di 6 mesi. Gli impianti di Buprenorfina consentono un percorso di trattamento più flessibile con approcci individualizzati e sono stati associati a importanti benefici sia per la qualità della vita del paziente che per l'onere sui sistemi sanitari. Nell’articolo descriviamo l’esperienza clinica condotta in un servizio ambulatoriale per le dipendenze.

Questo articolo propone un’analisi comparata di due episodi di violenza collettiva contro i prigionieri nelle guerre civili italiana e spagnola. Entrambi i casi, uno nella città veneta di Schio e l’altro nella capitale della Biscaglia, Bilbao, possono essere presentati come esempi paradigmatici di una forma di violenza, gli assalti e le sacas1 dei centri di detenzione, che causarono una parte importante degli omicidi avvenuti nelle retroguardie di entrambi i conflitti civili. Attraverso un approccio comparato l’autore si propone di determinare e analizzare i meccanismi di produzione e riproduzione della violenza presenti in questi assalti e sacas. In questo modo, si evidenzierà l’importanza del più ampio contesto di guerra civile, i legami di micro e macro-solidarietà sottesi a tali episodi e la richiesta di risarcimento e giustizia da parte delle comunità locali, senza trascurare il modo in cui queste ultime rappresentarono i protagonisti degli assalti e come questi, a loro volta, si auto-definirono.