Quando l’analista ascolta, si trova alla confluenza di influenze con-traddittorie tra ciò che le parole del paziente abbozzano come immagini e quelle che gli vengono suggerite dalla propria immaginazione. Parlare di “immagini”, aprirsi a questo linguaggio specifico è quindi una que-stione delicata, poiché le parole non possono rendere appieno questa influenza sensoriale. Il sorprendente e polisemico lavoro di Aby War-burg è una illustrazione benvenuta di come i frammenti possano essere utilizzati per cogliere quella che è la vita psichica in seduta. L’opera di Warburg si sviluppa all’inizio del XX secolo ed è quindi contemporanea alla definizione dell’edificio clinico e teorico della psicoanalisi freudiana. Una forte curiosità per i libri attraversa tutta la vita di Aby Warburg, un potere di attrazione tale da indurlo a stipulare un contratto con il fratello minore in base al quale rinunciava alla sua parte di eredità a patto di poter comprare tutti i libri che voleva. Questo appetito conti-nuò e si indirizzò verso varie scoperte, come un approccio originale al Rinascimento italiano, che fu la fonte di legami inventivi, e inoltre, du-rante un viaggio nel Nuovo Messico tra gli indiani Hopi, trasse le basi per una forma originale di osservazione etnologica. E così, silenziosa-mente, l’iconologia prese vita. Il lavoro di Warburg si sviluppò all’inizio del XX secolo ed è quindi contemporaneo alla definizione della costruzione clinica e teorica della psicoanalisi freudiana. L’articolo vuole essere un percorso discorsivo che segue il filo delle produzioni di Warburg, presentando dapprima una panoramica biogra-fica e intellettuale, sviluppando poi elementi di un lessico warburghia-no intorno a concetti chiave e considerando infine le possibili relazioni tra Freud e Warburg.