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Gli autori cercano di fornire una comprensione sistemica ed ecologica del fenomeno delle sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti. Viene presentata una panoramica degli impatti sistemici conseguenti a questi eventi insieme a una breve applicazione delle teorie generali dei sistemi ed ecologiche, culminando in un appello all’azione per tutti i terapisti sistemici affinché collaborino nel rispondere a queste tragedie.
Da quasi 20 anni lavoriamo in équipe un giorno a settimana e, nel tempo, la nostra utenza si è sempre più orientata verso famiglie provenienti dai Servizi Sociali. Abbiamo progressivamente sviluppato un modello di intervento centrato sui sistemi: sistemi familiari multiproblematici, sistema giudiziario, Servizi Sociali e Servizi psichiatrici sistema terapeutico. Abbiamo definito questo intervento peri-sistemico tangenziale per identificare un movimento di connessione circolare che tocca tutti i sistemi coinvolti nella presa in carico della famiglia e, non facendone parte, è in grado di attivare le risorse delle famiglie e dei sistemi.
Nella specificità dell’incontro con famiglie che lottano con le dimensioni umane del morire, il T.F. si pone domande fondamentali con profonde implicazioni etiche: come e quando ricucire la scissione tra il tempo medico e i tempi psichici della famiglia? Come sostenere la libertà di scelta del singolo e del sistema quando queste non coincidono? Ogni perdita funzionale dettata dalla malattia richiede supplenti che devono potersi aggiungere: come e quanto la famiglia può integrali? Quanto e come usare il Sé del terapeuta che si confronta con continue perdite? Ha senso offrire la psicoterapia e quali dimensioni deve lavorare? Attraverso le continue riflessioni sui processi clinici condotti dall’équipe Lutto del Polo Clinico dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma, l’obiettivo del nostro lavoro è diventato individuare e rinsaldare gli elementi che sostengono i processi vitali della famiglia. I temi del vivere e del morire costringono il sistema terapeutico a un continuo cambiamento adattivo; solo tollerando l’impotenza e restando disponibili ad apprendere da questa dolorosa esperienza, il limite destrutturante può diventare occasione per ricostruire nuovi modi di comunicare, di stare, di vivere. Ricostruire sulle relazioni, cercare e fortificare le risorse integre, il lavoro sul Tempo e la scelta consapevole di come viverlo sono il centro del nostro lavoro clinico. La relazione terapeutica è il luogo elettivo di questo processo di apprendimento reciproco, che permette alla famiglia di conoscersi e riconoscersi anche dentro i nuovi confini imposti dalla malattia e ai terapeuti di lavorare i margini di loro stessi e di ciò che si può considerare terapeutico.
Questo articolo nasce dalla mia esperienza clinica nel Servizio “Cicogna Distratta” dell’Istituto di Alta Formazione e di Psicoterapia Familiare di Firenze1 e nello staff del Centro Procreazione Assistita Demetra di Firenze e si pone l’obiettivo di approfondire le complessità specifiche della fecondazione con donazione di gameti e di offrire strumenti di osservazione clinica e di intervento ai professionisti che lavorano in questo delicato ambito d’intervento.
Sono rievocati alcuni ricordi di una vacanza in Valle d’Aosta dell’agosto del 1952 in cui, tra le altre cose, vengono fatti dei riferimenti riguardanti alcuni aspetti della storia della psichiatria accademica a Milano degli anni 1950-60.
Vengono poste due domande interconnesse. La prima riguarda il modo con cui ogni psicoanalista costruisce il proprio sistema teorico, e viene proposta l’idea che questa costruzione sia composta da tre elementi: il patrimonio teorico ricevuto; la propria personalità e la propria storia, sia perso-nale che psicoanalitica; l’atmosfera socioculturale, cioè il tessuto di sensibilità, credenze, aspira-zioni e preoccupazioni specifiche dell’area geografica e del periodo storico. Il risultato è un edificio teorico molto personale, spesso eterogeneo, in gran parte inconscio e intriso di affetti. La se-conda domanda riguarda cosa succede quando si incontrano analisti con background teorici diversi. Un dettagliato caso clinico mostra la tensione tra teorie ufficiali e teorie private nell’analista nonché l’inevitabile presenza di un certo grado di non-comunicazione come invariante antropologica.
Di fatto, oggi sono in voga delle teorie che collegano la psicopatologia grave dell’adulto all’incapacità del bambino nella fase preverbale di formulare o rappresentare le esperienze traumatiche. A questo proposito, vengono analizzati i lavori di Howard B. Levine e Donnel B. Stern, partendo dall’idea che i risultati delle ricerche empiriche siano decisamente rilevanti per la teorizzazione psicoanalitica. Da questi risultati emergono scarse evidenze a supporto dell’ipotesi di un neonato con stati mentali “primitivi e non rappresentati”. Di fatto, i risultati delle ricerche suggeriscono proprio il contrario: l’idea di un “neonato competente”, dotato di una capacità di discrimina-zione percettiva estremamente accurata e di una capacità innata di registrare e rappresentare l’esperienza soggettiva, a livello di memoria sia procedurale sia dichiarativa, persino nel periodo prenatale. Non sembra quindi plausibile sostenere che i deficit di rappresentazione siano il nucleo della psicopatologia grave nell’adulto, la quale invece è il frutto di manovre difensive nei confronti di verità inconoscibili e indicibili e non dell’assenza di una capacità rappresentativa preverbale. Le ricerche pongono un’importante sfida alle teorie psicoanalitiche che postulano cosiddetti “stati mentali primitivi”, esperienze “non formulate”, “non rappresentate”, “non simbolizzate” o stati “non-consci”.
In occasione della morte di Pier Francesco Galli (9 novembre 1931 - 13 luglio 2024), che tra le altre cose nel 1967 fondò la rivista Psicoterapia e Scienze Umane, viene ripubblicata una intervista che gli fece il regista Francesco Merini in preparazione del film I settant’anni di un maestro (https://vimeo.com/308667961), che fu regalato a Pier Francesco Galli il 9 novembre 2001 per il suo 70° compleanno. L’intervista ripercorre la biografia di Galli intrecciando il percorso professionale a quello più intimo e umano, con ricordi, aneddoti e l’umorismo campano tipico che gli apparteneva. Vengono raccontati i suoi anni dell’infanzia e della prima giovinezza a Nocera Inferiore, dove nacque, l’inizio della vita professionale a Milano, le esperienze in Svizzera, il rapporto con gli amici più cari, i suoi interessi culturali e professionali, il modo con cui concepiva la psicoanalisi, etc.
La transizione ecologica è stata definita una nuova rivoluzione industriale per l’ampio impatto strutturale previsto sui mercati del lavoro in tutto il mondo. I policy-maker coinvolti in questo processo hanno due obiettivi principali, il primo è quello di creare nuovi lavori connessi al rinnovato modello di crescita economica (i “green jobs”) e il secondo è proprio quello di promuovere e sostenere uno sviluppo sostenibile. Il concetto di “lavori verdi” non è nuovo e sta comportando la ridefinizione delle competenze richieste dalle aziende, ormai orientate alla pro-mozione di prodotti e servizi “verdi”. Negli ultimi anni, infatti, il tema dei “green jobs” è stato oggetto di una crescente attenzione non solo da parte degli ambienti politici ma anche dal mondo aziendale e accademico che vedono l’opportunità di creare nuovi profili professionali o rinnovare quelli esistenti in qualsiasi settore economico e occupazionale. Le politiche comunitarie vedono la transizione verde come un’opportunità per creare posti di lavoro in settori economici esistenti ed emergenti ma anche come occasione per riqualificare e migliorare le competenze dei lavoratori in un’ottica di sviluppo sostenibile. Nonostante questo rinnovato interesse, in parte spinto dalla necessità di mitigare gli impatti della crisi climatica e degli shock esterni come la pandemia di Covid-19 e la situazione internazionale, resta ancora da definire il perimetro di queste figure professionali e, soprattutto, la loro classifica-zione con il fine di registrare e tracciare l’evoluzione di professioni innovative nel settore dell’economia verde.
Il Codice dei Contratti Pubblici reca al suo interno la disciplina sulle società di scopo. L’istituto origina dalle società di progetto ma il Codice non ha operato un mero cambio di denominazione, introduzione l’obbligatorietà della loro costituzione per gli affidamenti sopra soglia e, soprattutto, la generalizzazione per tutte le operazioni di parternariato. L’ampliamento voluto dal legislatore induce a esaminare le previsioni sulla disciplina delle società di scopo, che presentano una particolarità di fondo, su cui intende concentrarsi il contributo: l’innesto all’interno del Codice dei Contratti Pubblici di disciplina regolativa della forma giuridica di un organismo societario, con le conseguenti implicazioni in termini di rapporti tra fonti e riflessi sull’autonomia privata degli operatori economici.