La città nell'incertezza e la retorica del piano

Giovanni Ferraro

La città nell'incertezza e la retorica del piano

Edizione a stampa

22,00

Pagine: 224

ISBN: 9788820466558

Edizione: 1a edizione 1991

Codice editore: 1740.58

Disponibilità: Discreta

Perché la città ha necessità di un piano? E come agisce il piano sui soggetti che danno vita alla città? A tali interrogativi questo libro tenta di dare risposta, seguendo un percorso che attraversa discipline diverse: da quelle economiche. a quelle politiche, a quelle più propriamente urbanistiche. La riflessione si inserisce in una prospettiva di studi, coltivata negli ultimi anni, che recupera l'incertezza come categoria di analisi dei processi di piano, come carattere fondamentale delle relazioni tra i soggetti: gli attori urbani sono immersi nell'interazione e irriducibilmente incapaci di prevedere e valutare il compito degli effetti prodotti (nel tempo e nello spazio) dalle azioni proprie e altrui. e quindi di definire linee di condotta stabili e ottimali. li piano rappresenta la risposta moderna a questa incertezza, affidata alla generalizzazione e all'impersonalità illusoria della tecnica, ma anch'essa in fondo incapace di sciogliere i dilemmi dell'interazione. Per questo la sua sfera non può essere quella della dimostrazione della certezza, ma semmai della persuasione e della rassicurazione, non può aspirare a definire soluzioni ottime, ma a produrre un clima di fiducia reciproca che consenta agli attori di confrontare e giocare le proprie, fallibili, linee d'azione. Le esperienze teoriche e pratiche che, a cavallo tra i due secoli, hanno fondato l'urbanistica come disciplina e gli interrogativi sull'ambiente come complesso degli effetti indiretti e collettivi dell'azione sono i terreni dai quali l'autore attinge esempi di questa efficacia retorica del piano.

Giovanni Ferraro è ricercatore in urbanistica presso l'Istituto universitario di architettura di Venezia e docente di economia e politica del territorio presso l'Università degli Studi di Urbino. Si dedica, tra l'altro, ai temi dei modi di rappresentazione e allocazione del tempo nello spazio e dell'analisi delle politiche urbane. E' autore di numerosi saggi e, con A. Becchi ed altri, del volume Passano gli anni e il nuovo non viene (Angeli, 1986).

Ringraziamenti
1. L'ombra del grattacielo e altre perturbazioni del sogno funzionale della città
1.1. Un esempio e una delimitazione preliminare del campo
1.2. Primo insegnamento dell'esempio, l'incertezza: un'azione produce sempre effetti non controllatili dal soggetto che la compie
1.3. Secondo insegnamento dell'esempio, lo spazio: la città è anche il luogo in cui l'ombra dell'incertezza è più fitta
1.4. Terzo insegnamento dell'esempio, l'istituzione: l'incertezza richiede soluzioni politiche, e il piano come sogno della certezza restaurata
2. Soluzioni nello spazio: accessi e recinti
2.1. Spazio come esposizione all'interazione e alla sua in
2.2. Tecniche di difesa nello spazio: scegliere luoghi e costituire gruppi
2.3. L'interazione locale: esempi di una soluzione che riproduce i problemi
2.4. Una conclusione: anche nello spazio non si può 'fare a meno di una strategia e di una politica
3. La necessità della politica
3.1. Gruppi e organizzazioni per governare l'interazione
3.2. Ancora interrogativi che si ripropongono: l'incertezza nelle tecniche dell'azione collettiva
4. La tragedia dell'ambiente
4.1. Spazi e tempi delle esternalità: interrogativi sulla continuità dei sistemi di preferenza e sulla stabilità delle decisioni collettive
5. Le ragioni dell'urbanistica: per esempio
5.1. La formazione dell'urbanistica: un tentativo di regolare gli effetti collettivi dell'azione e il valore pubblico della città
5.2. Primo tentativo e primo esempio: allargare i confini e appropriarsi dei benefici collettivi, la company town
5.3. Secondo tentativo e secondo esempio: valutare in modo lungimirante i benefici collettivi, il parco urbano
5.4. Terzo tentativo e terzo esempio: legarsi le mani a vicenda, lo zoning
6. Congetture sulla città, sul piano
6.1. Città come bene pubblico (come intreccio di esternalità): dal problema del funzionamento della città a quello della sua formazione, e la politica come ingrediente fondamentale
6.2. Piano come bene pubblico (come promessa e impegno reciproco di controllo delle esternalità): dal problema della necessità del piano a quello del suo funzionamento e della
sua efficacia
6.3. Piano come bene risposta moderna alla necessità della politica (come produzione di informazioni): dagli obbiettivi di razionalità del progetto alla strategia di persuasione del piano
7. Nel tempo, le parole del piano
7.1. Avvertenza per il lettore: campi della teoria del piano
7.2. Il piano rassicura nel corso del tempo, rappresentando il passato come tradizione e il futuro come progresso
7.3. Il piano non ha verità da dimostrare, la sua realizzazione non è altro che la sua capacità di interpretare e di persuadere il suo pubblico
7.4. Ancora l'incertezza nei modi in cui si realizza il piano; con un suggerimento finale sulla storia dell'idea di "piano per la città"
Ricapitolazione e congedo
Bibliografia


Contributi:

Collana: Studi urbani e regionali

Livello: Studi, ricerche - Saggi, scenari, interventi