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Claudio Baraldi, Laura Gavioli

Mediating patient-centred interaction: the case of doctors’ questions

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1EN / 2013

This paper analyses interactions in Italian healthcare services, involving Italian speaking doctors, migrant patients with little or no knowledge of Italian and a bilingual mediator. The mediator participates in the interaction with the double function of assuring linguistic understanding and dealing with cultural differences, which may emerge in talk between doctors and migrant patients. In this study, we look at doctors’ question-patients’ answer sequences and their interactional renditions. In our data, a doctor’s question is often rendered by mediators with a series of questions expanding that initial question. The analysis shows that provision of a series of questions, rather than a single rendition, allows the mediators to re-design the doctor’s question in a patient-mediator dyadic interaction. In (provisionally monolingual) dyadic talk, patients are encouraged to deal with their diseases and tell about their worries and concerns. Mediators’ expansions of doctors’ questions seem thus functional to the achievement of patients’ narratives, which can afterwards be rendered to the doctors. Our study suggests that such expanded renditions may achieve patient-centred communication in triadic bilingual interactions.

Claudio Baraldi, Laura Gavioli

La mediazione nell’interazione centrata sul paziente: il caso delle domande del medico

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1 / 2013

This paper analyses interactions in Italian healthcare services, involving Italian speaking doctors, migrant patients with little or no knowledge of Italian and a bilingual mediator. The mediator participates in the interaction with the double function of assuring linguistic understanding and dealing with cultural differences, which may emerge in talk between doctors and migrant patients. In this study, we look at doctors’ question-patients’ answer sequences and their interactional renditions. In our data, a doctor’s question is often rendered by mediators with a series of questions expanding that initial question. The analysis shows that provision of a series of questions, rather than a single rendition, allows the mediators to re-design the doctor’s question in a patient-mediator dyadic interaction. In (provisionally monolingual) dyadic talk, patients are encouraged to deal with their diseases and tell about their worries and concerns. Mediators’ expansions of doctors’ questions seem thus functional to the achievement of patients’ narratives, which can afterwards be rendered to the doctors. Our study suggests that such expanded renditions may achieve patient-centred communication in triadic bilingual interactions.

Durante l’età dei Lumi, l’aggravarsi della spinosa questione della mendicità e il connesso affiorare di esigenze sociali alimentano il germogliare di specifici istituti, significativo riflesso della crescente articolazione dell’offerta caritativa. Il progressivo riconoscimento di nuove forme di indigenza con propria identità e distinte prerogative comporta la definitiva presa di coscienza delle molteplici sfaccettature della devianza, a cui il buon ordine della società impone idonee risposte anche sul piano istituzionale. Nel Ducato parmense, un ruolo importante va attribuito al ministro francese Du Tillot, i cui incisivi programmi riformistici operano nell’alveo del pensiero assistenziale settecentesco. L’ottimistica fede dei Lumi nella scienza pedagogica sancisce l’avvento di un nuovo sentimento verso l’infanzia. Tra Sette e Ottocento si assiste alla tendenziale attenuazione della mortalità infantile e neonatale all’interno del brefotrofio cittadino. Emerge, altresì, la distinzione tra le varie forme di infermità, attribuendo, per la prima volta, autonoma identità alla vasta classe delle diverse patologie mentali. Il prioritario perseguimento della «pubblica felicità» impone una scrupolosa igiene sociale, eliminando dalla città la folla destabilizzante dei mentecatti per convogliarla in appositi luoghi di ricetto, a cui delegarne non tanto la mera custodia quanto, piuttosto, appropriate terapie. Probante riprova appare la crescita esponenziale, a partire dalla seconda metà del Settecento, dei «pazzerelli» accolti presso l’Ospedale della Misericordia di Parma. Il XVIII secolo fa da spartiacque mentale anche sotto un altro profilo. Varcando gli angusti confini dei recinti nobiliari e claustrali, la figura muliebre acquisisce rinnovato rilievo. Un ruolo importante al riguardo assumono i Conservatori settecenteschi, deputati ad ospitare le fanciulle «pericolanti», educandole all’apprendimento di un mestiere. Non minore interesse presenta, infine, il profilo contabile dei Pia Loca, con particolare riferimento al XVIII secolo. Dai rendiconti annuali inerenti all’Ospedale della Misericordia si evince la larga prevalenza delle spese di gestione interna: uscite connesse al vitto, alle cure mediche e, in minor misura, gli oneri finanziari e gli esborsi legati alla manutenzione degli immobili e dei poderi. Dall’analisi dei vari capitoli di spesa emerge un lento miglioramento nei regimi alimentari, con un crescente peso della carne di manzo a scapito del secolare predominio dei carboidrati, congiuntamente ad una conduzione accorta e redditizia del patrimonio fondiario

Approfondito caso per caso nei suoi aspetti istituzionali e nei suoi meccanismi tecnico- amministrativi, lo studio del settore della panificazione consente di penetrare - in una feconda prospettiva comparata - la complessa materia dell’approvvigionamento delle città d’ancien régime, illuminando la grande varietà delle scelte di governo in tema di annona. Fin dall’età di mezzo, l’attività di panificazione si snoda nel solco di vincolanti disposizioni e di prestabiliti canali di distribuzione e coincide con la fase finale del processo produttivo che si sostanzia nella creazione dell’auspicato prodotto ultimo: il pane. Nel luglio 1768 il ministro francese Du Tillot accorda al sarzanese Stefano Lucciardi la privativa decennale per la fabbricazione della «pasta venale all’uso di Genova»: il primo, importante impulso alla diffusione dell’emergente ramo produttivo nel Parmense. Dopo una lunga subordinazione del mestiere di pastaio a quello di fornaio - ciò che rende il caso studiato del tutto peculiare e meritevole di ulteriore approfondimento -, soltanto nel periodo post-unitario, tuttavia, si porranno solide basi per l’affermazione di moderni pastifici organizzati secondo il sistema di fabbrica, avviando quel cammino che, diversi decenni dopo, approderà ai luminosi scenari della famosa Food Valley.

The valorization of an agro-food product is an articulated process that interacts with different variables and goes beyond the strictly economic dimension of the business system. Quality products, in particular, are closely related to the environment and to landscape, biodiversity culture and traditions. The valorization of the product in this case is conditioned by several factors that cannot be explained exclusively by normal value of use as measured by the market price. The topic, therefore, is discussed from the viewpoint of economic analysis, identifying various lines which developed, with a more thorough use of standard models, in order to contextualize the issue within parameters which make reference to reputation and convention theories and the quality of social construction. The work focuses, too, on the debate regarding the proper conceptual approach and on the methodology for differentiating collective brands from distinctive ones. Then we move on to a brief review of the legislation on certified products. Finally, valorization strategies for quality-branded agro-food products inspired by analysis of the economic sector, with specific regard to Italian agro-food products.