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La Strategia nazionale Aree Interne suggerisce di riguardare l’Italia da un punto di vista che non è quello dei centri di sviluppo, ma quello dei territori difficilmente accessibili, che dai centri di sviluppo scontano una distanza. Sono l’‘osso’ da cui la ‘polpa’ si è staccata. Sono l’esito di civilizzazioni antiche; sono depositi di biodiversità. Hanno conosciuto antichi predoni e più recenti predatori, i primi provenienti da molto lontano, i secondi spesso nativi. Oggi ci si avvicina loro con discrezione, con la cura richiesta nell’approssimarsi ai fragili. Non manifestano infatti particolari vocazioni; sono i nuovi turisti colti e i neocoloni ad essere loro vocati. Le politiche pubbliche, quando se ne sono occupate, le hanno trattate come marginalità da colmare, fallendo. Occuparsene può dire qualcosa sulle prospettive delle politiche territoriali, sul loro disegno e sugli strumenti per gestirle

Claudio Calvaresi, Erika Lazzarino

Caratteri, attori e politiche dei community hub. Un dialogo con i protagonisti

TERRITORIO

Fascicolo: 84 / 2018

L’obiettivo dell’articolo è presentare le principali caratteristiche dei community hub, a partire dal punto di vista di coloro che sono coinvolti in queste iniziative. Gli autori hanno intervistato promotori, autorità urbane, abilitatori ed esperti. Grazie al loro contributo, l’articolo estrae alcune lezioni di policy con riferimento a che cosa sono i community hub, se possono rappresentare una soluzione a differenti classi di problemi urbani e quale ruolo possono giocare nelle città e nelle aree interne. Inoltre, l’articolo presenta profili di promotori e in conclusione argomenta in che misura i community hub possono rappresentare un fattore di innovazione per le politiche pubbliche.

Claudio Calvaresi, Erika Lazzarino

Community hub: un nuovo corso per la rigenerazione urbana?

TERRITORIO

Fascicolo: 84 / 2018

Questo servizio si propone di presentare, analizzare e discutere il fenomeno dei ‘community hub’ come indice di un possibile cambio di paradigma nei processi di rigenerazione urbana in Italia. Individuati a partire da alcune caratteristiche comuni, i community hub indicano un campo di azione progettuale polisemico ed ‘eterodosso’. Riprendendo gli spunti di un dibattito nazionale avviatosi nel 2016, i contributi qui pubblicati intendono approfondire una prospettiva scientifica interdisciplinare, articolare una geografia di attori e sguardi attivi (professionisti, policy maker, abilitatori, progettisti e pratictioner) e infine riagganciare il tema dei community hub alla costruzione di competenze e politiche di abilitazione di progettualità complesse, oggi espressione di una società civile in forte cambiamento.

Claudio Calvaruso, Renato Frisanco

The House Of Health: the need for a new welfare

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1En / 2012

Under a conception of community welfare, the "Health home" (Casa della salute) allows the re-organization of primary care and the implementation of the "initiative medicine" based on the integration and participation of professionals, associations and citizens. Starting from an analysis of the regional laws, the article presents the results of a comparative research on the Health homes of different Italian areas. The organizational analysis is based on structural indicators, functional indicators and process indicators.

Claudio Calvaruso, Renato Frisanco

La Casa della Salute: esigenza di un nuovo welfare

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1 / 2012

Under a conception of community welfare, the "Health home" (Casa della Salute) allows the re-organization of primary care and the implementation of the "initiative medicine" based on the integration and participation of professionals, associations and citizens. Starting from an analysis of the regional laws, the article presents the results of a comparative research on the Health homes of different Italian areas. The organizational analysis is based on structural indicators, functional indicators and process indicators.

Claudio Cappotto, Gioacchino Lavanco

Gruppi, costruzione e negoziazione dell'identità omosessuale

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2004

Il presente contributo considera i principali risultati di una ricerca esplorativa sulle rappresentazioni sociali dell’omosessualità. Percorrendo un approccio costruttivista, vengono considerati i concetti di costruzione sociale delle identità ed in particolare dell’identità sessuale e di genere. Dopo aver passato in rassegna i principali contributi teorici rispetto l’identità omosessuale, partendo dalle teorie essenzialiste, il lavoro considera le teorie definite multidimensionale, le quali tenendo in considerazione i mutamenti sociali e i processi simbolici, propongono di sottolineare l’importanza del riconoscimento sociale quale fonte di legittimazione identitaria. Seguendo tale prospettiva, la formazione delle identità (omo)sessuali, intesa come fenomeno culturale, è profondamente connessa ai discorsi, alle rappresentazioni sociali, alla dimensione individuale e alla responsività di gruppo che hanno luogo in una specifica comunità. Le argomentazioni emergenti sono basate su un lavoro empirico che ha seguito un’analisi multimetodologica. È discusso altresì il ruolo dello psicologo di comunità e il suo intervento relativamente alle dimensioni del ruolo di genere e dell’orientamento sessuale.

Claudio Cassardo

Il conflitto di lealtà

RICERCA PSICOANALITICA

Fascicolo: 3 / 2019

L’autore intende mettere in rilievo gli elementi che influenzano l’assunzione del paziente da parte del clinico, in merito alla sua autobiografia familiare, in merito alla sua autobiografia formativa e professionale, e in merito ai vincoli istituzionali a cui è legato per ragioni di scuola o di credo teorico. L’obiettivo è mostrare come questi dati possano generare un’attitudine non autentica verso la cura, e il rischio di agire per ottenere l’assunzione di un consenso piuttosto che l’assunzione effettiva del paziente inteso come persona dotata di una unicità rispetto alla quale confrontare il tipo di setting formale e mentale da creare e condividere. Si possono individuare almeno quattro livelli di conflitto di lealtà: un livello sentimentale, in base al quale il clinico può sentire di tradire la sua appartenenza in termini di formazione e di maestri; un livello estetico in base al quale il clinico può trovarsi in una identificazione di tipo estetico, formale, imitativo nei confronti dei maestri; un livello teorico, in base al quale il clinico può trovarsi, senza avvertirlo, a non aprire le sue vedute in quanto sottoposto ad una censura nei confronti della sua pensabilità; un livello sociale, o culturale, in base al quale il clinico può trovarsi, in parte riconoscendolo e in parte no, a frequentare mode concettuali in auge all’interno della sua comunità intellettuale di appartenenza.

Claudio Cassardo

Usi del gruppo in psicoanalisi. Alcune ipotesi e una riflessione a più voci

INTERAZIONI

Fascicolo: 2 / 2016

Lo scritto si organizza sui seguenti temi:
- la compatibilità tra seduta individuale e gruppo; :
- come il gruppo può aiutare lo psicoanalista e la psicoanalisi ad occuparsi di istituzioni; :
- come il gruppo può aiutare lo psicoanalista a formarsi. :
L’autore tenta di ricavare una riflessione su questi temi, chiedendo a se stesso e attraverso delle interviste, a esperti colleghi un commento su alcune attitudini che caratterizzano la nostra comunità, e in particolare: :
- sulla netta distinzione che si fa in psicoanalisi tra cura individuale e cura di gruppo, e sulla convinzione che un paziente possa fare o una o l’altra, ma non tutte e due contemporaneamente; :
- sulla fatica che abbiamo noi psicoanalisti a sviluppare maggiore competenza e consapevolezza verso la dimensione istituzionale e, di conseguenza, verso la vita, in situazioni sociali o pubbliche o istituzionali in cui il nostro apporto sarebbe importante, con l’esito di risultare tendenzialmente assenti dalla scena sociale; :
- sulla nostra fatica a rivedere la formazione classica e a credere che il candidato, ma anche l’associato, l’ordinario, il didatta, possa avere vantaggio dal far parte di gruppi dedicati a studiare il gruppo e a studiare il proprio modo di starvi.

La nuova istituzione del tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie è purtroppo un tipico e non isolato esempio di illusorietà riformista perché qualsiasi riforma, e in particolare di tipo organizzativo e ordinamentale, deve confrontarsi con la realtà materiale, con il quadro generale dell’ordinamento e con le risorse che si hanno e che si è disposti a impiegare; tutte questioni che non vengono in alcun modo affrontate.