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The Budget Law of 2002 has completed the local public services reform that Parliament has been working on for some years. While waiting to ascertain the shape that such a breakthrough will assume from an applicative standpoint and the juridical developments that shall follow the filing of an infringement procedure issued by the European Commission against the Italian Government, this article deals with the main features of the new discipline and tries to shed light on some of the interpretative issues. The contribution ends with a number of considerations concerning the possible constitutional illegitimacy of article 35 of Law 448/2001 and the fact that this could prompt the Constitutional Court to declare the entire law unconstitutional.
Il tema della misurazione e della valutazione delle performance delle attivita sanitarie e oggi centrale non solo a livello aziendale ma anche a livello di singole partizioni organizzative. Dipartimenti, distretti, unita operative sono chiamate a sviluppare sistemi e strumenti di performance management basati sulle proprie esigenze informative, allo scopo di supportare il middle management a migliorarne la gestione e orientare i comportamenti dei clinici. Questo lavoro di ricerca propone un cruscotto di valutazione delle performance costruito per i Dipartimenti di Salute Mentale, che mira a superare i gap riscontrati in letteratura e nell’applicazione pratica di sistemi di performance management destinati a tale tipologia di dipartimenti. La definizione e la validazione del cruscotto ha, inoltre, coinvolto esperti del settore tramite focus group. Nelle conclusioni sono discussi le prospettive e i limiti dell’applicazione del cruscotto multidimensionale.
Parlare di riuso temporaneo di edifici e aree libere sottoutilizzati o dismessi a Milano vuol dire innanzitutto riflettere sulla forma fisica della città e sul mutamento che negli ultimi anni l’ha attraversata. Una città ‘in contrazione’ che ha perso abitanti e funzioni e che nel frattempo non ha sviluppato una forte strategia per attrarne di nuove. In questo contesto, esperienze di riuso temporaneo sono state sperimentate in prima istanza da privati grazie alla progettualità e l’iniziativa di gruppi di attivisti ma anche soggetti legati al design e alla creatività che si sono mobilitati a ridosso di specifiche necessità: un ostello temporaneo in occasione di grandi eventi, la sede temporanea di una associazione che si apre al quartiere con eventi e attività di varia natura, o ancora un luogo di lavoro e intrattenimento in un quartiere in profonda trasformazione. Ad oggi tuttavia anche alcune amministrazioni pubbliche iniziano ad intravvedere il riuso temporaneo come possibile strategia di sviluppo territoriale.
Nel presente lavoro vengono illustrate due esperienze di conduzione: un gruppo di auto-aiuto a lungo termine e uno a breve termine con donne che si sono rivolte ad un Centro Antiviolenza in cerca di aiuto. Si analizzano l’utilità e i limiti dei due formati e le difficoltà incontrate dalle autrici nella conduzione. Il lavoro si divide in quattro parti: una breve introduzione sui gruppi terapeutici femminili; una parte dedicata alla descrizione del contesto in cui l’esperienza ha avuto luogo e al tipo di donne che si rivolgono ad un Centro Antiviolenza; una parte in cui verranno descritte le due esperienze di gruppo; una parte conclusiva di confronto tra le due esperienze. Una differenza evidente tra i due gruppi riguarda il livello di coesione iniziale: molto bassa nel gruppo a breve termine, subito elevata nel gruppo a lungo termine. Vengono poi esaminate alcune somiglianze: lo sviluppo di un transfert svalutativo nei confronti delle terapeute, che suscita nelle conduttrici sentimenti di confusione, depressione e inadeguatezza; la difficoltà ad affrontare i conflitti sorti all’interno del gruppo; lo sviluppo di identificazioni reciproche tra i membri in quanto vittime per evitare la separazione e l’individuazione. Le conduttrici devono essere in grado di tollerare le proprie imperfezioni e i propri limiti di terapeute e devono fare fronte ai sentimenti controtransferali di ostilità. I due formati potrebbero favorire l’espressione della stessa patologia relazionale in tempi e modalità diverse. Parole chiave: gruppi femminili, violenza, trauma.
Il presente articolo intende descrivere un Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento in ambito scolastico e sportivo (basket), denominato Viaggiatori a Canestro, mirato alla promozione delle abilità di vita attraverso un processo inclusivo. L’iniziativa, tuttora in corso, nasce dalla sinergia d’intenti tra un’Associazione Polisportiva, un Istituto Professionale di Stato e un’Associazione di Promozione Sociale, componente del tavolo misto di partecipazione della ASL RM6. Il progetto, orientato ai principi ispiratori del modello Skills for Life, intende promuovere lo sviluppo delle competenze psicosociali degli studenti e di tutti i soggetti coinvolti. I protagonisti dell’esperienza sono 30 studenti di Scuole Secondarie di Secondo Grado che, in qualità di Atleti Peer Educator affiancano 14 Atleti con Diagnosi di Autismo nel corso degli allenamenti di pallacanestro presso la polisportiva. I Peer Educator, in quanto soggetti co-protagonisti nella realizzazione del generale processo inclusivo, svolgono la funzione di facilitatori. La loro partecipazione ha previsto una giornata di formazione preliminare e successivi sistematici incontri di monitoraggio e co-visione (pre e post allenamento), condotti da uno psicologo nella funzione di tutor esterno. L’articolo propone anche il tema della verifica, indicando le ricerche in corso e quanto ancora rimane da compiere.
La presente esperienza si riferisce a un intervento formativo effettuato nel quadro del Piano Formativo Ministeriale "I CARE" previsto per gli anni 2007/2008-2008/2009, mirato all’"inclusione degli alunni diversamente abili, e finalizzato a realizzare un’effettiva dimensione inclusiva della scuola italiana". L’intervento nasce sulla base della richiesta di consulenza avanzata da alcuni docenti, che avevano gia collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute (SSPS) dell’Universita Sapienza di Roma in un progetto, commissionato dal MIUR e mirato all’adattamento italiano del modello formativo Skills for Life (SfL). Hanno partecipato al percorso di formazione circa 60 insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado. La metodologia, in linea con il modello adottato, insiste sullo sviluppo delle competenze psicosociali, sul coinvolgimento sistemico di tutte le componenti della scuola, sull’importanza dell’andamento processuale e ricorsivo delle varie iniziative che le componenti stesse intendono promuovere. Nello specifico gli autori mirano alle seguenti finalita: documentare il percorso, evidenziando fasi e passaggi peculiari del processo formativo attivato; comprovare l’efficacia e l’adattabilita del modello SfL alla complessita e mutevolezza del contesto educativo scolastico chiamato, in questo caso, a realizzare una dimensione inclusiva degli alunni diversamente abili; verificare, attraverso la sperimentazione, il valore propedeutico del modello nelle numerose e differenti iniziative di promozione della salute nella scuola italiana. La positivita di questa esperienza e testimoniata non solo dal significativo consenso degli insegnanti, ma anche dal riconoscimento formale (premio "GOLD") da parte della Regione Toscana.
Questo articolo ha lo scopo di indagare gli immaginari popolari degli stage e del lavoro non retribuito, le loro implicazioni sulla soggettività e sulle emergenti concettualizzazioni del lavoro. In particolare l’articolo è basato su di un’analisi comparativa di tre serie televisive di successo incentrate sulle esperienze di giovani donne poste di fronte al loro ingresso nel mondo del lavoro. Analizzando l’articolazione dei rapporti di forza tra i personaggi e gli immaginari del lavoro e del successo lì proposti, le tre serie in esame: The Carries Diaries, Girls e 2 Broke Girls, mostrano una normalizzazione degli stage come rito di passaggio obbligato per tutte le giovani donne istruite che vogliano entrare nel mondo del lavoro professionale. L’articolo è quindi articolato attraverso diversi approcci che indagano le questioni pedagogiche, di genere e delle relazioni di lavoro. La preventiva critica inerente la duplice promessa ufficiale dello stage, come esperienza di apprendimento e come un passo verso il lavoro retribuito, viene analizzata in relazione ai recenti tentativi critici di contro rappresentazione e di organizzazione del lavoro gratuito.
L’articolo focalizza l’attenzione sul contributo che la teoria di Kurt Lewin offre alle ricerche e agli studi sulla famiglia. In particolare, intende analizzare l’apporto che la teoria del campo e l’action research possono offrire alla famiglia intesa come campo relazionale. Da un punto di vista teorico, viene approfondito il concetto di frontiera e la sua relazione con quello di confine, attraverso cui è possibile, ad esempio, esplorare la rappresentazione che le persone hanno del campo familiare e delle relazioni. Viene evidenziata l’importanza di approfondire tali concetti soprattutto nelle ricerche con famiglie che affrontano particolari eventi critici e in cui può essere utile valutare il cambiamento dei confini familiari. Vengono, altresì, riportati i risultati di alcuni studi che hanno utilizzato strumenti grafico-proiettivi come il Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Familiare e il Test della Doppia Luna che privilegiano la dimensione spaziale, dominante nella teoria del campo di Lewin, e che consentono di esplorare la rappresentazione dell’organizzazione familiare in un dato momento.