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La storia del negazionismo è quella di un’idea contagiosa in cerca di ambienti in cui riprodursi vantaggiosamente. Una tesi antistorica, già concepita dai perpetratori all’epoca dello sterminio, che dal dopoguerra ha sviluppato nuove strategie di sopravvivenza in una cultura che le è ostile, specie da quando la Shoah è stata riconosciuta come l’evento fondativo dell’identità europea. Quali strategie? Una carrellata delle principali tappe del negazionismo - dal "caso Faurisson" alla propaganda in rete - dimostra che il suo successo evolutivo è legato alla capacità di incamerare e rimescolare elementi alieni alla sua matrice ideologica, primo fra tutti il principio della libertà di espressione. Ecco perché, lungi dal neutralizzare il fenomeno, la criminalizzazione del negazionismo finisce per amplificarne gli effetti.
In questo lavoro si propone una riflessione sul significato del concetto di assunzione all’interno del processo analitico, definito come la possibilità, per l’Io-soggetto, di fare i conti con la propria configurazione storica, di appropriarsene, di andare oltre l’attuazione di sé che avviene in base alla coscienza e accedere al rapporto qualitativo con l’organizza-zione che gli è propria attraverso la coscienza della coscienza, andando oltre la delega che è tendenza di ogni Io-soggetto e che accomuna paziente ed analista in quanto entrambi Io-soggetto. Ci si interroga, anche attraverso la breve illustrazione di un caso clinico, riguardo al senso e al ruolo dell’assunzione di sé e del paziente da parte dell’analista, all’interno della relazione terapeutica, e su quale sia il modo in cui l’analista possa favorire l’assunzione di sé del paziente attraverso l’assunzione di sé, rivolgendo un’attenzione costante ai giochi di deleghe e pretese reciproche che inevitabilmente si instaurano durante il processo analitico.
Gli operatori socio-sanitari offrono attività di assistenza dirette all’utente all’interno di un sistema integrato di servizi alla persona. La qualità della prestazione di cura viene garantita da operatori empowering capaci, cioè, di compiere scelte in autonomia, di sviluppare senso di autostima, di autodeterminazione ed in grado di controllare la situazione di lavoro. La ricerca si pone l’obiettivo di indagare la relazione tra l’empowerment psicologico, la soddisfazione ed il coinvolgimento lavorativo di un gruppo di 190 operatori assistenziali. Lo sviluppo di empowerment e di benessere del personale addetto all’assistenza diventa un aspetto saliente per quelle politiche sociali attente a costruire reti fruttuose e accessibili di servizi socio-sanitari.
Il contributo intende presentare le linee d’azione intraprese dall’Università di Genova (Dipartimento di Scienze della Formazione) con l’obiettivo di creare un laboratorio permanente di formazione rivolto a docenti di ogni ordine e grado in cui sia possibile far acquisire loro la capacità di progettare percorsi di apprendimento inclusivi mediante l’applicazione di strumentazioni robotiche e metodologie di didattica attiva. La creazione del laboratorio è stata pensata nell’ambito del progetto “Progettare e applicare metodologie didattiche attive alla robotica sociale e ai mondi virtuali 3d per favorire l’inclusione scolastica degli studenti con sindrome dello spettro autistico. La realizzazione di un Laboratorio di formazione permanente per insegnanti dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado”, finanziato dalla Fondazione Italiana Autismo (FIA) nell’anno 2023 e attualmente in corso di svolgimento.
Il presente contributo offre alcune riflessioni finalizzate a focalizzare possibili modalità con cui ripensare il curricolo verticale tradizionale in un’ottica maggiormente inclusiva e rispondente alle richieste provenienti dall’eterogeneità degli studenti che attualmente caratterizzano il contesto scolastico. Viene ripreso a tale scopo il concetto di inclusione cercando di far emergere come le differenti visioni e interpretazioni che accompagnano in contesto europeo tale concetto, determinano differenze evidenti nelle pratiche curricolari e didattiche a livello nazionale, regionale e/o locale. Tra le posizioni che consigliano di privilegiare una prospettiva indirizzata all’individualizzazione o una rivolta alla personalizzazione è necessario ragionare in termini di reale fattibilità rintracciando soluzioni che fondano insieme le due prospettive in percorsi comuni ma al tempo stesso perseguibili da ogni studente in maniera personalizzata. Parlando di curricolo inclusivo a partire da alcune proposte come quelle portate avanti sull’Index, si cerca infine di considerare in maniera critica, quanto sia possibile e utile far si che una determinata strutturazione del curricolo possa diventare veicolo per diffondere una cultura inclusiva.
The scholarly debate on civil society has taken off in the last two decades, on the background of movements and ideologies, which are ispired by this idea. However, scholars disagree both on the definition of the concept and what may be labeled under it. This essay illustrates and discusses three contemporary theories, focusing on three distinct concepts of civil society, which can be held to be representative of the variety of meanings the word deploys today. If Adam Seligman uses the expression to designate an ideal model of the good state or society, John Keane, who is closer to the teachings of Marx, has it standing for a non-governmental system of socio-economic institutions, chiefly molded on nonviolence. In the work of Jean Cohen and Andrew Arato, civil society is defined as a non-governmental and a non-economic sphere of social interactions, and identified with a segment of Habermas’ « World of Life » [Lebenswelt]. What holds these various authors together is that they tend to use the notion in a generally normative sense. The essay analysis and discusses the various definitions and re-definitions, considering their plausibility and coherence with the aim of renewing democracy and socialism, an aim embraced by some of these authors.
In this essay the Nice Charter is read through the lenses of modern constitutionalism history. After discussing the Preamble, going through the theoretical debate over the controversial issue of European moral and spiritual heritage, the author examines the Charter as far as its formal structure is concerned discussing the validity of the new criterion introduced to group rights, one which apparently goes beyond the traditional tripartition (civil, political and social rights), being based on four values and two principles. The thesis put forward is that this is a mainly formal innovation since behind the re-ordering by values we find two classical classifying principles: an objective one, based on the different content of rights, and a subjective one, which points to those who are entitled to these rights. From the combination of these two criteria not always applied in a consistent fashion, inconsistencies come up.
The notion of community - which in recent years has become again a key-concept in political philosophy - is generally associated with and anti-individualistic worldview, strongly challenging the fundamental values of modernity. Gorz rather conceptualizes the "hot" sphere of communitarian relationships - with no market or state involvement - as the freely chosen sphere in which individuals develop their autonomy, opposite to the "cold" sphere of systemic and functional integration, within which subjects appear as parts of a bigger mechanism. The essay analyzes Gorz's position on these issues, comparing it with Habermas' and with the theses of communitarians such as Michael Sandel and Charles Taylor, pointing out original and problematic traits.
Global Civil Society. Shadows and Light - This essay comes in two sections. First, the various definitions of « global civil society » found in the contemporary debate are examined, as well as some theories thereby inspired. In its most widespread meaning, the expression « global civil society » designates a heterogeneous set of movements and associations, transnationally organized, that are held to represent the dawning of a « global public sphere ». The second section of the essay discusses some empirical cases regarding the actors of global civil society: the coloured revolutions in eastern Europe, the no-global demonstrations in Seattle and Genoa, the social and humanitarian interventions of international NGOs. Extremely diversified results can be registered: spontaneous groups and organisations with clear-cut management styles, associations grounded on voluntary or professional work, protest movements and NGOs advising the WTO or the EU. Governance-focused theories look with increasing interest at these actors, since they seem able to reduce the legitimacy deficit that affect international institutions. The author expresses some critical considerations on this issue, stressing the risk that subaltern cooptation at the service of politics might prevail in the associations of civil society.
The essay goes throug Bobbio’s famous book twenty years later it was first published. The six «unfulfilled promises of democracy» (individual’s sovereignity, primacy of political representation over representation of interests. defeat of oligarchies and hidden power, mutiplying of self-government areas, education of citizens) are analyzed at the light of a crucial question: was it good or bad that democracy did not fulfill it promises? Rousseau, Bentham, John Stuart Mill’s ideals, which Bobbio takes as a point of reference to reflection on contemporary democracy’s disfunction, may still be shared by XXIst century democrats? The answer is not a simple one. Some promises could not possibly be kept and consequently they cannot be included in the normative model of democracy for our times. Other ones, such as those linked to the defeat of hidden power and money’s oligarchies, can not be divided from a conception of democracy like the one put forward by Bobbio, «minimal» but demanding at the same time.
The essay is made of two parts. The first criticizes the ethnical and nationalist interpretations of cultural community present in contemporary debate. To this end the Author introduces the notion of Çimagined communityÈ put forward by Benedict Anderson suggesting, with A. Appadurai, to delink it from the nation. In the globalization era, in fact, the whole world or at least large parts of it, can be thought of as an Çimagined communityÈ. The second part analyzes the paradoxidal survival and proliferation of Çlocal imagined communitiesÈ, next to global ones, a fact explained recurring to the three types of arguments based on the concepts of security, recognition, freedom.