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L’utilizzo delle neuroscienze all’interno degli studi di marketing ha permesso di approfondire lo studio della struttura e del funzionamento della mente umana e di migliorare i processi di indagine relativi alle basi biologiche che guidano la psicologia e il comportamento del consumatore. Negli ultimi anni le metodologie di indagine neuroscientifiche sono state largamente impiegate per analizzare e comprendere il comportamento umano in relazione agli scambi di mercato. Parallelamente, numerosi ricercatori attivi nel settore del neuromarketing hanno manifestato un crescente interesse per lo sviluppo di strumenti neurofisiologici in grado di essere applicati ai processi di business e per le loro implicazioni in termini manageriali. In questo studio gli autori forniscono una rassegna della letteratura di neuromarketing alla luce delle nuove nanotecnologie e suggeriscono alcune proposizioni relative a: i) portabilità/non invasività dei nanodevices allo scopo di osservare gli stati emotivi del consumatore nella vita quotidiana; ii) trasmissibilità dei dati wi-fi al fine di esaminare continuativamente le attività neurofisiologiche del consumatore; iii) coniugabilità in un unico device miniaturizzato di più strumenti neurofisiologici, con l’obiettivo di ottenere un’efficace validazione dei risultati; iv) comparabilità di più indicatori neuronali e fisiologici allo scopo di una migliore comprensione delle risposte emotive del consumatore. Gli autori, infine, pongono in evidenza, da un lato, il potenziale di miglioramento che questo approccio - qui denominato di Nano-NeuroMarketing (NNM) - potrebbe apportare per le ricerche di mercato e per le decisioni manageriali. Dall’altro, come v) proposizione, ne evidenziano le problematiche etiche connesse all’uso di strumenti poco percettibili, che potrebbero consentire un maggiore controllo nella vita quotidiana dei consumatori.
This article seeks to propose a reflection on the immediate future of psychoanalysis. Winnicott’s Third Way, in England, and Lebovici, in France, sought to reform psychoanalysis by focusing on empathic observation and enactment, but reconciling it with the mythical paradigm of the Freudian-phantasmatic model, which created an impasse. In order to resume its development, psychoanalysis needs to carry out a scientific revolution proposed by, among others, Stern and the Boston group in the United States with the theory of inter-subjectivity, and by Coimbra de Matos, in Portugal, with the theory of the New Relation. Continuing along this path, we propose that intimate human relations, and their transformation, constitute the new paradigm of current psychoanalysis. To access this new object, psychoanalysis preferably uses the methodology of inter-intentional observation and intervention. Thus from the quality of the "foreintentional" OU "forward-intentional" attunement, from the analytic pair, there are often spontaneous complementary intuitions, empathic enactments and future-oriented actions that result in new forms of intimate relationship in daily life, new social relations in the world and new meanings for life. This is a proposal that integrates the discoveries of neuroscience and psycho-sociology in psychoanalysis, and psychoanalysis in the other sciences.
L’articolo analizza il caso delle chiese etniche brasiliane nel contesto migratorio statunitense. Il termine chiese etniche è utilizzato per riferirsi alle parrocchie cattoliche e alle chiese evangeliche formate da immigrati brasiliani. La scelta di questo tipo di realtà religiosa è dovuta al fatto che, tra questi immigrati, i cattolici e gli evangelici sono la stragrande maggioranza. Questo articolo si propone di : sottolineare l’importanza delle comunità etniche brasiliane per l’immigrazione negli Stati Uniti; mostrare come le chiese etniche brasiliane siano inserite e facciano parte del contesto più ampio dell’immigrazione brasiliana negli Stati Uniti; sviluppare la tesi secondo cui gli immigrati brasiliani vivono la loro esperienza negli Stati Uniti a partire da realtà diverse, come quelle relative al lavoro, alla famiglia, alla comunità, alle questioni identitarie; esporre come queste diverse realtà si interconnettono tra di loro e con le esperienze vissute grazie all’appartenenza ad una chiesa etnica.
La morte senza eredi di Carlo II di Spagna e il conflitto successorio che ne conseguì imposero al Regno di Napoli ben due cambi dinastici nei primi sette anni del Set- tecento. Tanto Filippo di Borbone, quanto Carlo d’Austria, per ottenere l’appoggio dell’aristocrazia napoletana e per accreditarsi ai suoi occhi come il sovrano legittimo, fecero numerose concessioni della dignità di "Grande di Spagna", ambitissima distinzione onorifica del vertice nobiliare spagnolo. Il saggio ricostruisce numero e destinatari di quelle effettuate tra il 1700 e il 1710, rilevandone il forte aumento rispetto al decennio precedente, e indaga il peso che l’ambizione della prestigiosa dignità ebbe nelle scelte politiche dei maggiori feudatari. Inoltre, esso mette in luce le innovazioni che l’inedito e incerto contesto dinastico apportò sia ai circuiti di patronage capaci di propiziare l’acquisizione della grandeza, sia ai modelli identitari che ispiravano il dialogo tra le "nuove" corti sovrane e l’élite aristocratica.
La quantificazione della salute attraverso dispositivi digitali e intelligenza arti-ficiale ha aperto nuove prospettive di prevenzione e promozione della salute. I big data sono infatti alla base della medicina predittiva. In particolare, vengono presentati e analizzati sociologicamente alcuni concetti che hanno una crescente importanza per le politiche della salute: esposoma, sociomarker e polysocial risk score. Su queste basi, mostriamo come la sociologia della salute, nell’ambito dei big data sanitari e dell’intelligenza artificiale, possa avere un importante ruolo di governance e di giustizia sociale.
This article describes an analysis of a study carried out in Italy on 4,057 cancer patients. More than 4% of Italians - that is 2 million people - have received a cancer diagnosis. Along with a deep investigation of different aspects of pain perception, the peculiarity of this research is the comparison done between the self-perception of the patients about their illness and the data resulting from their clinical records. It is evident that often these two dimensions (illness and disease) do not matches. It is possible that such a discrepancy is due more to a patient’s wish "to not know" than to poor health communications carried out by physicians.
Le apps per il self-tracking sono sempre più diffuse nella popolazione. Il Quantified Self si è dimostrato molto utile per innescare cambiamenti di comportamenti e abitudini con conseguenze positive per la salute. Inoltre, attraverso uno smart phone i dati biometrici possono essere condivisi nel cloud e trasmessi ai medici. Le pratiche connesse alla salute digitale possono aumentare l’empowerment del paziente e ridurre le spese sanitarie. Tra i punti deboli, questa tendenza può ridurre l’importanza dei determinanti di salute, concepisce un individuo fittiziamente isolato e autonomo e può dar vita a stigmatizzazione di coloro che non condividono i propri dati sui social.
The convergence between mobile communication and medical devices opens new perspectives for health care. Nowadays, individuals have astonishing opportunities to monitor themselves taking accurate measurements and therefore producing myriad of data (quantified self). Moreover, the data can be shared on social media or/and with the health-care complex. This can lead to huge savings on health expenditures. However, as it is shown in the FDA Guidance on Mobile Medical Applications, the app can also bring risks, because of the low health literacy of lay people. Moreover, it can also be shown that the quantified self "ideology" considers individuals fully responsible for their health. This neoliberal fashion brackets the importance of social determinants of health.
The use of substances that improve cognitive abilities is now more and more common in many countries. These treatments are not aimed at curing pathologies, but rather at enhancing normal human capabilities, i.e., people are using pharmaceutical products to alter their biological makeup. The following article investigates this phenomenon and questions the role of the State in relation to this practice. The article concludes with an explanation of why the State, unlike what some bioethicists have proposed, should not support the use of cognitive enhancers.
The use of substances that improve cognitive abilities is now more and more common in many countries. These treatments are not aimed at curing pathologies, but rather at enhancing normal human capabilities, i.e. people are using pharmaceutical products to alter their biological makeup. The following article investigates this phenomenon and questions the role of the State in relation to this practice. The article concludes with an explanation of why the State, unlike what some bioethicists have proposed, should not support the use of cognitive enhancers.