La ricerca ha estratto dal catalogo 104906 titoli
Il lavoro propone una serie di considerazioni teoriche, sviluppate a partire dall’esperienza clinica, sul ruolo della famiglia e della coppia nella funzione di contenitore di elementi psichici condivisi. Ciò che si intende esplorare, facendo ricorso anche a vignette cliniche, riguarda non solo la dinamica di coppia in presenza o meno di un disagio esplicito di uno dei membri della famiglia, ma anche ciò che può essere fatto oggetto di ulteriori riflessioni a proposito della ripartizione di ruoli e funzioni nella coppia e di ciò che ha un peso nello strutturarsi dell’identità di genere in bambini e bambine. In particolare, vengono prese in considerazione le esplorazioni cliniche di Winnicott sugli elementi maschili e femminili della psiche e le sue considerazioni teoriche sulla dissociazione di tali elementi, sia nella realtà disfunzionale del sintomo che in quella funzionale, alla coppia ed al nucleo familiare, relativa alla creazione ed al mantenimento di identificazioni crociate. Segue una disamina dei contributi di M. Milner sull’argomento relativo ai suoi commenti alle tavole di Blake sulla leggenda biblica di Giobbe. Esse sembrano offrire una prospettiva estremamente originale e stimolante alla esplorazione psicoanalitica delle riparti- zioni di elementi scissi all’interno delle dinamiche di coppia ed una conferma ulteriore delle ipotesi di Winnicott.
Quando i legami di coppia e i legami fraterni (vale a dire i legami della stessa generazione) si confrontano con delle esperienze di rottura non simbolizzate, provocano degli effetti di siderazione psichica nella trasmissione transgenerazionale, che si riattualizzano durante la pubertà e/o l’adolescenza dei figli. In questo caso, all’interno dei legami coniugali e fraterni, la sofferenza narcisistica identitaria viene esacerbata e la violenza intrafamiliare emerge come forma di resistenza e di lotta contro il crollo psichico, effetto di una trasmissione non trasformata attraverso l’apparato mentale. Lo svolgimento di una terapia familiare psicoanalitica e l’analisi dei processi transferali e controtransferali permette di comprendere come il trauma all’interno della filiazione fissa i legami in un triangolo di rivalità.
Una particolare forma di relazione perversa nella coppia: il pigmalionismo, di Nicolino Rossi L’aggressività e la violenza in una relazione di coppia non si presentano sempre in una forma aperta o attraverso un comportamento aggressivo evidente; il più delle volte essa assume delle coloriture sottili e discrete, non facilmente riconoscibili dagli attori implicati nella relazione, quegli stessi attori che vivono la relazione non soddisfacente, carica di sofferenza e di scambi conflittuali. Una via attraverso la quale una tale dinamica di coppia può funzionare è quella legata al controllo di un partner da parte dell’altro, finché l’amato non risponde totalmente alle sue aspettative. I dati clinici rilevano che questo genere di relazione, che ha come modello il mito di Pigmalione e che può essere considerata una relazione perversa, non si basa su uno scambio unilaterale nel quale un soggetto si comporta in modo attivo verso il partner che subisce il suo controllo e la sua intrusione, ma è sostenuto da un’idea onnipresente di entrambi i coniugi, quella di formare una coppia ideale e perfetta. Le osservazioni cliniche delle terapie di coppia sono utilizzate per illustrare i processi psicodinamici soggiacenti a questo tipo di relazioni.
Gli autori, a partire da alcune considerazioni circa i cambiamenti sociali e culturali che hanno portato, negli ultimi decenni, a significative trasformazioni del tessuto familiare, vogliono porre l’attenzione su quelle forme di violenza che, innescandosi nella dinamica della coppia, trovano la loro espressione, più specificatamente, nella relazione madre-figlio, pur consapevoli che alle situazioni di violenza non è ascrivibile un unico significato in quanto sempre plurideterminate. A partire dall’esperienza clinica, riportata con alcune vignette, si considera l’emergere della violenza agita dalla madre come riferita a "falle" della sua soggettivazione, con una parziale e/o temporanea disorganizzazione della realtà psichica. La violenza sembra, infatti, emergere da un senso di grave minaccia al proprio assetto interno per il soggetto e rappresenta un tentativo di ripristino della soggettività minacciata. Verranno prese in considerazione la qualità della relazione di coppia e la funzione del partner /padre. Si cercherà di differenziare il contesto psicologico propizio alla violenza dalle condizioni in cui essa emerge, oltre a distinguere queste condizioni di emergenza dalle modalità di organizzazione dell’espressione della violenza (Jeammet, 2006).
La ricerca contemporanea ha individuato le vie attraverso le quali i modelli violenti di relazione possono essere trasmessi da una generazione a quella successiva. La sicurezza dell’attaccamento è una di queste vie. La relazione adulta di coppia è stata considerata come una relazione che ha la capacità di frenare o accelerare questi effetti intergenerazionali. In questo campo, attraverso il materiale clinico relativo ad una coppia violenta, esamineremo il potenziale patogeno dei modelli insicuri di attaccamento, organizzati e disorganizzati, che attivano un comportamento violento all’interno della coppia. Evidenzieremo i fattori all’opera che favoriscono il passaggio alla violenza: frequentemente, essi non possono essere "nominati" in quanto tali e riconoscerli può accompagnarsi a intensi sentimenti di vergogna e di umiliazione. Avere accesso a tali prove, riconoscerle e sviluppare una capacità di pensare a questo proposito, è al centro del progetto terapeutico, che sia una terapia basata sull’attaccamento o una terapia fondata su un’altra prospettiva psicoanalitica. Questo progetto può essere ostacolato dalle pressioni sui terapeuti, che vengono dall’interno stesso del campo intersoggettivo della consultazione, o da fonti esterne. Il loro obiettivo: evitare d’avere a che fare con la violenza o di ri-giocare delle scene umilianti. Questo avviene, soprattutto, in un clima sociale in cui viene mostrata tolleranza zero in materia di abusi domestici, rendendo pubblico il nome (e dunque la vergogna) degli autori.
La presenza di violenza, nell’infanzia, e il trauma che l’accompagna hanno un profondo effetto sul cervello a tutti i livelli, dalla maturazione e differenziazione, fino alla regolazione degli affetti, all’acquisizione del riconoscimento delle competenze, dell’abilità a creare delle relazioni intime e sessuali e delle buone capacità genitoriali. Questa esposizione esplora gli effetti dell’abuso psichico, dell’abuso sessuale, del trauma della guerra e della cultura della violenza, nel periodo dello sviluppo, sulle difficoltà che incontrano le coppie e le famiglie che desiderano stabilire delle relazioni intime e sessuali durevoli. Delle vignette tratte da un lavoro analitico con le famiglie e le coppie illustrano l’importanza di un’eredità violenta nella vita familiare. Nel caso di una certa famiglia, una madre, il cui padre era stato ufficiale superiore di un campo di concentramento, ha sposato un uomo che è scappato dal suo paese natale per sfuggire ad una violenta rivoluzione. I problemi di "addiction" e le difficoltà scolastiche dei loro figli, riflettono i loro problemi coniugali rintracciabili fin dalle origini del loro rapporto, dimostrando gli effetti dell’internalizzazione della violenza trasmessa da una generazione all’altra. Nel caso di una coppia formata da due giovani partner americani di discendenza africana compare un blocco sessuale le cui cause possono essere fatte risalire alla storia di violenza in ciascuna delle loro famiglie e soprattutto alla morte di due fratelli.
La violenza di coppia nella collusione ossessiva, di Carles Perez Testor Presenteremo varie situazione di aggressione e violenza partendo da alcune vignette cliniche estratte da sedute di psicoterapia psicoanalitica di coppia. Partendo da queste situazioni, esploreremo il tipo di collusione predominante (Dicks, 1967), che si declina nell’identificazione proiettiva che sorge tra i due membri della coppia. Intendiamo per collusione (da co-ludere o giocare in due), quell’accordo inconscio che determina un rapporto complementare, in cui ciascuno sviluppa parti di se stesso di cui l’altro ha bisogno e rinuncia a parti che proietta sul coniuge. L’ipotesi del nostro lavoro è che, qualunque sia la coppia che vive delle situazioni di aggressione e/o di violenza, sarà nella collusione ossessiva (Perez-Testor, 2006) che la violenza farà la sua apparizione con più virulenza. Questa collusione si fonda su rapporti di controllo reciproco, di provocazione ambivalente e di dipendenza inseparabile. La collusione ossessiva ci permette di comprendere perché queste coppie hanno tante difficoltà a introdurre dei cambiamenti nella loro relazione, perpetuando un funzionamento distruttivo e trasmettendo di generazione in generazione una modalità relazionale patologica. Concluderemo il nostro lavoro attraverso delle proposizioni tecniche che serviranno ad approcciare e trattare questo tipo di situazioni.
La crisi della coppia: tre ipotesi teorico-cliniche alternative, di Alberto Eiguer. L’autore studia in questo testo tre ipotesi che privilegiano l’idea di novità: 1) la psiche della coppia non è il prodotto esclusivo della psiche individuale dei partner, bensì la creazione di un processo psichico specifico; 2) la crisi della coppia è animata da funzionamenti originali perché non si potrebbe spiegarla con la sua strutturazione abituale; 3) è specifica rispetto alle altre crisi: è l’espressione di conflitti aperti aspri e manifesti che mettono in gioco la differenza tra i generi. Pertanto, l’autore ricorda i concetti teorici sulla teorica della crisi e le manifestazioni di quest’ultima quando colpisce la coppia. Nonostante corroda profondamente la coppia, questa può uscirne rafforzata dalla prova. La crisi svela le faglie del riconoscimento dell’altro nella sua alterità. L’esempio di terapia psicanalitica di coppia permette di illustrare queste idee.