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Annamaria Casadonte, Alberto Guariso

L’azione civile contro la discriminazione: rassegna giurisprudenziale dei primi dieci anni

DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA

Fascicolo: 2 / 2010

Sommario:

1. L’evoluzione normativa

2. Il diritto alla parità di trattamento nella cornice dei diritti fondamentali

3. Il "combinato disposto" degli artt. 43 TU n. 286/1998 e 2-3 d.lgs. 215/2003

4. La casistica giurisprudenziale: a) la c.d. emergenza nomadi; b) cittadinanza e lavoro pubblico

5. I profili processuali: a) natura del procedimento; b) giurisdizione; c) legittimazione ad agire; d) interesse ad agire; e) poteri del giudice e provvedimento conclusivo: inibitoria e risarcimento; f) impugnazione

Marco Benvenuti

Andata e ritorno per il diritto di asilo costituzionale

DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA

Fascicolo: 2 / 2010

Sommario: Prologo

1. La "svolta storica nella lotta all’immigrazione clandestina", ovvero della crisi del c.d. "sistema asilo" alla luce della recente pratica dei respingimenti in mare

2. L’"identità di natura giuridica del diritto alla protezione umanitaria, del diritto allo status di rifugiato e del diritto costituzionale di asilo", ovvero della funzione emulativa del diritto di asilo costituzionale

3. "La presenza del richiedente il diritto di asilo nel territorio dello Stato non è condizione necessaria per il conseguimento del diritto stesso", ovvero della funzione effettiva del diritto di asilo costituzionale

Presentazione

DIRITTO, IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA

Fascicolo: 2 / 2010

Recensioni

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

Maria Vittoria Testa, Nadia Boido, Patrizia Montone, Simona Arrà, Elena Bonardi

Io sono unico e speciale: l’educazione alla sessualità come prevenzione dell’abuso. Un’esperienza nel territorio di Alba e Bra

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

Il progetto nasce come intervento di promozione della salute emotiva-sessuale dei bambini. Si propone di trasferire competenze preventive alle figure di riferimento dei bambini della scuola dell’infanzia e primaria attraverso l’attivazione di laboratori finalizzati a favorire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e a promuovere la sicurezza personale. Il metodo interattivo ha facilitato il dialogo tra i diversi attori coinvolti, la consapevolezza sul tema e l’attivazione di fattori protettivi nel contesto di vita del bambino. Il progetto si è realizzato in quattro anni e i risultati dell’indagine effettuata si riferiscono al secondo anno di attuazione. La prospettiva è che gli insegnanti già formati diventino a loro volta conduttori di gruppi di altri insegnanti, favorendo l’inserimento del progetto nelle attività curricolari per promuovere una cultura più attenta alle necessità dei bambini.

Maria Grazia Castorina

Donne e violenza di genere. Apprendimenti da un’esperienza di teatro.. in formazione

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

L’articolo riporta l’esperienza formativa di una rappresentazione teatrale utilizzata come strumento di apprendimento sulla violenza di genere e sugli esiti del trauma. La rappresentazione, creata ad hoc, viene proposta alla fine di un lungo e complesso percorso di formazione destinato a operatori sociali, psicologi, avvocati e a operatori della Giustizia Minorile. Il percorso di formazione fa parte di un più ampio progetto, che mira a consolidare le realtà dei centri anti-violenza a supporto di minori e donne vittime di violenza e maltrattamento familiare.

Francesca Grignani

Abuso psicologico all’infanzia: problematiche e intervento in sede penale

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

Il presente contributo è dedicato al fenomeno del maltrattamento psicologico intrafamiliare sul minore e, in particolare, al suo trattamento in sede penale. Le principali tematiche affrontate riguardano l’esplicitazione delle problematiche che tale tipologia di abuso è destinata ad incontrare nell’ambito del diritto penale, la costruzione di un modello di procedimento in sede penale, quale è stata suggerita da due Pubblici Ministeri e da un Giudice del Tribunale Ordinario di Milano e l’analisi di una sentenza di secondo e di terzo grado relativa ad un reato di tal genere. La conclusione cui si arriva sottolinea come bisognerebbe agire sempre in base all’interesse del minore propendendo, dunque, per una maggiore definizione del fenomeno a livello normativo e per l’uso dello strumento penale, laddove necessario e prevedendo, invece, un percorso di ricostruzione familiare in caso di recuperabilità genitoriale.

Alison Lowit, Linda Treliving, Stephen Arcari, Kathleen Yates, Malcolm Kay, Philip Crockett, Michael Forrester, Ian Reid, Andrew Moskowitz

Gender and the psychological effects of childhood sexual abuse: A replication of Gold, Lucenko, Elhai, Swingle, and Sellers (1999)

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

While childhood sexual abuse (CSA) has been linked to a wide range of subsequent psychological problems in women, relatively few studies have included male CSA survivors; those that have typically have been limited by small sample sizes and/or failing to take into account population-based gender differences in symptom reporting. Gold et al. (1999) is one of the few exceptions. The aim of this study was to replicate, with a larger sample, the Gold et al. (1999) study by comparing levels of psychological distress and symptomatology reported by CSA survivors, adjusting for gender-specific population base rates. The Symptom Checklist 90-Revised (SCL-90-R) was administered to 282 female and 51 male CSA survivors referred to a Scottish NHS psychotherapy service. SCL-90-R scores were analysed after adjusting for population norms. Male CSA survivors reported significantly higher levels of distress and more anxious and depressive symptoms than female CSA survivors, but only after adjusting for population base rates. Five out of the six significant subscale or summary scores were identical to those found in Gold et al. (1999).

Michele Mainardi, Lara Zgraggen, Chiara Balerna

Genitori e web: il confronto con l’uso della rete da parte dei figli minorenni

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

Lo studio dei comportamenti a rischio e dei fattori concorrenti attesta il concorso di più variabili nell’assunzione da parte dei minori di un atteggiamento consapevole e sicuro nei confronti delle attività online e offline al computer ed una diffusa reticenza dei soggetti indagati, 750 ragazzi e ragazze di età compresa fra gli 8 e i 16 anni, nel segnalare a qualcuno (amici, docenti o familiari) fatti insoliti, disturbanti o non graditi, accaduti loro nel web. La consapevolezza dei rischi legati alla rete sembrerebbe avere un impatto rilevante sui comportamenti nel web ma è soprattutto la compresenza di taluni fattori d’influenza (l’informazione, la presenza di regole, la frequenza d’uso e l’ubicazione del PC) ad incidere significativamente sull’espressione di forme comportamentali più o meno caute e sicure.

Michele Mainardi, Lara Zgraggen

Minori in Internet e comportamenti a rischio

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

L’indagine "Minori in Internet e comportamenti a rischio" raccoglie e analizza le risposte di 750 allievi della scuola dell’obbligo di 35 classi di 11 diverse sedi scolastiche di scuola elementare e media della Svizzera italiana, di età compresa tra 8 e 16 anni, in merito ai loro comportamenti nel web, all’uso della rete Internet e, più in generale, sull’uso del personal computer. I risultati attestano: (1) un uso capillarmente diffuso e quotidiano del PC e di Internet per tutta la fascia d’età indagata, (2) una percezione relativa o parziale di rischi e reati e (3) forme di reazione e di valutazione molto personali, sovente poco ponderate e ingenue, rispetto alle situazioni che si verificano in rete.

Simone Curti, Raffaella D'Errico, Marco Gaietta, Elena Garavelli, Massimiliano Greco, Serena Trovati, Francesca Visco, Alberto Pellai

Internet e vittimizzazione sessuale: cosa sappiamo, cosa dice la ricerca, cosa è prioritario in prevenzione

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2010

Internet e i new media rappresentano un nuovo strumento potenzialmente alleato di chi vuole adescare minori per compiere reati sessuali. Gli studi epidemiologici disponibili confermano che il fenomeno è in crescita, così come il numero di arresti ad esso correlati, e che le vittime spesso agiscono consenzienti, consapevoli di comunicare con adulti estranei, mentre raramente parlano di ciò con gli adulti di riferimento (genitori/insegnanti). Il rischio di vittimizzazione cresce con l’età della vittima e per le femmine. Strategie preventive efficaci devono comprendere non solo interventi normativi, ma anche programmi educativi volti ad aiutare gli adolescenti a costruire competenze che li rendano capaci di affrontare le esigenze ed i cambiamenti propri dell’età evolutiva, in linea con il modello delle life skills proposto dall’OMS.

Giuseppe Albanese

A technological index for the Italian regions

RIVISTA DI ECONOMIA E STATISTICA DEL TERRITORIO

Fascicolo: 2 / 2010

In this work we measure the technological position of the Italian regions with the adoption of the Technology Achievement Index developed by Desai, Fukuda, Johansson and Sagasti (2002). First we note that other available indexes are obtained as a by-product of theoretical- based methods, so that they are subject to the assumptions of their respective models. If using a statistical index permits to avoid this problem, adopting a composite index (unlike many single indexes) has also the advantage to summarize the evidence and to obtain a unique rank of the Italian regions according to their technological capabilities.

Riccardo Achilli, Gioacchino de Candia

La stima delle determinanti strutturali del tasso di irregolarità del lavoro in Italia: un'analisi settoriale

RIVISTA DI ECONOMIA E STATISTICA DEL TERRITORIO

Fascicolo: 2 / 2010

L’articolo presenta un’analisi sulle motivazioni del ricorso al lavoro irregolare nei vari comparti produttivi, nei quali è stata suddivisa l’economia del sistema Italia dal 1981 al 2004. Dopo una rapida rassegna delle principali teorie esplicative del fenomeno del sommerso, la prima parte illustra i risultati della stima di un modello econometrico cross-section, relativo ad alcune cause strutturali dei differenziali nel tasso di irregolarità del lavoro riscontrabili nei vari settori produttivi dell’economia italiana nel periodo 1981-2004. Nella seconda parte l’analisi viene sviscerata per i comparti economici considerati (agricoltura, manifatturiero, costruzioni, commercio e servizi) ponderando le variabili inserite nel modello, al fine di comprendere al meglio le determinanti del lavoro irregolare nei suddetti settori. L’analisi mostra chiaramente come il fenomeno del lavoro irregolare non sia tanto da ricercare in un’eccessiva esosità fiscale e previdenziale, quanto nella difficoltà da parte delle imprese a essere pienamente concorrenziali sul mercato, con particolar riferimento alla difficoltà, nei settori dove il sommerso è più diffuso, a implementare modelli competitivi basati su qualità e innovazione (che richiedono un capitale umano specializzato e qualificato, difficilmente reclutabile in forme irregolari o informali). Nei settori ad alta intensità di sommerso, le imprese eccedono nella ricerca di soluzioni competitive povere, basate sul contenimento dei costi (e in primis del costo del lavoro rispetto alla sua produttività). La presenza di mercati del lavoro settoriali basati su ampie fasce di precarietà, specie nelle fasce meno qualificate della forza lavoro, è coerente con tale impostazione minimalista alla competitività, ma un’ampia diffusione del precariato sembra associarsi fortemente a una diffusa presenza di lavoro nero. Inoltre, dall’analisi prospettata emerge una forte differenziazione del fenomeno del lavoro irregolare nei comparti principali del sistema economico nazionale. Tuttavia, si evidenzia anche il fil rouge del lavoro irregolare valido per tutti i settori economici: la despecializzazione. La questione del contrasto all’economia irregolare è quindi eminentemente di tipo sistemico, va affrontata con leve che non possono essere meramente di tipo agevolativo (come invece hanno cercato di fare i principali strumenti di contrasto al nero in Italia, vedi i contratti di riallineamento, con risultati molto modesti in termini di riemersione) ma che impattano su aspetti strutturali della competitività dei nostri poli produttivi, del funzionamento del mercato del lavoro e del sistema dell’istruzione e della formazione del capitale umano.

Paolo Brunori, Alessandro Bonazzi

Distribuzione dei redditi a livello locale: un esercizio di simulazione

RIVISTA DI ECONOMIA E STATISTICA DEL TERRITORIO

Fascicolo: 2 / 2010

Negli ultimi anni il processo di riforme fiscali che ha coinvolto il nostro Paese ha stimolato l’interesse di accademici e amministratori riguardo alla distribuzione locale dei redditi. La mancanza di dati ha tradizionalmente limitato le possibilità di indagare riguardo alla distribuzione dei redditi in contesti sub-nazionali. Le Regioni e gli enti locali solo in alcuni casi hanno risolto il problema finanziando indagini circoscritte al loro territorio, nella maggioranza dei casi il problema si è risolto cercando di approssimare la distribuzione delle variabili a livello locale utilizzando sotto campioni di indagini nazionali. Questa soluzione purtroppo raramente porta a stime sufficientemente affidabili. Una parte della letteratura propone di risolvere questo tipo di problemi sfruttando la variabilità di grandezze fortemente correlate al reddito e misurabili con precisione sul territorio. Il metodo che proponiamo segue un approccio leggermente differente: otteniamo una distribuzione locale dei redditi equivalenti attraverso il matching di dataset provenienti da fonti differenti. Il nostro punto di partenza sono i dati delle dichiarazioni dei redditi pubblicati, disaggregati per comune, dall’Agenzia delle Entrate. Questi redditi sono associati a un vettore di caratteristiche socioeconomiche tramite l’iterazione di un algoritmo di Monte Carlo. L’algoritmo definisce le probabilità di associazione fra un reddito e un nucleo familiare con determinate caratteristiche, sulla base della distribuzione empirica di redditi lordi e caratteristiche socioeconomiche registrate nei sottocampioni regionali dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia. La distribuzione dei redditi equivalenti è ottenuta associando a ciascun risultato di iterazione un peso tanto maggiore quanto più la struttura demografica che descrive corrisponde a quella realmente registrata dall’Istat per il territorio considerato. Per mostrare limiti e potenzialità del metodo riportiamo un’applicazione per due province italiane: Bari e Foggia.

Il sistema idrico in Italia è caratterizzato da una moltitudine di forme organizzative e da costi ampiamente divergenti, derivanti sia da differenze industriali, ma anche da inefficienze. L’obiettivo del presente lavoro è quello di valutare l’efficienza tecnica nell’anno 2008 attraverso una metodologia non-parametrica particolarmente flessibile. Da un punto di vista metodologico, viene presentata una metodologia originale basata sui modelli MARS (Multivariate Adaptive Regression Splines), utilizzati per stimare la funzione di produzione sulla frontiera efficiente senza, al contempo, esplicitare ex-ante una specifica forma funzionale. I risultati dell’applicazione di tale metodologia sono stati messi a confronto con quelli derivanti dalla tecnica DEA evidenziando forti differenze specialmente tra aziende che operano in aree metropolitane e aree a bassa densità abitativa.