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Nel 1962 per la prima volta Pier Francesco Galli enunciò il concetto di attività interpretativa continua in una conferenza a Milano al Gruppo Milanese per lo Sviluppo della Psicoterapia, poi chiamato Psicoterapia e Scienze Umane (questa conferenza è stata ripubblicata in Psicoterapia e Scienze Umane, 2006, XL, 2: 203-220). Nello stesso tempo avanzò l’ipotesi che dopo un congruo numero di anni si sarebbe potuto costruire una teoria generale della psicoterapia proprio a partire dal concetto di attività interpretativa continua. Dopo circa 45 anni, l’autore con questo articolo riapre il discorso interrotto ed espone alcune considerazioni su due scritti di Galli, quello del 1962 prima citato e un lavoro del 2006 (pubblicato su Psicoterapia e Scienze Umane, 2006, XL, 2: 153-164), come contributo preliminare alla costruzione di una teoria generale della psicoterapia scientificamente basata sul concetto di attività interpretativa continua.
Viene presentato il Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM), pubblicato nel 2006 da cinque organizzazioni psicoanalitiche: l’American Psychoanalytic Association, l’International Psychoanalytic Association, la Division 39 (Psychoanalysis) dell’American Psychological Association, l’American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry, e il National Membership Committee on Psychoanalysis in Clinical Social Work. Il PDM include un sistema multisassiale basato su tre assi: asse P (la Personalità, in cui ciascun disturbo ha tre livelli di gravità: sana, nevrotica e borderline), asse M (il funzionamento Mentale), e asse S (i Sintomi, in cui viene enfatizzata la esperienza soggettiva). La classificazione dell’infanzia e dell’adolescenza mantiene lo stesso sistema multiassiale ma in un altro ordine (M, P, S), mentre quella dell’età neonatale e della prima infanzia è strutturata in modo diverso dato che segue il modello ICDL-DMIC di Stanley Greenspan.
La polarità tra il tipo di relazioni interpersonali e la definizione del Sé (poli anaclitico e introiettivo), che è fondamentale per la teoria psicoanalitica e coerente con varie teorie della personalità, fornisce una base concettuale per studiare lo sviluppo della personalità, le variazioni nella organizzazione normale della personalità, diversi tipi di psicopatologia ed aspetti del processo di psicoterapie sia a breve che a lungo termine. I contributi che questa polarità fornisce alla teoria della personalità testimoniano la validità e la importanza di questo modello teorico. Le concettualizzazioni e i dati empirici discussi in questo lavoro indicano quanto sia vantaggioso superare l’approccio meramente descrittivo delle classificazioni diagnostiche contemporanee basate sul DSM-III e sul DSM-IV, e cercare invece di identificare i principi organizzativi sottostanti della personalità.
L’esperienza degli eventi ambientali necessita di una continua integrazione di informazioni provenienti da diverse modalità sensoriali. Specie in situazioni di ambiguità percettiva l’elaborazione multimodale ci aiuta sia nella localizzazione che nel riconoscimento di eventi ambientali. Nonostante i sistemi sensoriali siano sensibili a specifiche forme di energia noi riusciamo a percepire l’ambiente che ci circonda in maniera unitaria e integrata. Dati comportamentali (Stuart e Jones, 1995) e ricerche di neuroimmagine (per una rassegna vedi Calvert, 2001) forniscono evidenze convergenti sull’esistenza e la natura di processi di interazione e integrazione di informazioni provenienti da diverse modalità sensoriali anche se il quadro di dove, quando e come queste relazioni abbiano luogo è ancora lontano dall’essere esaustivo. La ricerca sull’integrazione crossmodale si è occupata generalmente di aspetti sensoriali e percettivi (Giard & Peronnet, 2000) tralasciando spesso aspetti di più alto livello quali il coinvolgimento della semantica e quello della rappresentazione dei concetti (Kubovy, 2000; Adams & Janata, 2002). In tal senso le interazioni nell’elaborazione di immagini di oggetti reali e di suoni dell’ambiente può rappresentare un fertile campo di studio per le indagini sulle relazioni crossmodali semantiche. Infatti, da un punto di vista operativo, la scelta di eventi ambientali come materiale stimolo garantisce grande plausibilità ecologica. In questo lavoro abbiamo analizzato i processi di riconoscimento di suoni ambientali e le interazioni crossmodali semantiche tra suoni ambientali e immagini che ne rappresentano visivamente la sorgente. La ricerca si articola in due fasi distinte. In un primo studio (esperimento 1) si è proceduto alla verifica (rilevazione di RT e accuratezza del riconoscimento) dei materiali sperimentali e ad un’analisi dettagliata del processo di riconoscimento dei suoni ambientali. Nella seconda fase (esperimento 2) abbiamo testato l’influenza esercitata sul riconoscimento di target visivi dalla contemporanea presentazione di suoni ambientali semanticamente congruenti o incongruenti e viceversa l’influenza di immagini sul riconoscimento di suoni ambientali. Le prove sperimentali sono state somministrate ad un totale di 109 studenti universitari. Il disegno sperimentale ha verificato le influenze dei fattori matching semantico (match, mismatch e controllo), categoria semantica (eventi umani, animali e inanimati) e modalità sensoriale (audio e video) sulla velocità e accuratezza di riconoscimento. I risultati dell’esperimento 1 mostrano una buona capacità di riconoscimento dei suoni ambientali, in particolare della categoria dei suoni umani. Si evidenzia altresì una maggiore velocità e accuratezza di riconoscimento delle immagini rispetto agli analoghi stimoli sonori. I risultati dell’esperimento 2 mostrano che le influenze crossmodali nel riconoscimento specifico per modalità non sono simmetriche: le informazioni visive influenzano il riconoscimento uditivo mentre informazioni uditive non influenzano il riconoscimento visivo.