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Massimiliano Carrara

Alcune osservazioni sull'identità degli indiscernibili

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2002

In questo articolo l’autore intende fornire una risposta a questo quesito: è possibile identificare una specificazione di proprietà tale da evitare alcune obiezioni standard al Principio d’identità degli indiscernibili (IdIn)? dove con l’espressione "obiezioni standard" ci si riferisce a quell’insieme di argomenti proposti da M. Black e P.F. Strawson contro (IdIn). Si argomenta che, se si segue Leibniz, ci si trova di fronte ad una empasse. Infatti, se si vuole evitare l’accusa di circolarità nei confronti di (IdIn) si deve negare l’esistenza di un certo tipo d’entità dette “questità”. Ma se si negano le questità si incorre nel contro-esempio di Black-Strawson. Modi leibniziani per uscirne? Sembra che si possano immaginare due strategie che Leibniz potrebbe utilizzare per uscire da questa difficoltà: ammettere che nella sua metafisica non si nega, in un qualche modo, l’esistenza di proprietà quali le questità, oppure negare la validità di un argomento alla Black-Strawson, caratterizzando in un modo differente le talità. Le due alternative vengono analizzate.

James B. South

Zabarella and the Intentionality of Sensation

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2002

Zabarella and the Intentionality of Sensation (di James B. South) - ABSTRACT: In this paper, I examine Zabarella’s account of the intentionality of sensation. By looking at both his account of the production of the sensible species as well as proper activity of the human soul in the process of sensation, I show that he has carefully reinterpreted standard medieval theories of sensation. Most notably, his account of intentionality as a kind of mental attention seems to point towards a type of Cartesian dualism, but at the same time attempts to remain faithful to the basic insights of the Aristotelian tradition concerning sensation.

Inseparabili, l’opera cinematografica del regista canadese David Cronenberg, considerata unanimemente uno dei suoi capolavori, è certamente tra i film (se non il film) che più (e meglio) di tanti altri ha trattato un tema antico e complesso quale quello del Doppio. In realtà si può senza dubbio ritenere Inseparabili una vera e propria summa (e non solo cinematografica) di ogni altra opera sul Doppio: in essa confluiscono la tradizione europea (soprattutto letteraria) del Doppelgänger; tracce della tradizione cinematografica sullo stesso tema (epurata da qualsiasi accenno a una qualche semplicistica impronta hollywoodiana); interessanti elementi in comune col pensiero di molti studiosi del funzionamento della psiche (Freud, Jung e Lacan, primi fra tutti) che nelle loro trattazioni si sono occupati di questo argomento; il tema dei gemelli (i protagonisti, Beverly ed Elliott Mantle, sono due gemelli omozigoti ginecologi); il tutto, inquinato dall’impronta cronenberghiana, in merito alla sua personale rappresentazione del mind-body problem e dei processi di trasformazione psicotici. Dimostrando fin dall’inizio una perturbante attitudine sessuofobica, i due gemelli protagonisti, imprigionati all’interno di un’eterna, ineluttabile dimensione narcisistica (simbiotica, fusionale), cercano in ogni modo di poter preservare la loro unità (simbiotica, appunto) di corpi-identici. L’ingresso di Claire, una paziente sterile, nella vita dei due, con annesso innamoramento da parte di Beverly, provocherà una seria, insanabile frattura all’interno dell’(apparentemente) omeostatico universo-Mantle, che porterà i due a percorrere (insieme, per l’ultima volta) una fatale escalation psicotica-tossicomanic

Il presente contributo propone una riflessione sui possibili scambi tra psicologia sociale, soprattutto il filone di ricerca più vicino alla teoria dell’identità sociale, e psicologia clinica, in particolare l’area di studi interessata alle profonde interconnessioni tra mondo interno e legami sociali. Tale riflessione prende spunto dalla recente pubblicazione di un importante testo, curato da Brown e Capozza dal titolo Social Identity Processes (2000), che intende celebrare, attraverso i contributi di alcuni grandi psicologi sociali europei e americani, il primo articolo sulla teoria dell’identità sociale di Tajfel (1981). Il testo è una rassegna dei risultati fino ad ora raggiunti, ma nello stesso tempo propone alcune riflessioni relative alle prospettive future di questa teoria. Parole chiave: identità sociale, inconscio sociale.

Paolo Carrirolo

L'utilizzo del play back theatre in un gruppo di adolescenti

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2002

L’autore descrive l’esperienza di conduzione di un gruppo di adolescenti delle scuole superiori, utilizzando il metodo di improvvisazione teatrale di Jonathan Fox, psicodrammatista, allievo di Moreno. Il gruppo, senza finalità terapeutiche, ha raggiunto cambiamenti significativi, sia individuali sia nella dinamica del gruppo prodotti, secondo l’autore, dall’applicazione di un metodo di allenamento alla spontaneità. Parole chiave: playback theatre, psicodramma, allenamento alla spontaneità.

Vito Sava, Elena La Rosa

Attraverso i gruppi: adolescenza e tossicodipendenza

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2002

Il lavoro cerca di offrire attraverso il gruppo uno sguardo sull’adolescenza e la tossicodipendenza e sui reciproci rimandi. Vengono descritte alcune esperienze relative al lavoro di gruppo con adolescenti e tossicodipendenti in contesti e con modalità differenti. Si avanza l’ipotesi che i gruppi presentati possano collocarsi agli estremi del continuum di un modello di intervento più articolato per queste problematiche. Sono proposte delle riflessioni critiche e alcuni interrogativi sul senso del "prendersi cura" degli adolescenti e dei tossicodipendenti. Parole chiave: terapia, prevenzione, Servizio per le Tossicodipendenze, scuola media superiore.

Questo articolo tratta dell’uso di gruppi omogenei a tempo limitato nei Servizi per la Giustizia Minorile. Questo lavoro di gruppo, che si pone come un episodio terapeutico, tra altri che caratterizzano il percorso penale minorile, ha lo scopo di facilitare la rielaborazione e la risignificazione del gesto deviante, di promuovere un processo di mentalizzazione e quindi di riconoscimento dell’altro - la vittima - e dei suoi sentimenti. Un esempio clinico è trattato diffusamente per illustrare i passaggi di questo processo, in particolare la funzione della psicoterapeuta e del suo ruolo di "nuovo" adulto. Parole chiave: adolescenza, devianza, psicoterapia breve di gruppo.

Calogero Lo Piccolo, Gioacchino Borruso

Lavorare assieme agli adolescenti: progettare il futuro

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2002

I mutamenti sociali in atto stanno determinando una situazione di profonde trasformazioni e cambiamenti anche su uno dei livelli fondamentali delle nostre strutture antropologiche e culturali: quello relativo allo scambio tra le generazioni ed alla qualità della trasmissione intergenerazionale. Il passaggio dalla "famiglia etica" alla "famiglia affettiva", la maternalizzazione del ruolo paterno, le profonde trasformazioni socio-economiche e del mercato del lavoro, stanno molto incrinando la saldezza del patto implicito di solidarietà che sempre ha retto il passaggio intergenerazionale. La questione adolescenza, con tutta la carica di aggressività e violenza che la cronaca porta sempre più alla ribalta, è la spia più allarmante dello stato delle cose. Nel presente articolo, si prova a mettere a fuoco alcuni dei punti di frattura che sempre più spesso divengo disagio psichico, o franca psicopatologia per le nuove generazioni, suggerendo ad un tempo un possibile cambio di prospettiva epistemologica per poter più efficacemente intervenire con adolescenti o giovanissimi in crisi. La parte finale dell’articolo presenta in breve un modello di intervento rivolto a ragazzi tra i 14 e i 18 anni operato in alcuni quartieri della città di Palermo, nei luoghi naturali di aggregazione dei ragazzi, le strade e le piazze del quartiere. Parole chiave: scambio generazionale, speranza, strada.

Silvia Corbella

Il lavoro di gruppo con gli adolescenti

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2002

Nell’adolescenza è fisiologico il formarsi di gruppi fra pari. In questo scritto intendo evidenziare le potenzialità trasformative che caratterizzano tale tipo di gruppi in ambito terapeutico, ma prima ritengo utile una sintetica premessa sull’adolescenza attuale. Riunire adolescenti in gruppo vuol dire stimolare e agevolare un movimento verso i pari che in questa fase della vita è assolutamente spontaneo. Il gruppo dei pari infatti è proprio l’ambito a cui naturalmente l’adolescente fa ricorso per cercare di emanciparsi dal gruppo familiare di origine e costituisce l’occasione di un’esperienza fondamentale, una sorta di laboratorio sociale in cui il giovane e la giovane si sentono coinvolti in prima persona in quotidiana interazione con gli altri. Il gruppo dei pari, proprio per le suddette ragioni, assume quindi la funzione di Io ideale che, se a volte rinforza l’illusione di poter recuperare l’onnipotenza infantile ed il narcisismo individuale minacciato dai lutti tipici della fase adolescenziale diventa anche quel luogo in cui si possono costruire realistici progetti verso una condivisa tensione ideale. Se quanto detto è valido per gli adolescenti senza problemi a livello patologico, è ancora più valido per quanto riguarda gli adolescenti con problemi. Ovviamente però, per queste persone più fragili il gruppo dei pari che si forma spontaneamente non ha valenze adeguate sul piano terapeutico; anche perché a volte questi gruppi possono essere più o meno inconsapevolmente crudeli verso i soggetti più deboli e bisognosi. È invece necessaria la presenza di un terapeuta che sappia valorizzare le potenzialità trasformative del gruppo dei pari, ma che al contempo contenga e tenga sotto controllo quegli aspetti che potrebbero rivelarsi pericolosi o, peggio, distruttivi. Il lavoro di gruppo con gli adolescenti inoltre consente anche al conduttore di fare i conti con la propria adolescenza e dunque con l’ambivalenza fra il desiderio di dipendenza e quello di solitudine ed emancipazione, che se caratterizza l’adolescenza resta comunque una costante dell’esistenza. Questo ci permette di non dimenticare il potenziale valore organizzatore della crisi adolescenziale e di comprendere che l’adolescenza non è solo una fase della vita ma anche una specifica disposizione dell’umano sentire cui vale la pena di attingere nel corso di tutta l’esistenza. Parole chiave: Adolescenza-tempo, gruppo, separazione-individuazione.

Graziella Zizzo

Adolescenza e psicodramma analitico

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2002

L’articolo, dopo una premessa sulle caratteristiche degli adolescenti di oggi ed in particolar modo sulla loro difficoltà a portare avanti il processo di svincolo dalla famiglia e a vivere legami significativi con i propri coetanei, evidenzia poi quegli elementi dello psicodramma analitico che, associati a quelli che sono i fattori terapeutici propri della terapia di gruppo, ne fanno, proprio per gli adolescenti uno strumento prezioso ed efficace, sia in ambito preventivo che clinico. La finzione del gioco, la capacità della drammatizzazione di attivare ricordi, emozioni e vissuti difficilmente accessibili alla semplice parola, la presenza degli altri che incarnano i personaggi del suo mondo, l’esserci con il corpo oltre che con la parola, tutto questo spezza in tempi molto brevi quel clima di chiusura e di diffidenza che spesso si riscontra oggi soprattutto fra gli adolescenti maggiormente in difficoltà, dà la possibilità di sperimentare vicinanza emotiva ed intimità anche a chi ha più difficoltà a farlo nella vita quotidiana, consente l’accesso al proprio mondo interno, mette in moto il processo di cambiamento. Vengono inoltre evidenziate le modifiche, che secondo l’autrice, è necessario apportare ad alcuni aspetti della tecnica psicodrammatica per adattarla alle peculiarità della problematica adolescenziale; in particolare viene approfondito il ruolo del conduttore e la necessità di dare maggiore spazio all’elaborazione verbale di quanto via via emerge dalle drammatizzazioni per ampliare e rafforzare la capacità riflessiva spesso carente negli adolescenti in difficoltà. L’articolo offre poi uno spaccato su un gruppo terapeutico di psicodramma ripercorrendone alcuni passaggi dell’iter processuale e riportandone frammenti di alcune sedute. Parole chiave: psicodramma analitico, adolescenza, gruppo.

Salvatore Senese

Guerra e nuovo ordine mondiale

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2002

1. La guerra è la risposta più razionale al terrorismo? / 2. La guerra è la risposta legittima al terrorismo? / 3. Il nesso pace/diritti / 4. Guerra/diritti umani.

Stefano Montone

Conversazione libera su investigazioni difensive, difensori e modelli

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2002

La legge 397/2000 ha innovato, con la struttura del processo, anche il ruolo del difensore. Ma, aldilà delle facili letture mediatiche, nessuna specularità emerge tra difensore e pm. Sarebbe un grave errore metodologico tentare di ragionare in termini di parificazione di poteri e facoltà, occorrendo invece riflettere sul riequilibrio dei poteri e delle facoltà, orientato a consentire analoghe opportunità di accesso alla funzione ricostruttiva e consapevole della diversità di ruoli e scopi istituzionali.

1. L’Ufficio delle statistiche del Tribunale di Milano / 2. La tabella degli oggetti / 3. Specializzazione delle sezioni civili / 4. Gli indici di ricettività / 5. Gli indici di presenza effettiva / 6. La "pulizia" degli archivi informatici / 7. La durata del processo / 8. Un "Ufficio delle statistiche" in ogni ufficio giudiziario / 9. Produttività e professionalità: una sfida da raccogliere? / 10. I coefficienti ponderali.

Luigi Marini

In pochi mesi

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2002

I primi mesi di azione del Governo in tema di giustizia hanno dato conferma ai timori espressi da molti alla vigilia delle elezioni. Le ricadute di quell’azione sul lavoro dei magistrati si fanno sentire pesantemente, nell’ambito di una strategia complessiva di aggressione alla magistratura. È solo all’interno di questo più ampio disegno di riforma che possono comprendersi alcuni esempi paradigmatici che costituiscono l’oggetto del presente obiettivo.

Amedeo Santosuosso

Sperimentazioni di farmaci sull'uomo e diritto all'integrità della persona

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2002

Nell’ambito della biologia, diversamente dalla fisica e da altre scienze, è impossibile operare l’esperimento su un sostituto in chiave ridotta, ed è quindi necessario "lavorare con l’originale stesso", e cioè con l’essere umano: ecco l’origine di tutti i problemi collegati alla sperimentazione umana.

Paola Belsito, Beniamino Deidda

Morire di lavoro a Portomarghera. Un processo senza colpevoli

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2002

Nel pomeriggio del 2 novembre 2001 il Tribunale di Venezia, dopo una camera di consiglio durata dodici giorni, ha assolto tutti gli imputati accusati di disastro colposo, inquinamento della laguna, strage colposa, avvelenamento e adulterazione colposa, omicidio e lesioni colpose nei confronti di 260 operai di Montedison, Enimont ed Enichem di Portomarghera.