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Alessandra Matteoni, Miretta Prezza

Alcune caratteristiche di personalità e la contraccezione: un'indagine svolta nelle scuole superiori

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2001

Scopo del presente lavoro è quello di indagare sull’influenza che alcuni fattori del Big Five (estroversione, apertura all’esperienza e coscienziosità) possano esercitare sul comportamento contraccettivo, sull’atteggiamento verso la contraccezione e sulla conoscenza della contraccezione e dei meccanismi riproduttivi. I soggetti sono 251 ragazzi/e, con un’età media di 19,37 anni (ds = 0,48). Parole chiave: comportamento sessuale, comportamento contraccettivo, conoscenza contraccettiva, atteggiamento verso la contraccezione, Big Five, fattori di personalità, estroversione, apertura all’esperienza, coscienziosità, adolescenza.

Alessia Gollini, Mimma Tafà, Marisa Malagoli Togliatti

Gli adolescenti e la qualità della comunicazione nelle famiglie separate

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2001

L’obiettivo di questo lavoro è lo studio della comunicazione in nuclei familiari separati con figlio adolescente. Tale studio è stato effettuato attraverso l’utilizzo della Parent Adolescent Communication Scale di Barnes e Olson (1985), nel suo adattamento italiano la Scala di Comunicazione Familiare (D’Atena, Ardone, 1991), che comprende anche alcuni items di comunicazione non verbale. Il campione è costituito da 76 adolescenti provenienti da famiglie separate o divorziate: hanno risposto al questionario anche 56 madri e 36 padri di questi adolescenti. L’analisi fattoriale, effettuata sul campione, mostra una rilevanza degli items di comunicazione non verbale: l’espressione del volto, lo scambio di sguardi, la vicinanza o la distanza tra adolescenti e genitori contribuiscono a veicolare importanti messaggi sulla qualità della relazione genitori-figli, sostenendo e completando la comunicazione verbale stessa. L’Anova ha evidenziato come genitori e figli giudichino la comunicazione in maniera differente, ovvero che gli adolescenti considerano la comunicazione con i genitori con maggior negativismo rispetto a questi ultimi. In particolare emerge una maggiore "distanza" con il padre, quasi sempre genitore non affidatario, ed una maggiore discrepanza di percezioni. Parole chiave: comunicazione non verbale, separazione, adolescenza.

Giovanni M. Colpi, Paolo Martini, Fabrizio I. Scroppo, Mario Mancini, Gianfranco Contalbi, Fabrizio Castiglioni

Il micropene ed il pene piccolo: diagnosi e terapia

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 2 / 2001

Il termine Micropene è usato per definire un pene lungo meno di 2,5 SD rispetto alla lunghezza media per età e grado di sviluppo sessuale, pur-ché quest’organo non mostri nessun’altra anomalia. Per pene piccolo noi intendiamo un pene avente una misura obiettivamente entro limiti standard ma che non è considerato soddisfacente dal soggetto (Sindrome da spogliatoio). Questo disturbo è incluso nella dismorfofobia ed è la principale ragione per la quale alcuni uomini si sottopongono alle tecniche di allungamento del pene. Le misurazioni effettuate con pene allungato mostrano una stretta correlazione con la reale lunghezza durante l’erezione. La lunghezza media del pene flaccido in maschi Caucasici post-puberali è di 8,8 cm, quando è allungato è di 12,4 cm (+2,7 cm); durante l’erezione è di 12,9 cm, ma c’è un ampio range in studi differenti. Quindi si parla di micropene quando la sua lunghezza e minore di 6 cm. Il trattamento medico è limitato a maschi ipogonadici tramite incremento dei valori del siero androgenico. Esistono diverse tecniche di allungamento del pene le quali sono basate sull’allungamento esterno del pene o chirurgia classica. Tecniche chirurgiche includono il sezionamento subtotale dei legamenti sospensori del pene e la liposuzione prepubica. La liposcultura è l’inserimento di tessuto adiposo autologo in quello subcutaneo del pene allo scopo di incrementare la circonferenza dell’organo. Tra le tecniche fisioterapeutiche, il nostro gruppo sta facendo uso di un allungato-re penieno esterno per il trattamento sia del pene piccolo che la curvatura peniena dovuta al disturbo di Peyronie. Il counseling del paziente è rivolto a tutti gli eventi essenziali per avere un immagine completa del problema, da una attenzione mo-bosa per la misura del proprio pene, che potrebbe essere il sintomo di un disturbo psichiatrico complesso, dove la chirurgia è impotente o può, a volte, anche dare luogo a problemi aggiuntivi. Parole chiave: micropene, pene piccolo, dismorfofobia, terapie fisioterapiche, terapie chirurgiche.

Pier Luigi Righetti, Dario Casadei

Lo sbocciare di un fiore. Significato e ruolo di corpo-azione nel parto: descrizione di un'esperienza

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2001

Il lavoro descrive un’esperienza di psicoterapia di gruppo ad orientamento psicodinamico per pazienti epilettici seguiti presso l’Ambulatorio per la Diagnosi e la Cura dell’Epilessia della Clinica Neurologica di Padova. Oggi si riconosce infatti la necessità di un approccio multifattoriale al paziente con epilessia, diretto non solo al controllo delle crisi comiziali, ma anche riguardante l’esperienza personale di malattia di ciascun paziente, i suoi vissuti e le conseguenze sociali e familiari della malattia stessa. La psicoterapia di gruppo viene ipotizzata essere più adeguata, rispetto a quelle individuali, per affrontare le difficoltà di adattamento e di integrazione psicosociale, che spesso rappresentano la principale causa di malessere psicologico di tali pazienti. La sua specificità è infatti quella di avviare un processo di maturazione, aumentando la capacità di soddisfacenti relazioni interpersonali. L’esperienza descritta conferma l’importanza di affiancare alla presa in carico farmacologica un intervento di tipo psicologico. Il confronto con i dati della letteratura evidenzia numerosi aspetti comuni ai gruppi con questo tipo di pazienti, che potrebbero far pensare ad una tipicità delle problematiche della malattia, nonostante la sua variabilità di manifestazioni.

Simona Capello, Massimo Miglioretti

La valutazione della qualità del Centro di Diagnosi e Cura del Dolore

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2001

Il Centro di Diagnosi e Cura del Dolore nasce dalla collaborazione tra l’Unità operativa semplice di algologia e Unità operativa non autonoma di psicologia dell’azienda ospedaliera CTO-CRF-Maria Adelaide di Torino. Esso ha funzione di diagnosi e cura del dolore Neuropatico acuto o cronico di origine non oncologica, il cui trattamento prevede un’attenta valutazione iniziale delle componenti fisiche, psicologiche e sociali che possono esserne alla base, al fine di intervenire, quando è possibile, non soltanto sulla sintomatologia dolorifica, ma anche sulle sue cause scatenanti. Scopo dell’intervento era valutare il servizio erogato dagli ambulatori di algologia e di psicologia afferenti al Centro, al fine di proporre all’Azienda una sua nuova organizzazione operativa, più aderente sia alle esigenze degli operatori che dei pazienti. A tal fine si è scelto con gli operatori dei due ambulatori di ricostruire il flusso del paziente con sintomatologia dolorifica dal momento in cui formula la domanda di intervento, fino al momento in cui lascia definitivamente il Centro. La ricostruzione del flusso, tramite l’osservazione di alcuni ambulatori algologici e psicologici e l’intervista dei diversi operatori del Centro, ha permesso di individuare nella mancanza di un vero gruppo di lavoro, nella mancanza di una metodologia d’intervento condivisa e negli elevati tempi d’attesa tra la valutazione algologica e la valutazione psicologica, i punti prioritari sui quali intervenire con un ciclo di miglioramento della qualità. È iniziata, con il consenso dell’Azienda, una fase sperimentale che prevede una nuova configurazione dell’intervento con la presenza in un unico ambulatorio che si viene a identificare con il Centro e un unico momento diagnostico all’interno dei quali lavorano in stretto contatto sia l’algologo che lo psicologo e, nei casi in cui è necessario, lo psichiatra.