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Annamaria Bagaini, Edoardo Croci, Alberto Mori

Assessing the relevance of barriers to Energy Communities in Italy

ECONOMICS AND POLICY OF ENERGY AND THE ENVIRONMENT

Fascicolo: PRE / 1900

Energy Communities (ECs) are increasingly recognised as key actors in the energy transition, combining renewable energy deployment with local participation and broader territorial benefits. In Italy, however, their diffusion remains limited, pointing to a persistent gap between policy ambition and implementation. The paper provides exploratory primary evidence on the perceived relevance of barriers affecting the development and operation of ECs in Italy and examines how barrier relevance varies across selected EC characteristics. The analysis is based on survey data collected from 26 representatives of Italian ECs and focuses on 26 individual barriers grouped into ten classes and four categories. The results show that Institutional barriers are perceived as the most relevant, followed by Economic barriers, Socio-cultural and behavioural barriers, and Technical and technological barriers. The findings also suggest that barrier relevance varies across territorial and organisational conditions, including geographic location, spatial context, maturity phase, and membership composition. Overall, the study contributes actorspecific evidence from the Italian context and indicates that more differentiated and contextsensitive policy approaches are needed to support the diffusion of ECs.

- “Recuperare l'umanità attraverso il senso del noi: la psicoterapia della Gestalt nella cura della sofferenza quotidiana”. Seminario internazionale con Carmen Bandìn Vàzquez Milano, 14-15 novembre 2025 di Francesca Gonella e Virginia Engolini.

- Il bambino dentro e fuori di noi. La cura dell’essenziale in Psicoterapia della Gestalt The Child Within and Without. Focusing on the Essentials in Gestalt Psychotherapy Mondello (Palermo), 13-14 febbraio 2026

L’articolo propone l’elaborazione di una video-intervista ad Anna Rita Ravenna, figura significativa della psicoterapia della Gestalt in Italia, intrecciando storia personale e sviluppo del modello nel contesto italiano. Attraverso il filo del “caso” come apertura di possibilità, la Gestalt emerge come esperienza incarnata e stile di vita, più che come semplice riferimento teorico.

Vengono ripercorsi i passaggi fondamentali della sua diffusione, dalla nascita dell’Istituto di Gestalt di Firenze alla costituzione della FISIG, evidenziando il valore del dialogo tra differenze nella costruzione della comunità gestaltica. L’esperienza clinica e istituzionale, in particolare nel contesto del SAIFIP, mostra inoltre la fecondità della prospettiva gestaltica nei contesti complessi, fondata sul rispetto dell’unicità e della differenza.

Nel suo insieme, il contributo restituisce una visione della Gestalt come pratica relazionale ed etica del divenire, radicata nell’esperienza e nella responsabilità individuale.

 

 

 

Noemi Rovetto

Il vissuto del terapeuta nei campi dolorosi della psicoterapia

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2026

Il presente articolo tenta di illustrare il vissuto dello psicoterapeuta al contatto con il dolore dei pazienti.
Partendo dall’analisi della letteratura e dalla similitudine tra psicoterapeuta e guaritore ferito, si giunge alla costruzione di un questionario elaborato per indagare il vissuto del terapeuta nei campi dolorosi della psicoterapia; il questionario è stato somministrato a didatti ed allievi didatti dell’Istituto di Gestalt Hcc Italy.
L’analisi delle risposte ha condotto all’individuazione di dimensioni comuni e macro-aree.
Il vissuto personale del terapeuta rappresenta una risorsa sia per poter stare con i vissuti di sofferenza altrui, decodificarli, renderli integrabili, sia per poterli (se opportuno) metterli al servizio dell’altro con autenticità.

Gabriele Curcio, Serena Iacono Isidoro

Il respiro come strumento relazionale in psicoterapia della Gestalt: uno studio di caso singolo

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2026

Il presente studio esplora il ruolo del respiro come strumento relazionale nella psicoterapia della Gestalt, attraverso un single case. Viene presentato il caso di Marco, paziente con sintomi ansiosi e depressivi, che ha intrapreso un ciclo di otto sedute. L’intervento ha integrato il lavoro corporeo sul respiro con la relazione terapeutica, generando effetti clinicamente rilevanti. I dati quantitativi e qualitativi raccolti mostrano una significativa riduzione dei sintomi e un miglioramento nella regolazione emotiva. Il respiro si configura come veicolo di consapevolezza, contatto e trasformazione. Lo studio propone riflessioni su possibili integrazioni tra psicoterapia gestaltica e pratiche contemplative.

Matteo Limiti

Dipendenza affettiva e post-modernità: la crisi dell'appartenenza

QUADERNI DI GESTALT

Fascicolo: 1 / 2026

Dopo un breve inquadramento diagnostico e terminologico, l’articolo si focalizza sull’esplorazione del costrutto di dipendenza affettiva come patologia dell’appartenenza collocando il concetto nel più ampio contenitore socio-culturale della post-modernità e nella sua cornice evolutiva. Si approfondiscono poi l’appartenenza tenue e l’appartenenza tossica come differenti tipologie di appartenenza disfunzionale nella dipendenza affettiva. Il lavoro prosegue affrontando le traiettorie terapeutiche tra costruzione di plurime e autentiche appartenenze, arricchimento dello sfondo e lavoro sulla figura. Si conclude, infine, riflettendo sul ritorno del concetto di “comunità”, intesa come naturale e terapeutica esperienza di appartenenza che ha bisogno di fondarsi non sulla paura e l’identificazione di un comune nemico esterno ma sulla solidarietà e l’intimità.

Claudio Giunta

Carta e penna

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Franca Cicirelli

Scritture professionali al tempo del registro elettronico

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

A distanza di anni dall’introduzione del registro elettronico è parso opportuno condurre un’indagine esplorativa concentrata su tre aree: a) l’impatto sulle pratiche di scrittura manuale di docenti e alunni; b) l’impatto sulla formulazione di note disciplinari e valutazione, tenendo conto della eventuale percezione di controllo esterno e autocensura; c) le modificazioni delle relazioni tra scuola e famiglia a seguito dei mutati tempi e modalità della comunicazione. Sono stati dunque somministrati due questionari a campioni distinti di docenti e genitori delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado, con l’obiettivo di rilevare percezioni, abitudini e criticità legate all’adozione del registro elettronico. Dopo aver dato conto dei risultati dell’indagine, si formulano alcune proposte tese ad incentivare la scrittura manuale e a incidere sulle relazioni tra scuola e famiglia con l’intento di migliorarle.

Arianna Beri

Scrittura a mano all’Università

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Questo studio presenta una systematic review sul ruolo della scrittura a mano nei processi di apprendimento degli studenti universitari, con particolare attenzione al confronto tra scrittura manuale e strumenti digitali per la presa di appunti. La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA, includendo studi pubblicati in lingua inglese tra il 2021 e l’aprile 2026 nei database SCOPUS, Web of Science ed ERIC. A partire da 592 record iniziali, 16 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Nel complesso, i risultati mostrano un quadro eterogeneo ma indicano che la scrittura a mano mantiene una funzione rilevante nei processi cognitivi legati all’apprendimento universitario. La review sottolinea infine la necessità di ulteriori ricerche con campioni più ampi e metodologie standardizzate, al fine di approfondire le condizioni in cui scrittura manuale e digitale risultano maggiormente efficaci.

Angela Padula

L’alba della scrittura nella scuola primaria

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Questo contributo si propone di affermare il valore della scrittura e della sua acquisizione nella pratica d’insegnamento. Se il bambino è lettore ancor prima della scolarizzazione perché i suoni della sua lingua madre sono appresi naturalmente già nella vita intrauterina, e poi confermati nei primi anni, attraverso le voci ascoltate e ripetute; i grafemi richiedono, invece, un insegnamento specifico, un apprendimento strutturato, una ortografizzazione del linguaggio orale: una complessa operazione di transcodifica dalla lingua orale a quella scritta. La scelta del metodo e del carattere di scrittura, nella prima fase dell’apprendimento, rispondono a principi di inclusione e accessibilità. Al corsivo si procede con la gradualità e la sistematicità di un esercizio lento, un passo di danza con la mano. Infine l’articolo riporta una breve indagine non rappresentativa né generalizzabile di alunne ed ex alunni che usano ancora il corsivo o lo hanno sostituito con lo stampatello minuscolo, motivandone la scelta.