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Sara Lombardi, Niccolò Ciatta, Deborah Gervasi

Gestire la disabilità, generare valore: il ruolo del disability manager nei contesti organizzativi

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

Questo articolo indaga il ruolo emergente e ancora poco istituzionalizzato del disability manager nel panorama organizzativo italiano. Nonostante la crescente attenzione verso le agende della diversità e dell’inclusione, l’effettiva integrazione delle persone con disabilità nei luoghi di lavoro continua a incontrare persistenti barriere culturali, strutturali e organizzative. Adottando un approccio qualitativo ed esplorativo, lo studio si basa su interviste semi-strutturate con disability manager operanti in diversi contesti organizzativi, tra cui banche, società di consulenza e cooperative sociali, integrate da un’analisi di articoli della stampa nazionale. L’analisi tematica evidenzia l’ambivalenza che caratterizza questo ruolo: se da un lato il disability manager è percepito come un potenziale agente strategico di innovazione inclusiva, dall’altro, nella pratica, il ruolo appare spesso privo di mandati chiari, risorse adeguate e riconoscimento formale. Frequentemente attribuita a personale interno senza una formazione specialistica, questa posizione rimane fragile e non sufficientemente professionalizzata. I risultati suggeriscono che il disability manager funzioni oggi più come una figura aspirazionale o simbolica che come un attore organizzativo pienamente consolidato, riflettendo tensioni più profonde tra retorica inclusiva e pratiche frammentate nei luoghi di lavoro contemporanei. Lo studio contribuisce alla letteratura sul disability management offrendo evidenze empiriche sulle sfide e sulle potenzialità legate all’istituzionalizzazione di ruoli inclusivi all’interno delle organizzazioni.

L’articolo analizza il processo di riconoscimento delle ondate di calore come rischio emergente per la salute e sicurezza sul lavoro (Ssl), interrogandosi sul ruolo del dialogo sociale e dell’azione sindacale nella costruzione dei sistemi di prevenzione. Adottando un approccio culturale alle organizzazioni, la sicurezza è interpretata come processo sociale e multilivello, che prende forma attraverso l’interazione tra lavoratori, imprese, istituzioni e rappresentanze. La ricerca combina l’analisi documentale di ordinanze e protocolli adottati in Italia tra il 2016 e il 2025 con due studi di caso qualitativi: l’agricoltura pugliese (lavoro outdoor) e i magazzini della logistica (lavoro indoor). I risultati mostrano un sistema di tutela frammentato e fortemente territorializzato, caratterizzato da un approccio prevalentemente emergenziale. Le misure più diffuse (sospensione delle attività nelle ore più calde, rimodulazione dei turni, pause aggiuntive, fornitura di acqua e adeguamento dei dispositivi di protezione) risultano eterogenee per settori e territori, e raramente accompagnate da interventi strutturali sull’organizzazione del lavoro e sugli spazi produttivi. Nei due contesti analizzati, le ondate di calore agiscono come moltiplicatore di vulnerabilità preesistenti, legate a precarietà contrattuale, esternalizzazioni, frammentazione delle filiere e debolezza della rappresentanza. In agricoltura, la presenza di relazioni industriali territoriali più consolidate ha favorito l’adozione di strumenti regolativi e pratiche di coordinamento tra parti sociali e istituzioni. Nei magazzini della logistica, al contrario, la diffusione di appalti e la minore istituzionalizzazione del dialogo sociale rendono più difficile la costruzione di sistemi di prevenzione stabili, con interventi spesso attivati in seguito a conflitti o malori diffusi. L’analisi evidenzia che il sindacato svolge una funzione di intermediazione tra conoscenze scientifiche, norme e pratiche organizzative, contribuendo a rendere visibile il rischio climatico e a sollecitare misure di tutela. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla presenza di rappresentanze nei luoghi di lavoro e dalla qualità delle relazioni industriali. Il contributo mostra che la gestione del rischio da caldo estremo non deriva automaticamente dall’evidenza scientifica, ma da processi negoziali e situati, e sottolinea la necessità di sistemi di prevenzione adattivi e partecipativi, capaci di integrare tutela della salute, qualità del lavoro e transizione ecologica.

Giammarco Marras, Matteo Opizzi, Michela Loi, Roberta Pinna

Metacognition in action: how coaching fosters self-awareness and growth

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

What if personal transformation, rather than performance metrics, were the true engine of workplace success? This paper explores how workplace coaching fosters deep metacognitive change in employees — transformations that precede and enable professional growth. Drawing on a qualitative study of employees who underwent WPC within an Italian organization, the analysis relies on seven narrative interviews enriched through metaphor elicitation to capture participants' sense-making processes. These metaphors offer a unique window into how individuals make sense of change, regulate emotion, and reconstruct identity. The findings challenge the dominant focus on quantifiable outcomes by revealing coaching as a powerful catalyst for self-awareness, resilience, and relational intelligence. The paper argues that coaching effectiveness should be understood not only in terms of what employees achieve, but also in terms of how they make sense of their changes. Implications for theory and human resource practice are discussed, particularly the need to reframe coaching as a strategic, developmental investment in human potential.

Francesca Nannetti, Anna Chiara Scapolan, Matteo Di Cristoforo

Reflecting on human competencies in the era of AI-driven recruitment: a Corpus-Assisted Discourse Study of Curricula Vitae

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

Over the last few years, a large amount of research has been carried out with the specific purpose of outsourcing to AI systems the evaluation of candidates through Curricula Vitae screening. In essence, AI applications are now used to scan CVs with the aim of scoring or ranking candidates, and matching candidate profiles with job openings to identify the best fit. This paper firstly speculates on how AI tools applied in hiring processes appear to align with - and even reinforce - the dominant Competency-based HRM paradigm, by treating the human competence at work as something observable, measurable, and even predictable. By focusing on the narrative and discursive dimension of a Curriculum Vitae, whose narrative structure is able to reveal a comprehensive self-representation of candidates, beyond traditional metrics and standardised benchmarks, this paper adopts a Corpus-Assisted Discourse Studies approach to the analysis of résumés. In fact, this research is based on a corpus of CVs of recent graduates from the University of Modena and Reggio Emilia. By comparing the way they navigate and complete standardised sections on competencies and free-text areas which allow them to express themselves, this study examines how candidates construct and represent their professional identities in CVs, thus suggesting a perspective on the notion of competence that results from the interplay between information included - or not - in traditional quantitative indicators and textual fields.

Gianluca Scarano, Sofia Rigolli

Algorithms in Employment Matchmaking: bridging Public and Private Sectors Approaches

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

This study investigates how public employment services (PES) and corporate human resource departments implement algorithmic technologies in employment matchmaking, asking whether analogous functional tasks lead to convergence in technological practices across sectors. The analysis combines an interdisciplinary non-systematic literature review with a qualitative comparison of two cases of informative value: the Flemish PES and a multinational consumer goods company using AI-driven recruitment tools. The evidence is organised around three analytical dimensions - efficiency, agency, and legitimacy - which illuminate both shared trajectories and structural divergences. Both sectors leverage algorithms to standardise candidate assessment and improve process efficiency, fostering convergence in technical architectures and operational routines. However, these similarities conceal deeper divergences. PES focuses on resource allocation and accountability, while companies view automation as a strategic advantage in talent acquisition. The study shows that convergence occurs at the level of instruments, while divergence persists at the level of value structure, legitimacy thresholds, and forms of professional agency. Insights from this study may inform policy and organisational design in both sectors. By highlighting the boundaries between the two sectors, the evidence nuances narratives of cross-sectoral transferability of algorithmic innovation in employment governance.

Delio De Martino, Fabio Filosofi, Luca Bianchin, Maria Meletiou Mavrotheris, Anna Dipace

What are the dimensions of competence of AI Literacy frameworks for higher education? A scoping review.

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

The rapid diffusion of AI is transforming higher education and raising new questions about the competencies required for students and educators to interact effectively with AI systems. This study presents a scoping review aimed at identifying and synthesizing the competence dimensions included in AI literacy frameworks for higher education. An exploratory search was conducted through different databases. The results show that AI literacy frameworks converge around four main competence clusters: technical-operational, critical-cognitive, ethical-regulatory and human-AI relational competences. These findings may inform future framework development and assessment practices.

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa (IAG) stanno trasformando in modo significativo i processi di insegnamento e apprendimento, offrendo nuove opportunità per ripensare la progettazione didattica. La formazione iniziale degli insegnanti rappresenta un contesto privilegiato per discutere e sperimentare criticamente l’uso dell’IAG in questo ambito. Il contributo presenta un’esperienza condotta con 46 studenti del quarto anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università XXX. La proposta didattica ha previsto attività di formazione, sperimentazione e riflessione sull’impiego dell’IAG nella progettazione didattica. I partecipanti hanno realizzato e confrontato tre tipologie di lesson plan: una prodotta dagli studenti stessi, una co-prodotta con strumenti di IAG e una generata interamente dall’IAG. L’analisi delle differenze tra queste modalità ha permesso ai partecipanti di riconoscere implicazioni pedagogiche e didattiche rilevanti, offrendo spunti per un’integrazione consapevole dell’IAG nella pratica professionale degli insegnanti.

Maria Brembilla, Marco Giganti, Federica Baroni, Marco Lazzari

Tra immaginazione e funzione. Ecologie educative e costruzione degli immaginari robotici a scuola

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo esplora gli immaginari sui robot di bambini e preadolescenti coinvolti in percorsi PNRR di coding e robotica educativa. Sono state raccolte 753 produzioni (testuali e grafiche) in risposta alla domanda aperta “Che cos’è per te un robot?”, analizzate attraverso un approccio di reflexive thematic analysis integrato da analisi descrittive e inferenziali. I risultati evidenziano una distribuzione non casuale delle rappresentazioni lungo il percorso scolastico, con una traiettoria che va da forme iconiche e non stabilizzate nelle classi iniziali, a rappresentazioni mediate dai repertori culturali nel passaggio verso la secondaria, fino a definizioni più ontologiche e funzionali al termine di quest’ultima. La categoria più frequente riguarda la natura del robot, mentre risultano meno sviluppate le dimensioni relazionali ed etiche. Lo studio suggerisce di considerare gli immaginari come risorse epistemiche situate e invita a progettare percorsi di robotica educativa che integrino dimensione tecnica, critica e valoriale.

Renata Maria Viganò

Ricerca educativa fra interdisciplinarità e rigore metodologico. La metodologia come strategia di connessione

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo sviluppa la tesi della metodologia della ricerca educativa come stra-tegia di connessione fra discipline scientifiche, quadri teorici, pratiche di ricerca e contesti applicativi. La complessità dell’oggetto educativo muove a esaminare in maniera critica il ricorso all’interdisciplinarità; sono distinti i diversi àmbiti in cui essa si situa e l’attenzione è condotta sull’interdisciplinarità scientifica come progetto pragmatico orientato a obiettivi di ricerca condivisi. Sono poi discusse le condizioni che rendono possibile una reale integrazione interdisci-plinare, approdando così ad argomentare che la metodologia della ricerca può svolgere una funzione di architettura logica atta a connettere interrogativi, qua-dri teorici, scelte metodologiche, analisi e interpretazioni. In riferimento ai prin-cipii proposti dal Committee on Scientific Principles of Education Research, il testo approfondisce i criteri della cosiddetta “buona ricerca” educativa e pone in luce il suo ruolo per garantire solidità epistemologica, trasparenza argomenta-tiva ed estensione logica dei risultati. L’approdo è che l’apertura epistemologica, metodologica e critica costituisce l’habitus imprescindibile per una ricerca edu-cativa scientificamente fondata e socialmente rilevante.

Il contributo analizza un laboratorio formativo condotto nell'ambito del TFA Sostegno per la scuola secondaria di primo grado, focalizzato sulla didattica dell'area antropologica.
Fondato su un'epistemologia situata, il percorso ha impegnato i corsisti nella costruzione collaborativa di materiali didattici a basso costo attraverso una struttura a staffetta tra piccoli gruppi, integrando operativamente tre cornici teoriche: l'intersezionalità applicata alla formazione insegnanti, l'etica della cura come orientamento pedagogico relazionale e la decolonizzazione dei saperi disciplinari. Adottando la metodologia dell’analisi della prassi, si documentano tre dinamiche trasformative emergenti: la resistenza iniziale alla complessità intersezionale dei profili degli alunni, le tensioni sistemiche emerse nella fase di progettazione collaborativa e lo slittamento dal registro diagnostico a quello narrativo nel linguaggio professionale dei docenti in formazione.
I risultati indicano che percorsi formativi progettati con intenzionalità critica possono attivare processi di revisione epistemica nelle disposizioni professionali degli insegnanti di sostegno in formazione iniziale.

Gabriella Aleandri, Samira Paradiso

Strategie di musicoterapia per la cura e l’apprendimento inclusivo con persone con Disturbi del Neurosviluppo e BES

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

L’attuale scenario educativo richiede risposte tempestive alla complessità dell’apprendimento e dei Bisogni Educativi Speciali (BES). I disturbi del neurosviluppo, come DSA, ADHD e ASD, presentano criticità nell’attenzione, nella regolazione emotiva e nella partecipazione sociale. In un’ottica di innovazione pedagogica (Baldacci, 2014) orientata alla cura, la musicoterapia si configura come un canale di intervento funzionale per favorire processi di autoregolazione e sincronizzazione interpersonale attraverso canali non verbali. Il mediatore sonoro offre un quadro di supporto intersoggettivo volto a favorire lo sviluppo nei profili neurodivergenti tramite la “musicalità comunicativa”. Il presente contributo analizza un progetto di ricerca-intervento condotto su 10 partecipanti (5-20 anni) attraverso un percorso di 8 sessioni. Il design pedagogico adotta una metodologia mista, integrando strumenti quantitativi (scale e griglie) e qualitativi (diari clinici e interviste). Gli obiettivi risiedono nella valutazione dell’efficacia del mediatore sonoro nel potenziamento delle funzioni esecutive e della comunicazione cooperativa. Lo studio propone un modello integrato tra musicoterapia, pedagogia e psicologia dell’apprendimento per sostenere lo sviluppo di protocolli evidence-based finalizzati all’inclusione sistematica.

Sara Gemma, Maria Luisa Iavarone, Francesco Girardi

Decolonizzare lo sguardo sperimentando la cura. Il progetto M.A.R.G.E. per il supporto alla genitorialità competente e all’empowerment nel materno

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo presenta il progetto preliminare M.A.R.G.E - Madri in Rete per l’Empowerment alla Genitorialità come pratica di ricerca-azione partecipata (Lucisano & Salerni, 2002), avviato in contesti di complessità e marginalità educativa (Iavarone&Girardi, 2026) nella II Municipalità di Napoli. L’azione coinvolge reti di giovani madri locali e donne rifugiate richiedenti asilo in percorsi di Mediazione-Educazione sulla cura e il materno (Girardi & Gemma, 2024), orientati alla genitorialità competente (Iavarone, 2025). Attraverso pratiche creative (McNiff, 2008), i laboratori partecipativi – mappature emozionali, cerchi di ascolto e ricamo – attivano processi di auto-narrazione e apprendimento tra pari, configurandosi come spazi aperti di relazione con la comunità territoriale. In un’ottica di intersezionalità situata (Schmoll, 2022) e decoloniale (Borghi, 2020), gli outcomes attesi riguardano l’empowerment personale, il rafforzamento della relazione genitore-figlio/a e la costruzione di forme di partecipazione attiva, promuovendo narrazioni alternative capaci di valorizzare il margine come spazio generativo di cura, trasformazione e autocoscienza individuale e collettiva.

La teoria della complessità offre una prospettiva epistemologica transdisciplinare riguardo la scoperta delle leggi che governano il comportamento globale dei sistemi, siano essi naturali o sociali e culturali. I fenomeni multidimensionali possono essere studiati ricostruendo la rete di interdipendenze e di reciprocità tra le variabili, anziché isolare relazioni lineari di causa/effetto, come invece avviene nella prospettiva riduzionista.

L’orientamento verso la complessità è fondamentale per analizzare i fenomeni educativi; in particolare, il contributo consisterà nella riformulazione del concetto di “povertà educativa”, in relazione alle caratteristiche multidimensionali dell’apprendimento individuale nella società. Si tratta di non isolare poche variabili e porle in relazione causale, ma di indagare il sistema complesso che connette diverse dimensioni di sviluppo formale e non-formale, per riconoscervi al suo interno opportunità di crescita.

I dati raccolti in una ricerca condotta dagli autori sono interpretati alla luce del paradigma della complessità, evidenziando come la cosiddetta “povertà educativa” vada rapportata a interazioni tra diverse dimensioni dell’identità personale, in relazione ai contesti di apprendimento.

Cinquecento cinquanta docenti di sostegno italiani: questo il campione che ha consentito di esplorare, attraverso un disegno quantitativo cross-sectional, come la categoria stia costruendo il proprio rapporto professionale con l’intelligenza artificiale. I dati restituiscono un’apertura reale, ma anche una frattura difficile da ignorare: tra chi sa usare il digitale in senso generico e chi è concretamente preparato a integrare l’AI nei contesti inclusivi. Le regressioni multiple mostrano che non è l’autoefficacia tecnologica a spiegare le pratiche di cura digitale - è la sensibilità intersezionale. La disponibilità a usare l’AI in classe dipende invece da come i docenti percepiscono le proprie competenze, valutano il potenziale inclusivo degli strumenti e orientano la propria identità professionale verso la relazione e l’etica. Ne deriva un’indicazione precisa per chi forma i futuri insegnanti di sostegno: i percorsi TFA e gli abilitanti da 60 CFU non possono ridurre l’AI a modulo aggiuntivo - devono integrarla dentro una formazione critica, attenta alle disuguaglianze e radicata nell’etica della cura.

Antonio Sacristano

Oltre il canone eurocentrico: prospettive decoloniali per una didattica della differenza e della pluralità

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Il presente contributo analizza la necessità di ripensare i processi educativi contemporanei alla luce delle sfide poste dalla decolonizzazione della didattica, dall’intersezionalità e dall’etica della cura. Muovendo dalla critica alla "colonialità del sapere" e al canone eurocentrico, l'articolo esplora come le gerarchie epistemiche consolidate agiscano come dispositivi di esclusione all'interno delle istituzioni formative. Attraverso una riflessione teorica che intreccia pedagogia critica e prospettive post-coloniali, viene proposta una transizione da ontologie nozionistiche a ontologie relazionali, capaci di valorizzare l’interdipendenza e la pluralità. Un focus specifico è dedicato alla decostruzione del "curricolo nascosto" e alla trasformazione delle pratiche valutative standardizzate, spesso veicolo di violenza epistemica, verso modelli ecologici e formativi. L'etica della cura viene qui declinata come postura politica e "infrastruttura di resistenza", essenziale per riconoscere la vulnerabilità come risorsa e per promuovere una giustizia cognitiva e affettiva. In conclusione, il lavoro delinea la figura del docente come facilitatore di processi di "disimparaggio", prefigurando l'aula come un laboratorio di democrazia cognitiva volto alla trasformazione sociale.

Francesca Salis, Silvia Casilio, Annamaria Riccioni, Veronica Punzo

Verso una epistemologia intersezionale della cura. Un’analisi attraverso l’approccio narrativo al femminile

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

L'intersezionalità si è affermata come una delle categorie analitiche più incisive e necessarie per la comprensione delle dinamiche di potere e delle disuguaglianze nei contesti educativi e sociali. L’approccio narrativo consente, attraverso uno studio qualitativo, di evidenziare quanto il lessico, i costrutti e le pratiche educative impattino sulle esistenze già caratterizzate dalla disabilità e su quanto le esperienze scolastiche, formative e lavorative siano contraddistinte da costrutti e pregiudizi legati all’abilismo, una forma specifica di discriminazione che pervasivamente intreccia ogni struttura linguistica, culturale e sociale. In questo quadro, la ricerca narrativa, previo inquadramento degli elementi teorici, assume una valenza euristica che non si limita a raccogliere dati, ma restituisce la parola al femminile, storicamente silenziato. Lo studio presenta l’analisi condotta su interviste narrative a donne con disabilità che occupano posizioni lavorative e nell’impegno civile delle comunità di appartenenza. Attraverso i loro racconti, l'indagine svela come la narrazione del sé diventi lo strumento privilegiato per scardinare le rappresentazioni stereotipate, offrendo nuovi modelli di cittadinanza attiva e partecipazione democratica.

Valeria Piras, Alice Valenza, Susanna Chiulli, Emanuele Falcolini

Scuole come microcosmi politici: educazione sessuo-affettiva ed esperienze delle insegnanti tra ostacoli e resistenze in Italia

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Mentre la comunità scientifica internazionale riconosce l’importanza della Comprehensive Sexuality Education (CSE) come approccio integrato all’educazione sessuo-affettiva, il panorama italiano è caratterizzato da una complessa interazione di fattori culturali e politici che ne ostacolano l’implementazione diffusa e strutturata. Attraverso un quadro teorico che intreccia CSE e pedagogia transfemminista, l’articolo esplora le prospettive di dodici insegnanti di scuola secondaria impegnate attivamente nel promuovere l’accesso all’educazione sessuo-affettiva. Lo studio mette in luce i modi in cui i contesti scolastici sono attraversati da tensioni strutturali, mostrando come l’implementazione dell’educazione sessuo-affettiva sia ostacolata da un clima istituzionale percepito come ostile. Al contempo, emergono strategie di resistenza e negoziazione che contribuiscono a mantenere aperti spazi educativi orientati alla cura, alla riflessività critica ed al riconoscimento delle differenze. Lo studio offre una lettura situata delle esperienze delle docenti e contribuisce ad un dibattito ancora limitato ma urgente sull’educazione sessuo-affettiva nel sistema scolastico italiano.

Le trasformazioni dei contesti educativi, segnate da disuguaglianze sociali, diversificazione culturale e nuove vulnerabilità, richiedono una riconsiderazione della formazione degli insegnanti in relazione alla complessità e alla responsabilità pedagogica. La dimensione emotiva dell'insegnamento guadagna in questo scenario un rilievo strutturale, che i modelli di sviluppo professionale faticano ancora a tradurre in dispositivi formativi adeguati. Lo studio analizza la relazione tra competenza emotivo-riflessiva e orientamento verso pratiche educative di cura in insegnanti in formazione iniziale con pregresse esperienze didattiche, a partire da un disegno quantitativo esplorativo basato su dati da questionario articolato in moduli. I risultati evidenziano una associazione positiva tra le due dimensioni, con la cautela richiesta dalla numerosità contenuta del campione. L'orientamento alla cura emerge come componente di un profilo professionale articolato, fondato su riflessività, inclusione e attenzione relazionale. Il contributo propone una lettura situata della competenza emotiva e offre elementi per un ripensamento della pedagogia della cura nella formazione iniziale degli insegnanti.

This conceptual paper advances the concept of embodied vulnerability to interpret a specific form of professional exposure emerging in Physical Education Teacher Education. By bringing together structural vulnerability, Occupational Socialisation Theory, and body pedagogics, the paper argues that the transition from sport-based competence to pedagogical responsibility may produce a distinctive form of biographical disruption. Such disruption is not exclusive to Physical Education: teachers across subjects must transform disciplinary identity into didactic mediation. The specificity of Physical Education lies in the fact that the body functions simultaneously as teaching medium, curricular object, and tacit criterion of professional legitimacy. The article therefore clarifies the corporeal device, normative expectations surrounding the athletic teacher, and defensive strategies through which pre-service teachers protect professional credibility. It also specifies the conceptual boundaries of embodied vulnerability by distinguishing it from emotional vulnerability, professional insecurity, and corporeal capital. Embodied vulnerability is finally discussed as a formative resource, provided that it is supported by reflective spaces, mentoring, and practices grounded in care, inclusion, and pedagogical responsibility.

Tommaso Santilli, Catia Giaconi, Noemi Del Bianco, Ilaria D'Angelo

Immersive technologies for inclusion: A Special Pedagogy protocol for the co-design of inclusive educational training paths

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Contemporary social and cultural transformations set forth the need to reframe education as a dimension of care, ensuring equal participation opportunities for all learners. In this context, immersive learning environments can be reinterpreted not merely as technological settings, but as pedagogical ecosystems where knowledge creation, participation, and accessibility are co-constructed through situated approaches. The present contribution proposes the application of a co-design protocol grounded in Special Pedagogy frameworks and aimed at developing inclusive educational training paths that see immersive technologies as inclusive educational and didactic supports. The pilot study presented in this paper makes it possible to reinterpret immersive learning environments as spaces capable of activating new processes of supportive educational relationships and new opportunities for self-determination.