Il presente contributo descrive le vicende del grande piano di bonifica che coinvolse il Campidano di Oristano, in Sardegna, fra gli anni Venti e Trenta del Novecento: territorio un tempo paludoso, malarico e desolato che, in pochi anni, fu antropizzato e urbanizzato. Il progetto venne eseguito, oltre che con importanti contributi statali, coi capitali privati della Banca Commerciale Italiana che, insieme alla Bastogi, creò il "Gruppo elettrico sardo", affidato a Giulio Dolcetta. La costruzione di dighe e invasi lungo i principali corsi d’acqua, avviò i processi di elettrificazione dell’isola e di bonifica idraulica e agraria. La Società Bonifiche Sarde, impresa del gruppo, varò il primo, pionieristico esperimento organizzato di colonizzazione interna, preso a modello nelle successive bonifiche integrali promosse dal regime fascista. Con l’insediamento dei primi coloni, si avvertì l’esigenza di un centro urbano con funzioni amministrative e dotato dei servizi essenziali, così nel 1928 nacque Mussolinia di Sardegna. Prima città di fondazione, anticipò l’attuazione del programma demografico ruralista voluto da Mussolini, pur non essendo, già nella sua struttura, città squisitamente fascista: le rappresentazioni simboliche del regime, come la Casa del fascio e la Casa del balilla, si aggiunsero all’originaria architettura eclettica solo a metà degli anni Trenta, quando il gruppo dirigente, fino ad allora legato agli interessi speculativi della Comit, fu sostituito da nuovi vertici più vicini alla politica nazionale, a seguito dell’assunzione del controllo delle Bonifiche sarde da parte dell’Iri.