Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione

Arturo Lanzani

Città territorio urbanistica tra crisi e contrazione

Muovere da quel che c'è, ipotizzando radicali modificazioni

Il particolare modello italiano di regolazione tra economia, politica, società e territorio ha portato allo sfacelo del suo territorio: di difficile manutenzione, soggetto a dissesto idro-geologico e a degrado ecologico, incapace di farsi paesaggio e incapace di dare benessere ai suoi abitanti e di attrarre e sostenere le loro attività economiche. Questo libro propone degli spunti per perseguire una strada diversa, al fine di pensare un differente futuro o perlomeno criticare un presente insoddisfacente.

Printed Edition

29.00

Pages: 208

ISBN: 9788891714695

Edition: 5a ristampa 2022, 1a edizione 2015

Publisher code: 1588.41

Availability: Discreta

L'urbanistica non potrà essere più quella di un tempo. L'esperienza della crescita ininterrotta dell'urbanizzato su cui questo sapere si è costruito, almeno in Europa va arrestandosi e si moltiplicano nel nostro continente le situazioni di contrazione, di dismissione e abbandono, seppur in forme e con intensità diverse in relazione alla concomitante crisi economica.
Nello stesso tempo è sempre più evidente la gravità delle condizioni ambientali del nostro pianeta e la centralità che la questione ecologica dovrebbe assumere nelle scelte di governo del territorio, così come i limiti della regolazione neoliberale che ha fortemente condizionato nell'ultimo trentennio le principali scelte urbanistiche. Infine più specificatamente è chiaro come il particolare modello italiano di regolazione tra economia, politica, società e territorio abbia portato allo sfacelo del suo territorio: sempre di più difficile manutenzione, sempre più soggetto a dissesto idro-geologico e a degrado ecologico, sempre più incapace di farsi paesaggio e infine sempre meno in grado di dare benessere ai suoi abitanti e di attrarre e sostenere le loro attività economiche. Eppure il governo del territorio in Italia continua basarsi sul deleterio binomio delle grandi opere, spesso inutili e sempre realizzate senza la benché minima integrazione con i territori e le città su cui sono calate, e una urbanistica ridotta a esclusivo autogoverno municipale dello sviluppo edilizio che per ragioni fiscali e politiche si è tramutato in una infinita espansione dell'urbanizzato e una moltiplicazione del dismesso.
Questo libro propone degli spunti per perseguire una strada differente: avanza una differente agenda per la politica nazionale della città e del territorio, segnala qualche prima questione che emerge nel fare urbanistica a scala locale dopo l'esperienza della crescita, evidenzia l'inadeguatezza di alcuni quadri legislativi recentemente proposti. Nel ricercare nuove strade segnala tuttavia anche le radici profonde di una disciplina, il valore di alcune sue esperienze, di alcuni suoi fondamentali dispositivi che pur entro un nuovo quadro possono e debbono essere richiamati per pensare un differente futuro o perlomeno per criticare un presente insoddisfacente.

Arturo Lanzani, urbanista e geografo, è professore ordinario al Politecnico di Milano. Tra i suoi libri: Il territorio che cambia (con S. Boeri e E. Marini), Milano, 1993; Immagini del territorio e idee di Piano 1943-63, Milano, 1996; Cina a Milano (con altri), Milano, 1997; I paesaggi italiani, Roma, 2003; Esperienze e paesaggi dell'abitare (con altri), Milano, 2006; In cammino nel paesaggio, Roma, 2011; L'Italia al futuro (con G. Pasqui), Milano 2011; Quando l'autostrada non basta (con altri), Macerata, 2013.

Premessa. Nel mezzo di una grande trasformazione
(Per prova ed errore; Antropocene e crisi ambientale; Un continente dove l'urbanizzazione va arrestandosi; Segni di crisi della regolazione neoliberale; Le difficoltà crescenti del modello di urbanizzazione italiano; L'articolazione del discorso)
Per una politica nazionale delle città e del territorio
(Già fuori dall'agenda politica?; Evitare la concentrazione delle risorse in poche "città", così come la dispersione municipale; Muovere dal riconoscimento di un'urbanizzazione estesa, diramata e plurale; Aver cura del supporto materiale della vita civile ed economica e delle risorse naturali; Fuori da visioni settoriali: il paesaggio come grande e perdurante questione nazionale; Meno nuove infrastrutture per lo sviluppo, più sviluppo congruente al capitale fisso sociale esistente; Dalle grandi opere a un grande piano di infrastrutture di media dimensione tra loro relazionate, multifunzionali e ambientali; Dopo le province e oltre i vecchi municipi: un "nuovo comune" che possa sviluppare visioni di futuro; Senza consumare suolo, ricomporre l'urbanizzato attraverso rilocalizzazioni volumetriche; Dal progetto urbano unitario di ristrutturazione delle aree dismesse a una pluralità di forme di riuso e di riciclo; Il difficile governo del metabolismo urbano: generare qualità ecologica, paesistica e sociale senza produrre privilegi; Rivedere la tassazione degli immobili incentivando interessi collettivi e una diversa politica della casa; Progetto di suolo e natura intermediaria: grandi stanze aperte multifunzionali e reti di naturalità e di urbanità diffusa; La manutenzione degli spazi di welfare come occasione di riforma urbana: ricostruire "centri di vita")
Fare urbanistica dopo la crescita. Riflessioni al margine di due piani
(In cammino nei territori, osservando il paesaggio; Ascoltando gli amministratori e le voci dei comitati; In filigrana: la fatica del vivere, il degrado dell'ambiente e l'indebolimento della sfera pubblica; La prima mossa: ridimensionamento locali delle espansioni dell'urbanizzato; Con i piedi nella tradizione e con lo sguardo al futuro: griglie di piano e disegno del suolo; La prima griglia: il disegno dei grandi spazi aperti e i nuovi perimetri dell'urbanizzato; La seconda griglia: una rete di naturalità e urbanità diffusa; La terza griglia: riformare il paesaggio stradale andando oltre la settorialità e l'episodicità; Poche nuove attrezzature, meno (s)vendite, più "affidi" ai cittadini ed espansione del demanio comunale; Rendere "urbane" le attrezzature di servizio e intensificare la loro vita; Si indebolisce la distinzione tra aree consolidate e aree di trasformazione; La regolamentazione del metabolismo urbano: riconoscere e rinnovare una pluralità di paesaggi dell'abitare e del lavorare; La trasformazione concentrata: tra regole e contratto, disegno e flessibilità, dopo la stagione delle certezze di una realizzazione unitaria; Tre note, a conclusione, sulla forma del piano, sulla necessità di un disegno d'area vasta e sull'utilità che l'urbanista metta radici
Appendice. Una proposta di legge irriformabile. Un'ipotesi alternativa
(Uno sguardo al passato: leggi e processi insediativi; La legge Lupi: un modello sbagliato e inadeguato; Principi fondamentali per una legge non solo procedurale; Le due forme della pianificazione urbanistica comunale-municipale; Una pianificazione di area vasta che integra edilizia e infrastrutture, con paesaggio e ambiente; Vecchi e nuovi strumenti per il governo urbanistico).

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