Intimità e tecnologia. Sviluppare un dialogo psicoanalitico

Titolo Rivista: PSICOANALISI
Autori/Curatori: John Churcher
Anno di pubblicazione: 2017 Fascicolo: 2 Lingua: Italiano
Numero pagine: 7 P. 61-68 Dimensione file: 143 KB
DOI: 10.3280/PSI2017-002006
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Il setting funziona come un deposito per la parte psicotica della personalità, dove la "presenza", condizione necessaria del setting psicoanalitico (encuadre), è solo parzialmente riprodotta dalle telecomunicazioni nelle quali il corpo non è differenziato dall’ambiente. Poiché tendiamo a incorporare tutti gli strumenti nei nostri schemi corporei come protesi, sorge la domanda: tali protesi che si estendono ben oltre il corpo, come la rete telefonica o Skype, compatibili con un setting psicoanalitico? Nel setting classico lo spazio fisico limitato della stanza di analisi contiene la possibilità dell’azione reale e permette la trasmissione illimitata degli stati non rappresentati. Per quanto forti siano le illusioni di presenza create dalle telecomunicazioni, dovremmo quindi essere estremamente cauti nel considerarle equivalenti alla presenza fisica effettiva ai fini di una psicoanalisi. Il problema non è che la realtà virtuale creata dalle telecomunicazioni "non sia reale". Piuttosto, riguarda la specificità della psicoanalisi in quanto relazione personale di tipo particolare e la sua pratica clinica, che richiede un setting che rispetti condizioni specifiche di intimità.

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John Churcher, Intimità e tecnologia. Sviluppare un dialogo psicoanalitico in "PSICOANALISI" 2/2017, pp 61-68, DOI: 10.3280/PSI2017-002006