Il flaneur e lo spettatore. La fotografia dallo stereoscopio all'immagine digitale
Autori e curatori
Contributi
Charles Baudelaire, Oliver Wendell Holmes
Livello
Saggi, scenari, interventi. Textbook, strumenti didattici
Dati
pp. 112,      1a edizione  2014   (Codice editore 246.7)

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In breve
Un originale confronto tra i testi di Charles Baudelaire e Oliver Wendell Holmes. Entrambi, pur su fronti opposti e con esperienze differenti, colgono la dimensione industriale della fotografia, la nascita del pubblico moderno, la potenza immaginaria delle icone riproducibili all’infinito, la convergenza tra economia, tecnica e consumi spettacolari.
Utili Link
Huffingtonpost.it Duello a distanza sulla fotografia (di Maurizio De Bonis)… Vedi...
Il Mattino La fotografia tra Baudelaire e Holmes (di Alessandra Pacelli)… Vedi...
Il Messaggero Lo strapotere delle immagini (di Massimo Di Forti)… Vedi...
Cinergie.it Recensione (di Giacomo di Foggia)… Vedi...
Repubblica.it I nuovi lucernari dell'infinito (di Michele Smargiassi)… Vedi...
Presentazione del volume


Nel cuore dell'Ottocento, due intellettuali molto diversi tra loro anticipano la riflessione sul medium fotografico in quanto "tecnologia culturale".
Charles Baudelaire e Oliver Wendell Holmes, sulla scia di Alexis de Tocqueville e prima di Walter Benjamin, spostano l'analisi dell'immagine sul versante della quantità e dell'apparenza. Lo sguardo acuto del poeta francese su una sponda dell'Atlantico, l'intuito e l'esperienza del medico americano sull'altra si mostrano singolarmente affini, intrecciando riflessioni e scritti, apparsi sulle pagine dei giornali dell'epoca, su una particolare tecnologia fotografica.
Il volume presenta un originale confronto tra i testi dei due scrittori, generando una straordinaria dialettica "a distanza", intorno all'ipnosi collettiva scaturita dalle immagini stereoscopiche; entrambi, pur su fronti opposti e con esperienze differenti, colgono la dimensione industriale della fotografia, la nascita del pubblico moderno, la potenza immaginaria delle icone riproducibili all'infinito, la convergenza tra economia, tecnica e consumi spettacolari.
In definitiva, prefigurano il destino sociale della fotografia, pronta a rinnovarsi in un contesto digitale fino alle soglie dei social media.

Giovanni Fiorentino insegna Teoria e tecnica dei media e Sociologia dei consumi e della pubblicità all'Università della Tuscia dove presiede il corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Scrive per Il Mattino, Il Messaggero e studia l'immagine fotografica tra estetica e consumi in un contesto di storia e cultura dei media. Ha scritto, tra l'altro, L'occhio che uccide (Meltemi, 2004) e il suo libro L'Ottocento fatto immagine. Dalla fotografia al cinema (Sellerio, 20102) ha vinto il premio Domenico Rea. Dirige il Centro Meridionale di Educazione Ambientale di Sorrento ed ha curato per il museo MADRE di Napoli la mostra 'O vero! Napoli nel mirino (2010-11).

Indice
Giovanni Fiorentino, Baudelaire, Holmes e il mondo fatto immagine
(Genealogia mediale dell'immagine; La fotografia stereoscopica e la comunicazione di massa; La "follia industriale". Baudelaire e l'immaginario; Ritorno al futuro. Holmes e l'occhio americano; New York e Parigi. La metropoli in uno sguardo; Il treno, il viaggio e il mondo fatto immagine; Lo scarto del presente digitale; Tecnologie-occhi del corpo, esperienze plurali e virtuali)
Charles Baudelaire, Il pubblico moderno e la fotografia (1859)
Oliver Wendell Holmes, Lo stereoscopio e la stereografia (1859)
Oliver Wendell Holmes, Dipinti e sculture del sole. Con un viaggio
stereoscopico attraverso l'Atlantico (1861)
Oliver Wendell Holmes, Le creazioni del raggio di sole (1863)
Bibliografia.