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Gli interventi di discussione dell’articolo-bersaglio: “La psicologia della salute come professione …” stimolano gli Autori a disegnare un percorso di costruzione scientifico-professionale della psicologia della salute (PdS) come processo aperto, articolato in divenire, fondato sull’intreccio fra cinque dimensioni-base: a) costruzione fenomenica (sviluppo stori-co-socio-culturale di rappresentazioni, modelli, pratiche di salute); b) costruzione scientifica (sviluppo di teorie e metodi ancorati a un paradigma); c) costruzione professionale (sviluppo di posizionamenti, profili, contesti professionali); d) costruzione formativa (sviluppo di percorsi, obiettivi e delle competenze attese); e) costruzione istituzionale (“territorializzazione” della PdS sul piano scientifico-professionale in relazione al welfare e alla servitizzazione dell’offerta di salute). Il processo è disegnato in modo sistemico e circolare.

Claudio Brillanti

Il processo Slánský e la sinistra italiana

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 3 / 2019

Nell’ambito dell’ondata di epurazioni imposte da Stalin nelle "democrazie popolari" nel secondo dopoguerra, il processo-farsa tenutosi a Praga nel novembre 1952, e che vide come principale imputato l’ex numero due del regime cecoslovacco, Rudolf Slánský, rappresenta uno dei casi più emblematici e significativi. Per i profili dei personaggi coinvolti, e per il rilievo attribuito all’accusa di "sionismo", tale processo segnò una svolta rispetto ad analoghi casi precedenti. Una svolta che si conciliava con i mutamenti in atto nella politica mediorientale del Cremlino e con l’intensificarsi all’interno dell’Unione Sovietica di campagne e misure di stampo antisemita, culminate - il 13 gennaio 1953 - nella denuncia del "complotto dei medici". Proponendosi di analizzare l’atteggiamento tenuto da comunisti, socialisti e socialdemocratici italiani di fronte agli sviluppi del "caso Slánský", il saggio mette in evidenza come quella vicenda diede adito ad un acceso e aspro confronto tra le forze della sinistra italiana, incentrato su questioni fondamentali, come quelle dell’antisemitismo e della natura del regime sorto dalla rivoluzione bolscevica, che fu profondamente influenzato dalle logiche di schieramento dei primi anni della Guerra Fredda, e che finì per intrecciarsi anche con le polemiche sulla controversa condanna dei coniugi Rosenberg negli Stati Uniti e sulla cosiddetta "legge truffa".

Claudio Brillanti

La missione di Randolfo Pacciardi in Medio Oriente (11 settembre-5 ottobre 1958)

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 3 / 2015

Tra l’11 settembre e il 5 ottobre 1958 Randolfo Pacciardi si recò nelle principali capitali del Medio Oriente ed incontrò i maggiori dirigenti del mondo arabo e di Israele dell’epoca: da Nasser a Ben Gurion, da Kassem a re Saud, da re Hussein a Camille Chamoun. La missione, pur non avendo un carattere ufficiale, gli era stata affidata dal presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Amintore Fanfani, e si svolse pochi mesi dopo che importanti avvenimenti avevano mutato l’assetto mediorientale: la fondazione della Repubblica Araba Unita, il colpo di Stato che aveva rovesciato la monarchia filo-britannica in Iraq e l’intervento militare anglo-americano in Libano e Giordania. Il saggio, dopo averla contestualizzata nel quadro politico italiano e mediorientale, ne ricostruisce le tappe attraverso i dettagliati - e finora inediti - resoconti redatti dall’autorevole esponente del Partito repubblicano italiano, sottolineando la scaltrezza con cui Pacciardi seppe condurre i suoi colloqui e cercando di individuare gli intenti che spinsero Fanfani ad attribuirgli tale incarico.

Il saggio ricostruisce il modo in cui il conflitto arabo-israelo-palestinese viene percepito e rappresentato, nei sette anni che vanno dalla Guerra dei sei giorni (5-11 giugno 1967) alla guerra dello Yom Kippur (6-25 ottobre 1973), dagli organi di stampa del Pci (L’Unità), del Psiup (Mondo nuovo), del Psi (Avanti!), del Psdi (Umanità), del Pri (La Voce repubblicana) e di due gruppi della sinistra extraparlamentare sorti in seguito al ’68 (Il Manifesto e Lotta continua). In particolare, vengono analizzate le loro differenti valutazioni sul terzo conflitto arabo-israeliano; sulle priorità e gli ostacoli ad una soluzione della controversia che caratterizza il Medio Oriente; sullo Stato di Israele e i regimi nasseriano in Egitto e baathista in Siria; sul sionismo e il socialismo arabo; sulla riemersione della questione palestinese e il fenomeno del terrorismo palestinese; sul quarto conflitto arabo-israeliano e la crisi petrolifera ad esso collegata.

Claudio Calosi

Is the mind a quantum computer?

EPISTEMOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2013

The paper provides a critical assessment of Quantum Artificial Intelligence, roughly the view that the human mind can be effectively simulated by a quantum computer. In particular it raises several independent problems for such a view, namely a supervenience problem, a quantum measurement problem, a decoherence problem and an indiscernibility problem.

Claudio Calosi, Vincenzo Fano

A Threat for Physicalism: a new Gedankenexperiment

EPISTEMOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2012

We present a new thought experiment that raises a threat for Minimal Physicalism, i.e. the thesis according to which mental properties supervene on physical properties. Our proposal is an example of the so called hard problems in philosophy of mind, in particular the problem of maximal consciousness. We do not however presuppose anything about its very nature apart from the minimal, weak assumption that it is determined by first order mental properties. We argue that (i) either Minimal Physicalism is unable to give an adequate account of the new thought experiment we present or (ii) has to explain the fact that two numerically distinct but physically indistinguishable individuals have different maximal consciousness due to their spatial location. We contend that this last conclusion is strongly at variance with our contemporary scientific image of the world.

Claudio Calosi, Vincenzo Fano, Gino Tarozzi

Holism as an empirically meaningful metaphysical hypothesis

EPISTEMOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2012

Quantum mechanics is often credited for having clearly shown that the whole is something over and above the sum of its parts. We want to assess whether this is really the case, and if so, in what sense. We argue that there is indeed a sense in which this is true. Our argument is that even a weak realistic interpretation of quantum mechanics renders a particular metaphysical principle about property instantiation, that we label Property Compositional Determinateness, untenable. Yet there is another metaphysical principle about composition that is usually maintained to imply that composition of parts exhausts the whole they are part of, namely Mereological Extensionalism. In this case, contrary to widespread agreement, we argue that quantum mechanics does not provide any reason, either direct or indirect, to abandon such principle.

Claudio Calvaresi

Agenda urbana e community hub

TERRITORIO

Fascicolo: 84 / 2018

Negli anni recenti la città è tornata nell’agenda pubblica, nel mondo, in Europa e in parte anche nel nostro paese. In Italia, in particolare, stiamo assistendo a un ritorno di interesse per le politiche urbane, che ha caratteri contraddittori. L’ipotesi qui sostenuta è che le esperienze di community hub possono contribuire positivamente alla costruzione di una avanzata agenda urbana. Nell’articolo si argomenta in che modo e si prova a fornire raccomandazioni di policy sia sul piano sostantivo, sia su quello del processo. I community hub indicano una prospettiva fertile per affrontare la questione del riuso del patrimonio immobiliare pubblico dismesso o sottoutilizzato. I gestori sociali dei community hub sono nuovi attori della trasformazione della città con i quali è bene che l’agenda urbana faccia i conti. Le iniziative di creazione di community hub rappresentano delle leve per la rigenerazione delle periferie.

Claudio Calvaresi

Le aree interne, un problema di policy

TERRITORIO

Fascicolo: 74 / 2015

Questo articolo discute della Strategia nazionale sulle aree interne. Sostiene che compie una operazione di problem setting importante, basandosi su un policy design sofisticato. L’articolo ripercorre inoltre la nozione di area interna e identifica alcune implicazioni per le politiche territoriali, nella convinzione che la Strategia abbia diverse cose da insegnare ai modi e ai temi di intervento nelle aree marginali, aiuti a ridefinire il ruolo del progettista di politiche urbane, apra a scenari progettuali non banali