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Questo lavoro ha indagato il senso di appartenenza degli infermieri all’azienda ospedaliera, tenendo conto del genere, del reparto di afferenza e degli anni di permanenza nella struttura. Ulteriore obiettivo è stato quello di indagare la relazione tra il senso di appartenenza di questi operatori sanitari e altre variabili psicosociali, quali le percezioni di efficacia collettiva nella comunicazione in ambito ospedaliero, l’autoefficacia percepita nella comunicazione con il paziente, l’autoefficacia sociale e il burnout. È stato somministrato un questionario self-report a 840 infermieri (47% maschi e 53% femmine) che lavorano in aziende ospedaliere del Centro e del Sud Italia. I risultati hanno evidenziato livelli piuttosto elevati di senso di appartenenza alla struttura da parte degli infermieri (con differenze per anzianità di servizio e reparto di afferenza) e bassi livelli di burnout. È stato testato un modello di equazioni strutturali che ha evidenziato come il senso di appartenenza, insieme alle percezioni di autoefficacia comunicativa, risulti un predittore negativo di tutte le dimensioni del burnout. Sono risultati predittori del senso di appartenenza all’azienda ospedaliera le percezioni di efficacia collettiva e l’anzianità di servizio nello stesso ospedale.

Vincenza Laurora

Scenari e metafore della formazione

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2023

Il lavoro racconta l’esperienza di un intero anno formativo, il 2022, con lo scopo di cogliere la linea di sviluppo psichico che gli allievi se-guono per maturare capacità di ascolto psicoanalitico, contenimento e trasformazione dell’esperienza emozionale con l’Altro. Parte dalla de-scrizione dell’evento scientifico inaugurale in cui la SIPP accoglie i nuovi allievi per poi spostarsi sugli scenari delle giornate conclusive in ciascuna delle tre sedi. In questo secondo momento collegiale, sono gli allievi, per gruppo-classe, a raccontare la loro esperienza di apprendi-mento attraverso un loro scritto. Al centro del lavoro vi è la riflessione sulle metafore che gli allievi anno dopo anno producono per rappresentare sia il cammino che han-no compiuto che le condizioni didattiche che ne favoriscono lo sviluppo. Emerge una linea di sviluppo processuale nella formazione che parte dal radicamento nel gruppo-classe, guadagna spazi gruppali transizionali per il libero gioco tra le loro individualità, per approdare alla fine del quadriennio alla conquista di uno stile di lavoro personale e ad una capacità di relazione dialogante. L’esperienza della conclusione lascia intravedere la maturazione dei processi identificatori profondi alle figure formative che alimentano sotterraneamente e con discrezione il processo di crescita.

Vincenza Laurora

Il "doppio sogno" dell’analista: dal controtransfert all’autoanalisi

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2020

L’autrice racconta il processo di rielaborazione interiore messo in moto da un’esperienza di impasse nella scrittura clinica sul tema delle maternità eterologhe. A partire da un sogno di controtransfert, l’elaborazione necessaria a differenziare le componenti del legame co-stituitosi tra analista e paziente nel corso della cura, acquista la forma di un complesso travaglio che l’autrice, prendendo spunto dal racconto di Schnitzler Doppio sogno, chiama il "doppio sogno" dell’analista. L’argomentazione segue lo sviluppo di una catena associativa che lega insieme esperienza personale, esperienza clinica e riferimenti teorici e sfocia in una arricchente esperienza autoanalitica.

Il presente saggio è basato su un’osservazione etnografica del carcere legata a sei anni di laboratori di sociologia svolti all’interno di un polo universitario penitenziario. L’analisi si concentra sul rischio di essere coinvolti in dinamiche ambivalenti che non stabilizzano la creazione di spazi pubblici del dibattito e rendono instabile, opzionale, segregante (individualizzato) lo spazio\tempo dello studio. La proposta emersa dal campo è quella di creare spazi di confronto tra studenti dentro e stu-denti fuori dal carcere.

Lo studio si propone di analizzare le modalità discorsive attraverso le quali uomini e donne dai 30 ai 45 anni definiscono i passaggi focali della propria biografia e tentano di ricomporla come successione di "transizioni necessarie". Lo scopo è innanzi tutto interpretare il modo in cui essi riescono a ricomporre le diverse "carriere" (lavorative, affettive, familiari, genitoriali), poiché il susseguirsi di questi eventi ha perso ogni ordine prestabilito e ciascuno di noi è alla prese con processi di "risignificazione interna" (se vogliamo, ipersoggettiva) di un senso biografico non più codificato dall’esterno.

Questo lavoro tratta le opinioni delle giovani donne adulte circa la possibilità o meno di diventare madri. In particolare, il saggio è di interesse per capire se i "forum.net" intorno a questo tema sono i luoghi in cui prendere una posizione più chiara sui dilemmi di valori riguardanti la genitorialità. L’indagine si basa sull’analisi testuale delle conversazioni registrate nell’ambito di diversi forum.net caratterizzati dalla forma "un solo proponente e molti replicanti". Questi spazi comunicativi sembrano incoraggiare la condivisione di «pensieri comuni, ma comunemente rimossi», come dice una delle partecipanti. Si genera un contesto particolare in cui la presenza delle donne percepite come «simili ma non intime» permette la spiegazione di posizioni impopolari sulla vita delle donne, e mostra una complessa fantasia collettiva in cui l’idea di "buona vita femminile" è cambiata e non è facilmente compatibile con l’idea di "buona maternità", che invece sembra essere molto salda, si potrebbe anzi dire "tradizionale".

Vincenza Pellegrino

Conflitti ambientali e nuovi soggetti politici. Le rivolte "eco-epidemiologiche"

SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)

Fascicolo: 42 / 2011

Questo saggio ha come oggetto di riflessione i conflitti ambientali, i nuovi soggetti politici che ne sono protagonisti e le visioni collettive che paiono centrarsi in maniera inedita sulla cattiva gestione delle risorse locali e sui conseguenti rischi per la salute pubblica. Nuovi soggetti politici appunto (comitati, associazioni, movimenti) che operano l’articolazione fra discorsi scientifici (dati sull’inquinamento, previsioni ecc.) e discorsi politici (orientamenti valoriali e dibattiti sulle decisioni da prendere per il futuro). A partire da alcuni casi di studio (la questione dei rifiuti in Campania, quella degli inceneritori in Emilia Romagna) l’articolo conduce una breve analisi sulle forme argomentative adottate da questi gruppi, sulle modalità di intendere il rapporto con le istituzioni democratiche e con la scienza (con amministratori e\o con esperti), sui processi interni di leadership e sull’idea di ‘rivolta’ da condurre.

Vincenza Pellegrino, Maria Augusta Nicoli

What does citizens’ participation teach about the re-organization process of health care services?

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1En / 2012

The interactions between individuals and institutions become more complicated for many reasons: pressure for subjective recognition grows; polical sites where people can debate on health care issues and on the the values about clinical services are diminishing. In this sense, it is important to plan health care pathways developed with the collaboration between doctors and patients. Therefore citizens’ participation could be considered a way in order to re-think collectively the main structures of the local welfare.

Vincenza Pellegrino, Maria Augusta Nicoli

Cosa insegna la partecipazione del cittadino ai processi di ri-organizzazione dei servizi socio-sanitari?

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 1 / 2012

The interactions between individuals and institutions become more complicated for many reasons: pressure for subjective recognition grows; polical sites where people can debate on health care issues and on the the values about clinical services are diminishing. In this sense, it is important to plan health care pathways developed with the collaboration between doctors and patients. Therefore citizens’ participation could be considered a way in order to re-think collectively the main structures of the local welfare.

Vincenza Petyx

Camus e il dibattito sulla guerra d’Algeria. La solitudine del terrorista, l’esilio francese

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 1 / 2014

"I believe in justice, but I would defend my mother before justice". This statement by Camus came in the middle of the war in Algeria and caused a scandal. But, in the conflict between justice for the Algerian people and family affections, it reflected to some extent the contradiction he felt between "origin" (French) and "birth" (Algerian), which underlies his existential, political, and philosophical history. The significant moments in Camus’ life range from his philosophical education at the school of Jean Grenier in the thirties to his experiences in the Liberation group Combat, from his subsequent U-turn (revirement) on the historical role of violence to the critique of the Hegelian-Marxist "absolute" and revolutionary nihilism. Retracing these moments constitutes in the author’s intent the necessary preamble to reconstructing in its complexity the debate on the war in North Africa. The philosophical traces that, among utopian references and complaints of political messianism, substantiate Camus’ project for Algeria make it possible to extend the temporal horizon of the debate, redefine its terms and address a range of questions, not least that very controversial one concerning Camus’ silence in the face of the Algerian tragedy. Camus himself dealt with this silence in the Avant-Propos to Croniques Algériennes, written two years before his death. In his indictment of the cause of independence that united - despite the differences in philosophical perspective and the different political projects - the revolutionary anti-colonialism of Sartre and Francis Jeanson, the reformist proposal of Paul Ricoeur and Jean-Marie Domenach, and the realistic analysis of François Furet and Raymond Aron on the costs and the end to colonialism in Algeria, Camus claimed for himself the solitary search for a third way between repression and armed conflict, between colonialism and independence. But at the same time he recognized its "failure".