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Valentina Evangelista, Fausto Di Vincenzo

Dinamiche di collaborazione interospedaliera: un’analisi longitudinale nella regione Abruzzo

MECOSAN

Fascicolo: 92 / 2014

Il presente lavoro utilizza teorie e metodi di indagine propri dell’analisi delle reti sociali per studiare l’evoluzione dei network di collaborazione interorganizzativa tra i presidi ospedalieri della Regione Abruzzo nel triennio 2009-2011. Dall’analisi emerge che gli ospedali collaborano sulla base di un’intrinseca memoria costituita dalle relazioni pregresse e da meccanismi endogeni di auto-organizzazione della rete di assistenza. Anche il contesto aziendale di appartenenza, i posti letto, la distanza geografica dagli altri presidi, la percentuale di ammessi in emergenza e di ricoveri inappropriati incidono sulla propensione degli ospedali a collaborare. Le implicazioni per manager e policy makers sono discusse.

Valentina Erasmo

The Impossibility of a Paretian (Il)liberal. A Historical Review Around Sen’s Liberalism (1970-1996)

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2023

This paper provides a historical review of the two main debates around Sen’s liberalism between the Seventies and the Nineties since his "The Impossibility of a Paretian Liberal2 (1970). The first debat was published in the Journal of Political Economy and included several contributions, such as those of Hillinger and Lapham (1971), Sen’s reply to Hillinger and Lapham (1971) and Ng (1971). The second de- bate appeared in Analyse & Kritik and includes the contributions of Buchanan (1996), and Mueller (1996), along with Sen’s reply (1996). This analysis is histori- cally relevant because it offers the opportunity to explore both the evolution of the main critiques on: Sen’s liberalism and Sen’s replies within these 25 years. The most important observation of this paper is that these different perspectives, elaborated in different historical moments, reached the same conclusion, namely that Sen’s liber- alism is rather "illiberal".

Valentina Donati, Luigi Solano, Francesca Pecci, Stefano Persichetti, Andrea Colaci

Elaborazione scritta dell'esperienza ospedaliera e decorso post-operatorio: studio empirico su 40 soggetti con diversi livelli di alessitimia

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 3 / 2001

Numerose ricerche hanno riscontrato benefici effetti sulla salute fisica a seguito dell’applicazione di una tecnica di scrittura di eventi traumatici, ideata da Pennebaker. Scopo di questo studio è verificare gli effetti di tale tecnica sul decorso post-operatorio di 40 soggetti con diversi livelli di alessitimia, ricoverati in un reparto di Urologia in seguito a resezione di papil-lomi vescicali. A tutti i Ss., nel loro secondo giorno di ospedalizzazione, è stata somministrata la Twenty Item Toronto Alexithymia Scale (TAS-20).20 Ss., seguendo la procedura di Penne-baker, hanno scritto per tre giorni (20 minuti al giorno) della propria esperienza di ricovero e del vissuto relativo all’intervento da affrontare. Il gruppo di scrittura ha riportato meno giorni di degenza post-operatori nonché punteggi inferiori per quanto riguarda i sintomi fisici e psi-chici alla Symptom Check List 90, rispetto ai controlli. I Ss. con alta alessitimia presentano un maggior numero di giorni di degenza e maggiori punteggi di sintomi rispetto ai Ss. con bassa alessitimia; l’esame delle interazioni riscontrate evidenzia che l’effetto della scrittura sui giorni di degenza e sui sintomi riferiti è presente esclusivamente nei Ss. alessitimici. La tecnica di scrittura di Pennebaker, per i suoi benefici effetti sul decorso post-operatorio, si è dimostrata un efficace mezzo per affrontare il ricovero ospedaliero e l’intervento chirurgico. L’effetto sembra particolarmente evidente nei Ss. con alti punteggi di alessitimia, che ottengono tramite la scrit-tura gli stessi risultati, in termini di decorso post-operatorio, dei Ss. con bassa alessitimia.

Questo articolo vuole essere uno stimolo di riflessione circa il tema della scelta di mantenere o rivelare un segreto familiare. Partendo dall’analisi di un caso clinico, si cercherà di evidenziare come possano coesistere sia la necessità di protezione - propria di chi detiene il segreto - e quindi di non rivelazione, sia l’inevitabilità di condividere ed esplicitare le informazioni, mettendole a conoscenza di chi prima veniva escluso dal segreto, per il benessere personale del paziente e dell’intero sistema familiare. Queste due scelte verranno considerate come estremi di un continuum dove la possibilità di optare per una o l’altra strategia possono variare per tempi e modalità caso per caso.

Valentina Di Mattei, Antonio Prunas, Lucio Sarno

Il burnout negli operatori della salute mentale: quali interventi?

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 2 / 2004

Il costrutto del burnout è stato formulato da oltre trent’anni e strumenti con buone proprietà psicometriche per la sua valutazione e il suo assessment sono ormai di uso comune. Tuttavia, minore attenzione sembra essere stata rivolta dai ricercatori allo studio dell’efficacia degli interventi psicologici e organizzativi per la sua gestione in particolare nell’area della salute mentale. Obiettivo del presente studio è quello di offrire una panoramica degli interventi sul burnout in operatori della salute mentale prestando particolare attenzione alle prove di efficacia che li supportano. A tale scopo, la letteratura sul tema degli interventi terapeutici per la gestione della sindrome del burnout in operatori della salute mentale è stata raccolta attraverso le banche dati Medline e PsychInfo estendendo la ricerca a partire dal 1980. Il panorama degli interventi terapeutici proposti è alquanto ampio e spazia da approcci centrati sull’individuo (counseling e psicoterapia), ad interventi di gruppo, a livello organizzativo e strategie di auto-aiuto. Tuttavia, gli studi controllati sull’efficacia di tali approcci sono assai limitati pertanto le conclusioni che se ne possono trarre rappresentano esclusivamente delle considerazioni preliminari; in generale, emerge che gli interventi più efficaci siano quelli che agiscono contemporaneamente a vari livelli. Si è ancora molto lontani dalla formulazione di strategie d’intervento manualizzate e di efficacia verificata empiricamente. Diversi contributi presentano evidenti limiti metodologici soprattutto relativamente alla scarsa ampiezza dei campioni esaminati, all’assenza di gruppi di controllo e alla valutazione dell’efficacia di più di un intervento alla volta. Inoltre, si impone la necessità che studi successivi focalizzino maggiormente l’attenzione sugli altri profili professionali dell’area in oggetto e non soltanto sul personale infermieristico.

Valentina Dessì, Matteo Clementi

Carbon neutral urban farming: scenarios and perspectives

TERRITORIO

Fascicolo: 108-109 / 2024

This article introduces a section that collects contributions from two research studies on urban agriculture – Bize_UrFarm and strame. The themes reported in the following articles have many points in common, starting with the fact that they all intercept the urban built environment, with its infrastructure (overpasses, disused constructions and railways...) and buildings with different functions. They both aim to identify its potential, with analysis and mappings from the large scale of the city, and then defining intervention strategies at the medium-to-small scale of the architectural object and its parts, roofs, blind facades, and service spaces that can contribute to the creation of a productive green infrastructure capable of improving the environmental and social aspects of the city.

Valentina Dessì

Urban quality and environmental resilience at the edge

TERRITORIO

Fascicolo: 103 / 2022

The perception of a margin, a limit connected to the urban fringe concept, is recurrent in this paper and observed from different points of view. The ippc 2022 report on climate change states that there is a limit to climate change adaptation, a dynamic threshold that changes according to the ‘health’ of ecosystems. On the other hand, the limit also indicates the physical passage between two conditions, often hybrid, uncertain, and even degraded, but which can represent an opportunity for transition (dynamic concept). This paper describes some strategies (shading systems, vegetation, urban materials) that can overcome physical barriers and improve both the environmental and the fruition conditions of marginal areas.

Valentina De Marchi, Roberto Grandinetti, Riccardo Voltani

Come stanno cambiando le economie regionali. Un confronto tra Veneto, Piemonte, e Puglia

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2014

In questo studio vengono confrontate le dinamiche recenti di tre economie regionali: Piemonte, Veneto e Puglia. In passato queste regioni hanno rappresentato situazioni emblematiche di tre modelli di sviluppo diversi: il Piemonte nella parte industrialmente più evoluta del Paese (la "prima" Italia); il Veneto della "terza" Italia; la Puglia che si affrancava dall’arretratezza industriale del Mezzogiorno (la "seconda" Italia) per alimentare la cosiddetta "via adriatica allo sviluppo". L’analisi delle fonti statistiche disponibili ha portato a individuare significativi cambiamenti nelle economie delle tre regioni, che possono essere riassunti in cinque punti essenziali: la contrazione delle attività manifatturiere e lo sviluppo dei servizi alle imprese, in particolare di quelli ad alto contenuto di conoscenza; i processi di crescita aziendale e il diffondersi di assetti diversi dal modello familistico; le differenze settoriali della natalità aziendale e l’emergere di nuove forme creazione di impresa; il coinvolgimento delle imprese nei processi di innovazione; la ricerca, da parte delle imprese, di economie esterne oltre i confini dei distretti industriali. Lungo queste direttrici generali di evoluzione le tre regioni si collocano in posizioni diverse e il quadro che emerge è profondamente cambiato rispetto a quello che avevamo conosciuto in passato.

Valentina De Marchi, Roberto Grandinetti

Idee in discussione

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 1 / 2016

Valentina De Marchi, Riccardo Voltani

Aziende distrettuali e non distrettuali a confronto: le performance nel settore orafo italiano

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 1 / 2014

Il presente contributo si inserisce nel filone di ricerca che studia le trasformazioni in atto nei distretti industriali e in particolare si pone l’obiettivo di verificare se le aziende che vi si localizzino godano (ancora) di vantaggi differenziali o meno. Per rispondere a questa domanda ci si focalizza su uno dei principali comparti del manifatturiero-moda del Made in Italy, il settore orafo-argentiero, caratterizzato da una configurazione prettamente distrettuale. I tre distretti orafi attivi in Italia - il distretto di Arezzo, Valenza Po e Vicenza - rappresentano da soli quasi tre quarti dell’export nazionale. Riconosciuti a livello internazionale, tali distretti sono entrati ora in una profonda crisi: l’attuale recessione, ha contribuito ad aggravare la sofferenza di un sistema produttivo già in crisi per diverse motivazioni, prima fra tutte la globalizzazione. In tale contesto, si sono studiate le recenti dinamiche dei vari distretti del settore, utilizzando dati relativi alle performance economico-finanziare delle aziende, confrontando le aree distrettuali con quelle non-distrettuali specializzate negli stessi settori. Il confronto suggerisce che il vantaggio competitivo del quale godevano in passato le imprese localizzate all’interno di un distretto, rispetto a quelle non facenti parte di tali organizzazioni produttive, si è fortemente ridotto, tanto che non sembra più possibile parlare dell’esistenza di un vantaggio differenziale.

Valentina De Marchi, Gary Gereffi, Roberto Grandinetti

Distretti che evolvono nelle catene globali del valore: lezioni di resilienza dal Veneto

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2017

I distretti industriali sono molto cambiati da come descritti nelle iniziali opere di Beccatini e colleghi, evolvendosi in forme diverse tra loro. Tre traiettorie evolutive sembrano poter descrivere tale multiforme, recente, trasformazione: declino, gerarchizzazione e resilienza. Dopo aver descritto come si caratterizzano tali traiettorie, il presente articolo si focalizza sulle traiettorie di resilienza. Sulla base delle esperienze del distretto della calzatura della Riviera del Brenta e dello Sportsystem di Montebelluna, questo articolo discute le determinanti delle traiettorie di resilienza, a partire dalla prospettiva delle catene globali del valore, sottolineando l’importanza della presenza di imprese leader globali e di un vasto numero di attori dinamici locali.

Valentina De Marchi, Eleonora Di Maria, Katharina Spraul

Collaborazioni università-impresa: i risultati sul fronte dell’eco-innovazione

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2018

Lo studio analizza le caratteristiche e i risultati delle collaborazioni università-impresa legati all’innovazione orientata alla sostenibilità, sulla base dell’analisi di una banca dati originale di oltre 350 contratti di consulenza e ricerca realizzati da oltre 70 professori specializzati in discipline connesse alla sostenibilità ambientale dell’Università di Padova (periodo 2008-2012). Ne emerge che le performance economico-finanziarie delle imprese che collaborano sono positivamente associate alla collaborazione con l’Università; maggiore è il numero di contratti, migliore la performance economica. Tale vantaggio è maggiore per le imprese più piccole, non manifatturiere e localizzate fuori dal Veneto. Al contrario, il coinvolgimento dei professori con imprese per supportare innovazione ambientale non contribuisce a migliori performance di ricerca, misurate in termini di pubblicazioni. Le caratteristiche della rete del professore impattano invece sulle sue performance di ricerca.

Valentina De Marchi, Eleonora Di Maria, Ambra Galeazzo

Modelli di business nelle imprese ad alto tasso di sostenibilità: un focus su b corp e società benefit in Italia

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

Per le imprese orientate a considerare le sostenibilità tra i propri obiettivi, la sfida è quella di innovare il proprio modello di business coniugando aspetti di sostenibilità ambientale, sociale e economica, attraverso nuove forme di produzione e distribuzione del valore. Un’indagine condotta su circa 50 imprese B Corp e Società Benefit italiane nel corso del 2018 ha evidenziato come tali imprese puntino a sviluppare nuovi servizi di consulenza a supporto della diffusione di modelli sostenibili su vasta scala per massimizzare i benefici della sostenibilità. Intervengono soprattutto a trasformare le attività di marketing, i processi informativi e le relazioni di filiera, puntando sul coinvolgimento fondamentale dei dipendenti e motivate da fattori etici e di networking. Elemento chiave è rappresentato dalla comunicazione per valorizzare gli investimenti e il percorso di innovazione avviato.

Valentina De Marchi, Eleonora Di Maria

Eco-innovazione, relazioni di fornitura e implicazioni per la comunicazione nelle piccole imprese: un focus sulla moda italiana

MERCATI E COMPETITIVITÀ

Fascicolo: 4 / 2015

L’articolo si pone come obiettivo l’analisi delle strategie ambientali delle PMI nel comparto della moda e le interdipendenze tra eco-innovazione, relazioni di fornitura e strategie di comunicazione di imprese che basano il proprio vantaggio competitivo sulla sostenibilità. Attraverso l’analisi di tre piccole imprese born green, i nostri risultati mostrano che per incrementare il valore intangibile dei prodotti legati alla sostenibilità ambientale le strategie di comunicazione delle imprese devono combinare un’approfondita informazione in merito alla gestione delle proprie reti di fornitura e un coinvolgimento attivo dei consumatori, anche attraverso scelte distributive originali.

Valentina De Marchi, Eleonora Di Maria

Competitività, imprenditorialità e immigrazione. Il caso del Veneto

ARGOMENTI

Fascicolo: 24 / 2008

Competitività, imprenditorialità e immigrazione. Il caso del Veneto - In un contesto economico sempre più dinamico e competitivo, la capacità di un territorio di attrarre risorse umane qualificate si dimostra una caratteristica chiave per accrescere la propria competitività in un mercato sempre più globalizzato. In questa prospettiva il contributo dell’immigrazione alla competitività dei sistemi economici è stato studiato soprattutto analizzandone il ruolo nel mercato del lavoro. Seguendo un recente approccio teorico e metodologico sviluppatosi nel contesto americano, il paper analizza la relazione tra immigrazione, imprenditorialità e competitività, focalizzando l’attenzione sulle imprese con imprenditore immigrato considerandone anche il percorso formativo. Il presente lavoro approfondisce questa tematica analizzando i risultati di una ricerca quantitativa condotta tra imprenditori immigrati a capo di aziende manifatturiere e di servizi in Veneto, atta ad analizzarne caratteristiche, motivazioni e l’apporto che forniscono all’economia locale. I risultati dell’analisi rappresentata in questo paper indicano che gli imprenditori di origine immigrata possono rappresentare una risorsa importante per l’economia locale, attraverso percorsi imprenditoriali originali che valorizzano in molti casi la formazione e le competenze dell’immigrato. Enormi potenzialità vi sono ancora sul fronte dello sviluppo di processi di internazionalizzazione che facciano leva sulle imprese etniche così come dal punto di vista del sistema formativo. Parole chiave: Imprenditorialità etnica, Immigrazione, Veneto, Istruzione, Competitività.