The search has found 104906 titles
La povertà energetica sta acquisendo rilevanza nel dibattito pubblico dopo oltre un decennio di studi accademici di respiro interdisciplinare, dedicati a definizioni, misurazioni, specificità geografiche, e strategie di contrasto del fenomeno. Infatti, le Amministrazioni pubbliche stanno recentemente maturando una particolare attenzione rivolta al tema, cercando di intensificare gli impegni locali di decarbonizzazione e neutralità climatica, integrandoli con sistemi di protezione degli utenti più vulnerabili, nonostante la compresenza di diverse sfide e complessità nel supportare le famiglie in difficoltà. Utilizzando la lente analitica dell’eco-welfare come paradigma che permette di interpretare la povertà energetica come tema all’intersezione fra la dimensione sociale e la dimensione ambientale del benessere, questo articolo si pone l’obiettivo di fornire una riflessione accurata sulla dimensione urbana della povertà energetica, utilizzando due riflessioni tra ricerca e governo pubblico con il fine di fornire indicazioni utili a studiosi, practitioners e decisori pubblici sull’analisi socio-ambientale del fenomeno e sugli elementi critici da considerare per lo sviluppo di mirate azioni di contrasto.
Il saggio affronta il tema della toponomastica come strumento di rafforzamento del sentimento nazionale dopo l’annessione di Milano al regno di Sardegna e successivamente allo stato italiano. Sono stati presi in considerazione i dibattiti in seno al Consiglio comunale circa il valore evocativo della titolazione delle strade ai principali simboli del Risorgimento nazionale e ai personaggi eccellenti nel campo delle lettere, delle arti, delle scienze, con particolare riferimento a quelli, nati a Milano o qui provvisoriamente residenti in qualche tempo, che hanno influenzato la vita civile, artistica e letteraria della città. L’operazione di "costruzione della memoria" lega insieme la necessità di razionalizzare e modernizzare la città che si apprestava a diventare la "capitale morale" dello stato unitario (come confermato nella legislazione comunale e provinciale del 1865) con la preoccupazione di tenere vive le memorie locali, da far convivere in armonia con l’azione di costruzione della nazione dal punto di vista della lingua e delle memorie collettive. Ciò si unisce alla determinazione di celebrare i principali eventi della storia civile affiggendo lapidi come sintesi di un compendio della storia locale da offrire per la costruzione del popolo.
L’obiettivo di questo articolo è di analizzare le rappresentazioni di genere veicolate da una serie di narrazioni autobiografiche prodotte da ex militanti di organizzazioni armate italiane attive durante gli "anni di piombo". Una particolare attenzione sarà riservata al ruolo giocato dai riferimenti al femminismo per come emergono dalla proposta identitaria autobiografica degli autori e per come influiscono nella ridefinizione relazionale delle loro rappresentazioni di genere sulla scena pubblica. Come si vedrà, nelle loro scritture le militanti affrontano esplicitamente queste tematiche integrandole attivamente nelle immagini di sé che propongono ai lettori, contrariamenti a quanto fanno gli autori uomini. Attraverso un’analisi biografica, l’articolo mostrerà l’utilizzo e l’impatto di queste costruzioni culturali di genere nel processo di "memorializzazione" pubblica del fenomeno armato di estrema sinistra in Italia.
L’obiettivo dell’articolo è di proporre una elaborazione delle nozioni di "abitare" e di "memoria" nell’ambito dell’antropologia urbana. Attraverso la prospettiva di Heidegger sull’abitare (bauen) e la rilettura di Ingold sulla "prospettiva dell’abitare" (dwelling perspective), questo articolo analizza come una città elabora la memoria del suo passato e immagina il suo futuro. Il caso di Sesto San Giovanni mostra come i siti industriali del passato possano diventare parte di un immaginario materiale collettivo.
Michael Taussig è uno dei rappresentanti più originali e provocatori della cosiddetta "etnografia postmoderna". I suoi scritti sono stati influenzati dalla teoria critica della Scuola di Francoforte ed, in particolar modo, dalla prospettiva "micrologica" di Walter Benjamin. In questo articolo prendo in esame alcune delle questioni che sono centrali nelle riflessioni sviluppate da questo antropologo tra gli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta. Più nello specifico, mi soffermo su tre questioni, tra di loro interrelate, che riassumo in tre parole chiave: feticismo, violenza e Stato. L?obiettivo è mostrare come Taussig ha elaborato una proposta teorica coerente con l?idea che l?antropologia debba abbandonare ogni pretesa di innocenza e di oggettività per farsi critica culturale radicale.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è un organo di recente istituzione che suscita grande interesse, per la sua difficile collocazione nel sistema istituzionale italiano ed europeo. Il primo punto di interesse è la stessa composizione dell’Autorità (Presidente + Commissari), rimessa alle volontà incrociate di Governo e Parlamento, con la necessaria ricerca di equilibri tra maggioranza e opposizione. Secondo punto di interesse è il settore regolato dall’Autorità: per comunicazione, infatti, bisogna ormai intendere sia la telefonia e le altre forme di comunicazione interindividuale, sia la stampa e le forme di manifestazione del pensiero, rivolte ad un numero indefinito di destinatari. L’Autorità regolamenta dunque i settori compresi negli artt. 15 e 21 Cost., per la prima volta unificati nel comune concetto di "comunicazione". Terzo punto di interesse sono le funzioni esercitate dall’Autorità in relazione alla tradizionale tripartizione dei poteri: e tutto ciò da due differenti punti di vista. Da un lato, infatti, l’Autorità si pone nel sistema istituzionale come elemento di rottura della tradizionale tripartizione tra Parlamento, Governo e Magistratura. D’altro lato, paradossalmente, la stessa Autorità sembra in conflitto col principio della separazione dei poteri, assommando in sé funzioni normative, amministrative e paragiurisdizionali. Quarto punto di interesse si può ritrovare, quale conseguenza del precedente, nel fatto che l’Autorità si riveli spia della crisi della forma di governo parlamentare disegnata dalla Costituzione. E questo, anche e soprattutto in riferimento all’analisi della crisi del sistema delle fonti-atto. Quinto punto di interesse è senz’altro la posizione dell’Autorità in relazione al processo di unificazione europea. L’A.G.C. sembra infatti essere un’importante testa di ponte, un frammento del costituzionalismo
The article focuses on the evolution of the military technical corps in France between the mid-Eighteenth century and the Restoration, and proposes for them the notion of "State corporation". This phase - an intermediate one between the corps de métier and the corps d’État - was attained first by the engineers and the artillery. These corps selected their officers by competitive examination, which functioned both as an intellectual filter and a social one. The distinction generated by this filter - nurtured by an elitist approach based on meritocracy was not overridden by the Revolution. On the contrary, it was further consecrated by the creation of the École polytechnique, which soon became controlled by the military technical corps. The "State corporation" model was then extended through the École polytechnique to the geographical engineers and the civil public services. The institutional conflicts among the technical corps during the National Constituent Assembly and those between them and the École polytechnique (1794-1799) are analyzed along these interpretative lines. While the former show their corporative resistance of geographical engineers in the name of equality, the latter bring out their corporative resistance to external education of candidates.
Un rinnovato interesse ad investire nell’agricoltura africana accresce le pressioni commerciali sulla terra. Normative nazionali, internazionali e transnazionali determinano diritti; obblighi; meccanismi di esecuzione; arene per negoziato e contestazione tra i molteplici attori che gli investimenti agricoli mettono in contatto. Eredità storiche e sviluppi recenti hanno favorito la creazione di un regime giuridico che è volto a favorire i flussi di investimento, più che ad assicurare che tali flussi portino benefici alle popolazioni nei Paesi riceventi. Per promuovere investimenti inclusivi nell’agricoltura, è necessario ripensare aspetti importanti del diritto, e rafforzare le capacità locali di esercitare diritti in modo efficace.