Il saggio indaga uno studio locale finora inesplorato: il funzionamento dell’apparato di protezione antiaerea a Catania durante il secondo conflitto mondiale. Alla base dell’articolo vi è una ricerca originale, condotta su fonti inedite e conservate presso l’Archivio di Stato di Catania, l’Archivio Centrale dello Stato, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e il Museo dello Sbarco a Catania. Il focus è posto non sulla difesa attiva, ovvero l’artiglieria contraerea, bensì su quella passiva, comprendente tutti i mezzi impiegati per proteggere persone e cose. Dopo un breve resoconto delle misure adottate in città, lo studio analizza il principale strumento di difesa passiva: l’edilizia antiaerea. La galassia dei ricoveri antiaerei spaziava dagli ampi rifugi pubblici ai più ristretti ricoveri casalinghi, passando per i rifugi scolastici. Si documenta lo stato dei rifugi all’inizio e alla fine delle ostilità, analizzandone lo scarso livello di adeguatezza. Furono proprio i ricoveri antiaerei i luoghi simbolo della nuova quotidianità cittadina, stretta fra la costante minaccia aerea e le crescenti privazioni materiali. La prospettiva dei civili sulla guerra, in particolare quella aerea, viene restituita dai resoconti della Censura di guerra e della Questura. Da tali documenti emergono l’andamento del morale cittadino e, soprattutto, il progressivo scollamento che i bombardamenti alleati produssero fra regime e cittadini.