cod. 230.75
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cod. 230.75
Nel tempo, la rigenerazione territoriale è stata al centro di politiche pubbliche in contesti rurali, urbani e periurbani, con l'obiettivo di promuovere inclusione sociale, educazione, sostenibilità ambientale e riqualificazione. In questo quadro, le istituzioni hanno favorito partenariati pubblico-privato, coinvolgendo cittadini e associazioni per sviluppare nuovi legami relazionali e reti collaborative. Un esempio significativo di questi processi sono gli orti urbani e periurbani, intesi come spazi di coltivazione, ma anche come luoghi di sperimentazione civica, coesione comunitaria e innovazione sociale. Il presente articolo riporta i risultati iniziali di una ricerca sull’agricoltura sociale e la rigenerazione rurale, periurbana e urbana. Partendo dal paradigma dell’economia civile e dall’ecologia integrale, lo studio analizza quattro esperienze – OrtiAlti a Torino, Le Serre dei Giardini a Bologna, Orti Urbani San Miniato (Siena) e l’Orto Sociale di Ponticelli a Napoli – per esplorare come gli orti civici, intesi come dispositivi multifunzionali, promuovano coesione sociale, inclusione, educazione e innovazione civica. Tali esperienze si inseriscono nelle riflessioni del Piano d’Azione Europeo per l’Economia Sociale (2021-2030), dei Patti di collaborazione promossi da Labsus e delle pratiche di amministrazione condivisa. Il contributo propone una cornice teorica e analitica per leggere queste esperienze territoriali, evidenziando la disomogeneità nei processi di compartecipazione e i limiti delle politiche pubbliche nel valorizzarle pienamente. Si sostiene la necessità di ripensare le politiche di rigenerazione, riconoscendo il potenziale trasformativo degli orti e di altri spazi civici per uno sviluppo sostenibile, civile e integrato.
Il contributo esplora le condizioni di vita e alcuni aspetti della cultura dei giovani delle aree interne, interessate da forte spopolamento, degiovanimento della popolazione, crescente desertificazione dei servizi essenziali. Propone un approfondimento sul loro orientamento a restare/partire, l’attaccamento ai luoghi e la propensione a prendere parte alla vita pubblica. Contiene un confronto con le posizioni degli adulti sulle stesse questioni. La ricerca si in-serisce nel filone di studi sulle aree interne in Italia e utilizza i dati raccolti attraverso mille interviste telefoniche a residenti delle aree interne calabresi (572 a giovani 18-39enni e 428 a genitori con figli minorenni) e un focus group con universitari originari degli stessi comuni. Evidenzia l’esistenza di una maggioranza di giovani interessata a vivere in piccoli o piccolissimi pae-si e ne indaga le motivazioni. Analizza il legame positivo tra questa voglia di restare e la partecipazione alla vita pubblica.
L’articolo propone una riflessione su un tema molto frequentato nell’ambito del dibattito attuale sulla città: quello della conversione ecologica della città contemporanea. L’autrice abbandona le correnti retoriche legate all’eccessiva ingegnerizzazione del progetto urbanistico e all’opposto alle teorie, pur suggestive, dell’envelopement per rintracciare all’interno della tradizione modernista delle discipline del progetto urbano un filone di studi e sperimentazioni sulla città sostenibile e rinnovabile.
- Francesco Benigno, Vincenzo Lavenia (2021) Peccato o crimine. La Chiesa di fronte alla pedofilia
- Raffaella Sette, Simone Tuzza (2021) Promuovere ambienti educativi sicuri. Prevenire gli abusi nei contesti ecclesiali
Alcuni dispositivi utilizzati durante l’epidemia Covid-19 per controllare la pau-ra hanno diminuito il potere statale, aumentato quello digitale e generato nuove paure. Dopo un anno di pandemia, si assiste a una vera e propria depolicitizzazio-ne della paura, che rischia di allungare molto l’uscita dall’attuale crisi sanitaria e di produrre per il futuro delle disastrose conseguenze. La tesi dell’articolo è che per affrontare la pandemia nei sistemi democratici sia necessaria un’altra cultura del controllo sociale basata su un sostanziale riposi-zionamento nei confronti della paura da parte dei governi e della città.
L’articolo analizza il concetto di "paura liquida" nel pensiero di Zygmunt Bauman e lo interseca con il ruolo che gli intellettuali possono o potrebbero avere nel far fronte all’incertezza e all’insicurezza sociale. In un primo momento vengono trattati, da un lato, il rapporto tra paura, male e conoscenza, e dall’altro, il tema della "paura fai da te". In un secondo momento si prendono in esame le strategie (o dei "pensieri contro la paura") che, secondo la prospettiva di Bauman, possono essere messe in atto rispettivamente dagli individui e dagli intellettuali (dai sociologi).