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Viene qui pubblicata una selezione della produzione recente nell’ambito dell’ipnosi. Gli articoli di cui si trovano gli abstract sono stati selezionati in ragione della loro rilevanza nel campo della ricerca attuale, con particolare rilievo alle revi-sioni, per il loro forte apporto all’avanzamento delle nostre sempre più solide co-noscenze cliniche e teoriche. Una selezione di riassunti meno recenti è offerta ad integrazione degli scorsi numeri della Rivista.
Abbiamo realizzato questa intervista con Julie Linden, parlando di lei, della sua esperienza con l’ipnosi ericksoniana e con l’ISH, della sua storia professionale e personale, delle donne e l’ipnosi, delle prospettive dell’ipnosi.
Una storia di formazione, palesemente autobiografica e drammatica, che ri-percorre l’esordio cinematografico di Steven Spielberg. Le tematiche si snodano lungo un contesto familiare di inizio anni ’50 in cui il protagonista snocciola e met-te in discussione, pellicola dopo pellicola, tematiche cruente come le famiglie disfunzionali, il divorzio, i primi amori, le difficoltà scolastiche, il bullismo e i disordi-ni mentali.
Questa è la storia del viaggio di una lumaca che, stanca di restare nella sua tranquilla zona di comfort, decide di separarsi dal suo gruppo per trovare la sua identità, un suo nome, il motivo della sua lentezza. Questo è un percorso alla sco-perta delle emozioni e delle proprie caratteristiche personali: curiosità, ribellione, paura, coraggio, determinazione.
La mindfulness, consapevolezza di sé, è ormai entrata a far parte di diverse tecniche psicoterapeutiche, come supporto e integrazione di un lavoro di cambiamento e di apertura della mente a nuove prospettive esistenziali. Numerosi sono i contributi in tal senso disponibili nella letteratura scientifica. In questo articolo riportiamo un caso clinico di violenza nelle relazioni intime (intimate partner violence) subita da una giovane donna e da noi trattato con l’utilizzo combinato di ipno-si Ericksoniana e mindfulness applicata secondo il metodo del neurologo Vittoz. Nell’articolo si presenta l’aggiunta della consapevolezza di piena coscienza al trat-tamento ipnotico quale valida integrazione terapeutica e valido supporto nel facilitare l’investigazione delle esperienze ipnotiche sperimentate.
Ognuno di noi vive, nella propria esistenza, l’esperienza di una situazione stres-sante che potrebbe tradursi, quando viene a mancare uno spontaneo processo di elaborazione adattiva intrapsichica, in un disturbo da stress che può evolvere in “post-traumatico da stress”. Tale disturbo si ripercuote, con differenti modalità soggettive, in dinamiche disfunzionali, così da interferire nella quotidianità, limi-tando la libertà di pensiero e di azione della persona. In base ai dati emersi da una sperimentazione effettuata in piena pandemia, e di conseguenza, in numero limi-tato, si evidenzia come la psicoterapia ipnotica possa essere un approccio elettivo nel trattamento dei disturbi da stress acuto e nel DSPT. Lo studio si prefiggeva di dimostrare sperimentalmente, attraverso l’analisi della variabilità di due parametri fisiologici, i cambiamenti nella risposta galvanica della pelle (GSR) e la variabilità della frequenza cardiaca (HRV). Sono stati quindi presi in considerazione gli esiti della misurazione di due parametri fisiologici correlati all’ansia e all’eccitazione emotiva durante la fase di rivisitazione dell’evento traumatico e durante la succes-siva fase del “cambiamento di storia” come reinterpretazione dell’evento. I risulta-ti ottenuti depongono a favore dell’efficacia dell’ipnosi e della possibilità di intro-durvi nuove ipotesi di lavoro.
Segnali esterni convertiti in impulsi elettrici giungono al cervello e vengono inte-grati nei centri nervosi in frequenze specifiche di oscillazione d’onda. Diventano rappresentazioni simboliche che la mente confronta con le frequenze trasmesse da esperienze precedenti. I simboli, fra cui le parole con il loro significato, vengono trasdotti dal complesso d’onda che trasmette in entrata l’informazione. Il pensiero stesso in sincronia con il complesso d’onda è in grado di trasferire il proprio contenuto al cervello. Il significato attribuito ai simboli/immagini, le sensazioni e le aspettative accomunano i fenomeni.
Storicamente tecniche dirette di induzione ipnotica hanno goduto di un posto di rilievo nell’arsenale del clinico e del ricercatore. Le tecniche indirette, introdotte da M. Erickson come approccio finalizzato a bypassare le resistenze di taluni pa-zienti, sono diventate nel tempo lo standard di riferimento della Nuova Ipnosi. L’asserito vantaggio delle tecniche indirette su quelle dirette si basa sulla formulazione di uno stile permissivo che offre al soggetto una vasta latitudine di risposte appropriate esperienziali e comportamentali. Le suggestioni indirette fanno uso di un’ampia varietà di interventi terapeutici che coprono tutte le possibili alternative e offrono al soggetto una scelta di comportamenti terapeuticamente utili, inclu-dendo l’uso di metafore, storie, paradossi e doppi legami. La popolarità di queste suggestioni indirette ha progredito al passo con la popolarità dell’ipnosi ericksonia-na, della quale sono diventata l’emblema. Ma le tecniche indirette sono realmente superiori a quelle dirette? Una revisione della letteratura suggerisce tre conclusioni sulle ipotesi ericksoniane: (a) contrariamente alle opinioni di fonte ericksoniana, lo stile suggestivo indiretto ha scarso effetto sulla risposta obiettiva ai test ipnotici; (b) studi sul dolore indotto in clinica e in laboratorio hanno prodotto risultati contraddittori, tuttavia, i migliori studi controllati non hanno dimostrato una evidente su-periorità delle tecniche indirette su quelle dirette e (c) vi sono prove insufficienti per concludere che l’ipnotizzabilità del cliente sia sostanzialmente una funzione dell’abilità dell’ipnotizzatore. In conclusione, l’evidenza disponibile non consente di affermare la superiorità assoluta delle metodiche indirette su quelle dirette, men-tre il principio di parsimonia suggerisce che l’adozione di tecniche dirette o indirette debba essere valutata caso per caso e non indiscriminatamente, privilegiando un approccio eclettico, non autoreferenziale, più appropriato e funzionale. È giunto il momento di smitizzare alcuni assiomi ericksoniani, per evitare che la Nuova Ipno-si rimanga isolata dal dibattito della comunità scientifica e venga relegata ad una pratica apodittica e non supportata dall’evidenza.
- Tra legalità e legittimità in Max Weber. Note a partire dal libro di Realino
Marra, L’eredità di Max Weber. Cultura, diritto e realtà, il Mulino, 2022
(Adalberto Perulli)
- Forme e modelli del ritorno dello Stato nell’economia: una rassegna
ragionata del dibattito più recente (Luigi Sica)
- La Federal Trade Commission vieta i patti di non concorrenza (Andrea
Garnero e Lorenzo G. Luisetto)
- Recensione a S. Gallo, F. Loreto, Storia del lavoro nell’Italia contemporanea,
Bologna, il Mulino, 2023 (Paolo Passaniti)
- Recensione a M.K. García Landaburú, La participacíon sindical en el
control del las cadenas mundiales de suministro. El caso Inditex como
referente internacional, Editorial Bomarzo, 2023 (Mariangela Zito)
- Recensione a C. Estlund, How Workplace Bonds Strengthen a Diverse
Democracy, Oxford University Press, 2003 (Laura Dolazza)
Il contributo presenta criticamente il recente Accordo siglato in Spagna tra sindacati e imprese per l’occupazione e la contrattazione collettiva (2023-2025).
L’Autore esamina il recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui anche la retribuzione minima stabilita dal contratto collettivo di categoria sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative è soggetto al sindacato giudiziale di rispetto dei criteri di sufficienza e proporzionalità di cui all’art. 36 Cost. e, ove non confor- me, sostituito con la retribuzione stabilita dal contratto collettivo della categoria “più affine”. L’Autore argomenta che tale orientamento giurisprudenziale è idoneo ad assicurare la garan- zia della “sufficienza” della retribuzione quale valore assoluto indipendente dal mercato, ma non anche la “proporzionalità”, che è necessariamente una variabile dipendente dal mercato e dai rapporti di forza tra le parti sociali. Queste ultime verrebbero di fatto commissariate dal giudice qualora questo fosse legittimato a sostituire integralmente le previsioni in materia di retribuzione di un contratto collettivo con quelle negoziate per una diversa categoria contrat- tuale. Secondo l’Autore, non solo il giudice, ma anche il legislatore possono ergersi ad auto- rità salariale soltanto per determinare la retribuzione sufficiente, ma non quella proporzionata che è necessariamente determinata dalle parti sociali seppur sopra la soglia della sufficienza. È pertanto auspicabile rafforzare il ruolo di quest’ultime, adottando anche per determinare la retribuzione minima garantita dalla Costituzione il metodo applicato per determinare il mi- nimo imponibile per la contribuzione previdenziale in rapporto alla retribuzione stabilita dal contratto “più applicato” in seno a categorie merceologiche disegnate dal legislatore in corri- spondenza ai codici di classificazione delle imprese ai fini statistici e contributivi.
Il saggio cerca di evidenziare le questioni di carattere generale sollevate dalle recenti sentenze della Corte di cassazione sui criteri di adeguamento delle retribuzioni al precetto costituzionale con riferimento alla natura dell’art. 36 Cost., ai criteri utilizzabili per la sua concretizzazione ed al rapporto che intercorre tra alcuni dei criteri utilizzati dal legislatore con il principio di libertà sindacale.
Il saggio analizza il sistema di azionariato dei lavoratori implementato da EssilorLuxottica S.A. e ne mette in evidenza tanto gli elementi di innovazione quanto le contrad- dizioni. Dopo aver ripercorso la storia di questa società e l’evoluzione della partecipazione economica al suo interno, viene esposta la struttura del piano di azionariato Boost, distinguendo il profilo economico-individuale da quello collettivo-partecipativo, al fine di comprendere se e in che misura questa esperienza si discosta dalla tradizionale visione dell’azionariato dei dipendenti come incentivo economico.