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Una delle sfide più avvincenti della globalizzazione consiste nell’adeguamento dei sistemi di welfare, in particolar modo di quelli sanitari, alle richieste che la migra-zione e la mobilità impongono. L’Unione Europea (UE) presenta tra i propri Stati Membri (SM) situazioni fortemente differenziate in termini di modelli sanitari, di sistemi di contribuzione fiscale e di politiche d’integrazione dei cittadini stranieri. Rispetto ad altri paesi a più lunga tradizione migratoria, nell’UE notevoli sono an-cora le differenze nell’accesso e nell’utilizzo dei sistemi sanitari da parte di migran-ti intra-UE e migranti provenienti da paesi terzi, e ulteriormente diversificati in base allo status giuridico di quest’ultimi. Parallelamente, alla storica ipotesi dell’effetto migrante sano - che afferma che i migranti hanno un miglior stato di salute rispetto ai nativi o le seconde generazioni nel paese di destinazione, si sta sostituendo l’effetto migrante esausto. Meccanismi concomitanti - quali la povertà, la discriminazione sofferta nel mercato del lavoro, il viaggio intrapreso e le condizioni di vita offerte dai paesi di accoglienza o il ritardo e l’esclusione dai diritti civili e politici - possono influenzare le opportunità dei migranti in termini dell'assistenza sanitaria ricevuta e di malattie sofferte, condizionando il deterioramento della loro sta-to di salute nel corso del tempo e in ogni fase del progetto migratorio. Basti guardare alla relazione tra il Migrant Integration Policy Index (Mipex) realizzato dal Migrant Policy Group nel 2015 e quella estratta dall’Eurobarometro del 2014: sull’asse delle ordinate vengono riportate le valutazioni delle politiche sanitarie a sostegno o meno dei migranti negli SM dell’UE, mentre su quelle dell’ascisse la percentuale di persone che negli stessi alla domanda "Come valuti la qualità complessiva del tuo sistema sanitario?" ha risposto "buona". Com’è evidente, emergono dei cluster di paesi di cui cercheremo di analizzare le peculiarità economico-finanziarie dei sistemi sanitari nell’adeguamento alle nuove domande di salute dei cittadini migranti, riportando l’evidenza empirica relativa ad alcuni casi studio (in particolare Germania, Italia, Regno Unito e Spagna). Scopo più specifico di questo contributo, partendo dalle tradizionali tipologie di sistemi sanitari, è stabilire una relazione con i costi e le performance di risposta alla domanda di assistenza di origine migratoria. In economia sanitaria, sta diventando ogni giorno più evidente che la salute dei migranti rappresenta una grande sfida. La salute pone un serio problema di disuguaglianza e di esclusione sociale nelle società di destinazione: comprendere le variabili, fondatrici e co-fondatrici, è un esercizio fondamentale per studiare le determinanti di accesso, uso e la qualità dei servizi sanitari. La difesa della sostenibilità dei sistemi sanitari dal lato del finanziamento è un prerequisito perché questa grande sfida sia affrontata e vinta in Europa.
Il saggio si concentra sul pensiero di Foucault tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta. La cura di sé e la nozione di soggettività proposte da Foucault in quegli anni sono lette come forme di lotta e resistenza ai molteplici poteri che nelle complesse società contemporanee tentano di governare le nostre condotte pubbliche e private. La ricerca di uno stile di vita, la creazione permanente di se stessi, riprese dal mondo greco-ellenistico, diventano strategie attuali di lotta politica ed esercizio costante di libertà.
Dalla sua definizione nell’Agenda Europea sulla migrazione del 2015, l’approccio hotspot è stato introdotto in diverse zone di confine del territorio europeo. Questo specifico dispositivo confinario è contraddistinto dall’intreccio di discorso securitario e umanitario, delineando ciò che William Walters (2011) ha chiamato "confine umanitario". Analizzando il ruolo del sapere medico, l’articolo prende in esame procedure e pra-tiche all’opera all’interno degli hotspot. Le funzioni di identificazione, classifica-zione e selezione qualificano questa tecnologia di confine come un filtro che agisce per rallentare, bloccare, deviare le traiettorie della mobilità. A partire da una ricerca sul campo sull’hotspot di Pozzallo, il contributo indaga - attraverso un lavoro etnografico, interviste in profondità e l’analisi di artefatti bu-rocratici - le attività del personale sanitario, le loro esperienze e interazioni all’interno di questo complesso assemblage di confine. Viene quindi evidenziata la funzione del sapere medico come strumento biopolitico per il governo dei corpi, nella sua duplice dimensione di cura e controllo. Parallelamente, la relazione "me-dico-paziente" può produrre uno spazio per la messa in campo di contro-tattiche da parte dei soggetti catturati all’interno di questa tecnologia confinaria.
Le organizzazioni che curano
Uno strumento di riflessione e immaginazione per chi fa formazione nel settore pubblico o in ambito aziendale. Raccoglie contributi sul concetto di cura ispirati da saperi ed esperienze diverse: dalla filosofia alla psicoanalisi contemporanee e, in particolare, la psicosocioanalisi.
cod. 25.30
Cent'anni dell'Istituto ospedaliero di Sospiro (1897-1997)
cod. 1501.79
A partire dalla definizione di cura elaborata insieme a Berenice Fischer, si argomenta come la cura sia un importante strumento concettuale per qualunque genere di teoria politica. Ciò che diviene essenziale è un’analisi delle dimensioni della cura, delle dinamiche di potere insite in ogni relazione di cura, nonché del più ampio contesto che modella tali preoccupazioni. L’articolo tratteggia, nello specifico, i caratteri essenziali del rapporto fra cura e politica democratica, che postula la ricerca di una riduzione delle asimmetrie nelle relazioni di cura. Affinché i cittadini democratici svolgano bene i compiti di cura e in un modo compatibile con la vita democratica, essi devono immaginarsi allo stesso tempo sia come soggetti che forniscono cura sia come soggetti che la ricevono. Il grande passo da compiere è dunque avvedersi che l’espressione to care significa sempre sia dare sia ricevere cura e solo quando ciò sarà stato pienamente compreso si sarà in grado di elaborare una teoria democratica davvero inclusiva che riconosca alla cura il suo giusto posto.
Per lungo tempo si è voluto credere che i bambini collocati in adozione e i bambini vittime di traumi fossero due gruppi estranei tra loro; oggi alla luce dell’esperienza clinica abbiamo raggiunto la consapevolezza che si tratta degli stessi bambini osservati in differenti contesti. L’abbandono può essere considerato un’esperienza traumatica in quanto consiste in una perdita connotata da rifiuto; se la persona adottata non risolve il dolore per la perdita questo può avere un impatto disorganizzante. Pertanto se l’abbandono può essere considerato un trauma, la principale conseguenza post traumatica dell’abbandono può in alcune situazioni essere la dissociazione. Disconoscere la parte di sé spaventata, ferita, vulnerabile ha rappresentato una risposta adattiva che ha garantito la sopravvivenza. Questo "altro dentro di sé" sono le parti traumatizzate, disconosciute attraverso la perdita di consapevolezza e il distacco emotivo. Tramite la dissociazione i bambini continuano ad avere speranza per il futuro e ad andare avanti attraverso le avversità. Stabilire una connessione profonda tra le diverse parti, affinché tutte si sentano accolte e meritevoli, è il percorso da seguire in ogni adozione. Questo può portare al dissolversi della dissociazione ed aprire la strada a un incontro di grande importanza dal punto di vista emozionale tra figli e genitori adottivi.
Strategie di azione educativa
Il volume propone una lettura pedagogica della cura educativa interpretata come “aver cura” dell’altro perché l’altro impari ad aver cura di sé. La particolarità della competenza pedagogica è la progettualità educativa, con la quale la persona viene accompagnata nel processo di costruzione di sé e del proprio progetto di vita, inteso non solo come programmazione di momenti formativi, ma come luogo in cui la persona possa sperimentare le proprie potenzialità, risorse e possibilità.
cod. 292.2.157
Tra prossimità e distanza
Attraverso un dialogo multidisciplinare, questo volume cerca di ricostruire una prospettiva nuova sul tema della cura e della responsabilità, dinanzi alla necessità di ripensare prossimità e distanza.
cod. 1073.15
Il presente contributo, composto di tre sezioni, muove dal seguente assunto: la conoscenza deriva da un’organizzazione di dati, non dal loro accumulo. La prima parte introduce il tema della ricerca in terapia familiare, e di coppia, sviluppando alcune riflessioni. La seconda parte getta uno sguardo veloce su una frazione delle infinite ricerche realizzate negli ultimi anni. La parte finale sviluppa delle considerazioni tra la prima e la seconda parte.
La malattia di Parkinson è sempre stata considerata come squisitamente neurologica e caratterizzata da neurodegenerazione per l’accumulo della proteina a-sinucleina nella substantia nigra. Tuttavia, diversi studi mostrano come lo stato di salute dell’intero organismo possa influenzare il processo di accumulo dell’a-sinucleina tramite processi bottom-up, fra cui la neuroinfiammazione. Inoltre, che il corpo sia così centrale nel curare persone con Parkinson è mostrato anche dalle ricerche sull’interocezione, ovvero quel processo tramite cui l’organismo percepisce cosa sta accadendo al suo in- terno al fine di meglio rispondere alle sfide ambientali. In caso di Parkinson, questo processo risulta alterato con conseguenze negativa sulla sensomotricità. A tal proposito, la letteratura scientifica mostra molteplici vie per agire sui processi di regolazione biologica in caso di malattia di Parkinson, e fra queste un ruolo importante lo giocano l’educazione sensorimotoria e le terapie manuali, le quali hanno la possibilità di agire sulle vie interocettive e sull’equilibrare i livelli di infiammazione sistemica, in particolare intestinale.
Il contributo italiano al dibattito internazionale
A partire dall’evidenza della prevalenza numerica di donne nel servizio sociale, gli autori discutono della questione del genere in questo ambito da diverse angolature, offrendo al lettore una ricca pluralità di temi, tagli teorici e approcci di ricerca. Le riflessioni critiche degli autori sono orientate alla ricerca di un antidoto al permanere in statu quo, e insieme allo sviluppo di una modalità di intervento sociale avanzata e di attenzione consapevole rispetto al genere, sia tra professionisti, sia con utenti servizi, diversa a seconda che siano uomini, donne o in un processo di ridefinizione di sé.
cod. 10252.2
Hospice: cure palliative e approccio interdisciplinare
Una serie di contenuti e strumenti relativi alla cura dei malati inguaribili e al lavoro sanitario nell’ambito delle cure palliative. Un testo per operatori sanitari – infermieri, medici di medicina generale, medici specialisti, operatori sociosanitari, psicologi e psicoterapeuti – che si occupano di cure palliative e di relazione di cura con malati gravi, cronici e inguaribili, e per studenti e specializzandi che si formano in queste professioni.
cod. 1350.43
Nel periodo del lockdown le residenze socio sanitarie per anziani non autosufficienti hanno evidenziato l’incapacità di tenere insieme la cura del corpo e la cura della mente. Queste isti-tuzioni si sono barricate per tenere lontano il virus non riuscendo a pensare a come salva-guardare emotivamente i loro ospiti. Forse l’importanza di tenere insieme operatori e fami-liari in un’équipe curante non è mai stata presa in seria considerazione. Il periodo di isolamento dovuto a Covid19 ha però evidenziato come senza relazioni familiari e amicali gli an-ziani si lascino andare e muoiano. La depressione, dovuta al mancato contenitore Corpo-Mente, va quindi riconsiderata per evitare nuove stragi. Attivare gruppi coordinati pare la pista di lavoro per ridare dignità alle persone che, malate, vanno a concludere la loro esistenza in queste strutture.
Temi di bioetica e di biodiritto
Il libro, attraverso contributi di tipo interdisciplinare, riflette sui bisogni di cura degli individui nelle varie fasi della vita e sull’adeguatezza delle risposte che i curanti possono e devono offrire. Il testo si propone come un viaggio finalizzato all’ascolto reciproco dei curanti e dei curati, alla scoperta di possibili connessioni tra bisogni di cura e adeguati interventi terapeutici.
cod. 1370.1.23