Il libro spiega come la mediazione possa aiutare a trasformare la nostra società, a proporre una nuova visione dell'Uomo e della sua partecipazione alla costruzione di una cultura della pace.
cod. 1422.6
La ricerca ha estratto dal catalogo 104759 titoli
Il libro spiega come la mediazione possa aiutare a trasformare la nostra società, a proporre una nuova visione dell'Uomo e della sua partecipazione alla costruzione di una cultura della pace.
cod. 1422.6
Nel pensiero di Jung lo spirito può essere avvicinato al senso, come la tensione opposta alla dimensione predeterminata del comportamento istintivo. Da questo punto di vista si può cogliere l’importanza centrale che la spiritualità ha per la clinica, poiché nel disagio dell’anima è, in ultima analisi, in gioco il senso. Se da un lato l’impianto teorico junghiano è sbilanciato nella direzione di un possibile riduzionismo psicologistico della dimensione spirituale, tendenza che trova la sua estremizzazione nella psicologia di Hillman e di Giegerich, dall’altro proprio Jung apre la via di una necessaria rivisitazione della clinica nella direzione di una trascendenza dell’incentramento egoico. Si propone allora una trasformazione della prassi analitica in direzione di una mancata coltivazione della ricerca del senso a partire da un lavoro mitobiografico che riprenda l’idea di Hadot di una filosofia come stile di vita. Ciò comporta sensibili trasformazioni del tempo del rapporto analitico, della "fine" dell’analisi, della stabilizzazione degli insight. L’apertura all’esercizio spirituale diventa allora continuazione e sviluppo dell’analisi stessa.
Il testo affronta da diverse angolature le molteplici sfaccettature del rapporto complesso e articolato tra religione e politiche sociali, con l’obiettivo di rivalutare il ruolo che la religione ha svolto e svolge nella configurazione dei sistemi di welfare in Europa e nel mondo.
cod. 1534.4.33
Il cinema rappresenta un mezzo attraverso il quale è possibile af- frontare temi complessi come il disagio psichico che può avere la sua massima espressione ed epilogo nel suicidio per la complessità dei fattori psicologici, biolo- gici e sociali che lo determinano. La pellicola cinematografica può diventare cosi un prezioso strumento comunicativo in grado di rappresentare ed esplorare l’atto suicidario nelle sue diverse sfaccettature.
Il termine ghetto ha assunto sempre più una sua connotazione emotiva che assume i contorni di una vera e propria eccezionalità e morbosità sociale. A partire da una sintetica rassegna della lunga tradizione sociologica si propone una riflessione introduttiva orientata ad analizzare quanto di evocativo si associ al ghetto. Ciò svela il suo potenziale retorico e stigmatizzante. Inoltre, il ghetto nella sua articolazione urbana e/o rurale mostra di essere l’esito di politiche di esclusione, come individuato dall’estesa letteratura sociologica nordamericana sul tema.
Palcoscenici, pubblici, pandemia
Uno spettro interpretativo non pregiudiziale verso i possibili orizzonti che il sistema culturale e il suo pubblico attraverseranno nei prossimi anni. Il testo affronta alcune questioni cruciali per il mondo della cultura e dello spettacolo, in un momento di trasformazione radicale a cui la pandemia ha imposto una brusca accelerazione.
cod. 1257.59
Il film fa pensare ad un registro di relazioni estremamente concreto come concreto e bidimensionale è quello della psicosi. Lo sforzo dei protagonisti può essere quello sterile di fuggire da un livello di relazioni fondato sulla concretezza verso un altro simmetrico, oppure quello di rendere soggettiva la realtà attraverso la menzogna. Il primo uso che viene proposto del film è quello che un analista ne può fare come "esperienza della visione di un film" ovvero, trovarsi nel pubblico a reagire alle sollecitazioni del film. Le reazioni del pubblico, allora, significano la partecipazione attiva e soggettiva del terapeuta al blocco psicotico del paziente, esattamente come accade nei processi di cura quando siamo chiamati a funzionare in parallelo e da schermo per il discorso freddo che il paziente psicotico ci porta. Il film fa riflettere sulla felice soluzione della bugia, come elemento creativo che il paziente può usare per rendere soggettiva una realtà che altrimenti si ripeterebbe automatica e regolare.
Nozioni di organizzazione e scenotecnica dello spettacolo
Questo testo intende unire i rudimenti necessari per la gestione organizzativo-economica di uno spettacolo a quelli connessi alla sua gestione tecnica, in quanto l’opzione tecnica e scenografica deve esser dipendente da quella economica e non viceversa, per evitare che la gestione collassi.
cod. 1060.256
Nelle linee del disegno urbanistico è sempre racchiusa una progettualità che in alcuni casi risulta più facilmente leggibile, come ad esempio nella ‘linea verde’ e nella ‘linea blu’ del nuovo piano urbanistico comunale di Genova. Attraverso quattro esercizi di rilettura del piano, il contributo intende fornire un’interpretazione critica circa i differenti ‘spessori’ di queste linee di margine dell’urbano: un esercizio di revisione dello schema della città lineare, che si combina con il modello della città policentrica e compatta; un esercizio di dottrina relativo al rapporto tra il disegno e la forma del piano (in un contesto legislativo non riformato come quello ligure); un esercizio di retorica in cui i disegni e le parole collaborano alla decifrazione e alla comunicazione del piano; un esercizio di immaginazione in cui le linee ritrovano, infine, il loro ‘spessore’ progettuale, aprendo possibili spiragli alla riqualificazione della città
Le trasformazioni occorse nel tempo nella cultura del sistema penale e peni-tenziario hanno inciso sulla identità professionale dei professionisti della funziona-lità giuridico-pedagogica. Il passaggio ad una cultura "rieducante" del sistema-carcere nel secondo dopo-guerra ha messo in luce una nuova identità, un nuovo ruolo cui non sempre si accompagnano nuove consapevolezze e pratiche educative. Il contributo intende ricostruire l’identità di ruolo del funzionario giuridico-pedagogico all’interno delle professioni educative e formative. A tal fine sono utilizzati elementi di rappresentazioni degli attori organizzativi e prospettive identita-rie legate al modo in cui ogni istituto costruisce il senso della professionalità giuridi-copedagogica con i dispositivi in uso e alimenta la cultura del lavoro educativo in carcere. Il contributo si conclude con alcune riflessioni sulla configurazione del funzionario giuridico-pedagogico come "specialista del trattamento" in relazione alla sua capacità di gestire ogni elemento del proprio lavoro in chiave educativa e di co-struire in autonomia il senso del suo ruolo professionale.
Congegni pedagogici tra ieri e oggi
Lo specchio, la pagina, le cose sono e sono stati sovente investiti, ieri e oggi, di funzioni pedagogiche in itinerari concreti e/o immaginati. Nel testo li si analizza, nella dialettica tra teorizzazioni e specifiche prassi, tra idee dell’educare e modalità d’uso, in rapporto a casi documentati grazie a una variegata serie di fonti, anche iconografiche.
cod. 260.66
Individuo, società, follia da Goffman a Basaglia
Quest’anno ricorre il 30° anniversario del varo della legge 180 che rivoluziona il vecchio mondo manicomiale prevedendone la fine (l’Italia è il primo paese al mondo a sperimentare una simile innovazione). Il libro cerca di analizzare questa significativa esperienza nell’intento di costruire il racconto di una speranza: quella di aiutare chi vive la sofferenza mentale cercando di entrare nel suo mondo, senza pretese di superiorità o vezzi autoritari.
cod. 1420.1.96
In questo articolo viene descritta una modalità di conduzione di un gruppo di apprendimento e di supervisione. Seguendo il modello dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma, si cerca di mostrare come il lavoro sui modelli relazionali appresi nella propria famiglia d’origine, che invariabilmente scatenano emozioni e sentimenti antichi, produca prima una curiosità verso se stessi e successivamente un cambiamento
La formazione personale del terapeuta sistemico in una prospettiva europea
La formazione alla psicoterapia non consiste soltanto nell’apprendimento di una serie di tecniche. Essa deve rivolgere una particolare attenzione alla persona del terapeuta e alla sue reazioni emozionali. Il libro affronta questi aspetti delicati e cruciali del problema della formazione, raccogliendo i contributi dei formatori e didatti dei più prestigiosi istituti europei di psicoterapia sistemica.
cod. 1250.166
Questo articolo si propone di raccontare la nascita di una relazione terapeutica, attraverso uno stile in cui le formulazioni teoriche derivano dalla fenomenologia dell’esperienza clinica e non viceversa. Da questa prospettiva, la protagonista del racconto è l’evoluzione della relazione stessa, e la seduta analitica somiglia ad una sessione di improvvisazione jazz in cui il tema musicale si struttura gradualmente, prendendo forma nel corso dello svolgersi del brano. Restano all’analista dei punti fermi: la stabilità del setting e la consapevolezza che in corso d’opera non si potrà non citare alcuni elementi teorici (motivi standard). Concretamente, il testo descrive alcuni momenti della terapia analitica con Susanna, una paziente intelligente e vitale che adottava una serie di importanti difese dissociative di tipo perverso, che pur proteggendola dal rischio di un crollo psichico le rendevano la vita estenuante e ripetitiva. Dalla narrazione emergono tre temi strettamente interdipendenti: 1. Il racconto del modo in cui la coppia analitica riesce a liberarsi da modalità relazionali cicliche e sclerotizzate ed acquisisca una capacità relazionale più flessibile, in cui si può stare in uno spazio transizionale dove non c’è completa separazione né fusione assoluta. 2. La formulazione di alcune ipotesi sul legame tra trauma complesso e formazione di strutture dissociative di tipo perverso. 3. Il lavoro dell’analista sul proprio controtransfert, che evidenzia come nel campo transferale vi sia un rapporto circolare tra sensazioni somatiche, rêverie ed insight teorici.
Il metodo Bright Start e le sue sperimentazioni in Italia e all’estero
Questo libro prende in esame uno dei più noti programmi di educazione cognitiva per bambini, Bright Start, di Haywood, Brooks e Burns. Accostarsi a Bright Start vuol dire per l’insegnante incontrare un metodo di insegnamento e diventare per i propri allievi un mediatore: di concetti, di strategie, di consapevolezza di sé stessi nell’apprendere e comprendere.
cod. 1169.10