RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 104906 titoli

Rina Manuela Contini

Il paradigma interculturale

Questioni teoriche e declinazioni educative

Il volume, collocandosi nell’attuale dibattito interculturalism vs multiculturalism e andando al di là della retorica unity in diversity, offre un’analisi critica del paradigma interculturale mettendone in luce gli apporti e le problematicità a più livelli: il concetto, le declinazioni in ambito educativo, la traduzione dell’intercultura in effettive prassi educative, esaminata anche attraverso la discussione dei risultati di una ricerca empirica condotta tra insegnanti e dirigenti scolastici nelle scuole abruzzesi.

cod. 907.67.1

Il volume è frutto di una serie di riflessioni e progetti di studiosi del settore economico e statistico intorno al tema della sostenibilità, che sembra ormai destinato a modificare profondamente e irreversibilmente i futuri scenari economici e sociali. Alla base della rilevanza attribuita all’argomento, la convinzione che la conversione alla sostenibilità possa rappresentare un fattore strategico di competitività per il settore produttivo, allineando e accordando i molteplici e differenti obiettivi che fanno capo ai diversi attori, imprese, società ambiente e istituzioni.

cod. 365.1329

Adele Nunziante Cesarò, Anna Zurolo

Il paradigma della seduzione materna: note storiche sui destini di un concetto freudiano

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2010

Viene proposta una riflessione intorno alle problematiche che si incontrano nella definizione della teoria della seduzione all’interno del pensiero freudiano. A partire da un dialogo serrato con i testi, vengono ricostruiti i punti salienti della teoria alla ricerca delle sue molteplici sopravvivenze nel sapere psicoanalitico, nonché gli aspetti di deriva e di smembramento cui verrà sottoposta; sarà possibile così ricostruire, accanto a una storia ufficiale del concetto, l’insorgenza di un paradigma, quello del sessuale materno, destinato a passare sotto silenzio. Il riferimento al lavoro di Laplanche consente di riposizionare, infine, tutti i resti precipitati dall’abbandono della teoria della seduzione e di discutere ciò che risulta materia per il riconoscimento di movimenti di epurazione della scoperta freudiana della sessualità inconscia, all’opera in certa parte del sapere psicoanalitico.

Normative power has become a popular concept in the study of European foreign policy, depicting the Eu as an international actor committed to export norms beyond its borders. This article investigates the utility of this paradigm for the theory of international relations, as compared to the concepts of civilian power and hegemony. By analyzing Eu policy towards Africa, the article concludes that the definition of an actor as a normative power does provide a new image of power. As opposed to civilian power, this concept stresses the centrality of norms in international relations and, as opposed to Gramscian hegemony, it shows that norm diffusion does not necessarily lead to hegemonic control over the norm importer. Nevertheless, the article stresses a limit of the concept of normative power, namely the fact that, by underestimating the role of interests in foreign policy decisions, it fails to grasp the complex set of motivations driving the process of norm diffusion.

Annamaria Simonazzi

Il paradigma della flessibilità

QA Rivista dell’Associazione Rossi-Doria

Fascicolo: 3 / 2000

Il paradigma della flessibilità (di Annamaria Simonazzi) - ABSTRACT: Dalla fine degli anni ’70 i paesi industrializzati hanno registrato risultati economici molto diversi in termini di crescita e di occupazione. L’elevato tasso di disoccupazione sperimentato dai maggiori paesi europei negli anni ’80 e ’90 e la capacità di creazione di occupazione degli Stati Uniti sono stati spiegati con la diversa flessibilità dei rispettivi mercati del lavoro. La prima parte di questo articolo cerca di mostrare che questa interpretazione non può spiegare le caratteristiche della disoccupazione europea. Partendo dalla considerazione che la flessibilità da sola non può creare occupazione, la seconda parte cerca di capire le ragioni che possono spiegare il decennio di crescita sperimentato dall’economia americana. In contrasto con la tesi che sostiene l’esistenza di un’alternativa fra crescita e equità distributiva, si sostiene che fattori diversi sono alla base della crescita dell’occupazione e del notevolissimo aumento delle diseguaglianze salariali registrati dagli Stati Uniti. Si conclude che, se la crescita della diseguaglianza non è la necessaria conseguenza del progresso tecnico, si apre per l’Europa la possibilità di intraprendere una strada che garantisca la crescita e l’occupazione, salvaguardando nel contempo l’equità distributiva.

Marco Pivetti

Il papa, i giudici, il divorzio

QUESTIONE GIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2002

Le parole del papa sul dovere dei giudici e avvocati cattolici di astenersi dal pronunciare divorzi e dal patrocinare le relative cause, seppur verosimilmente prive di concrete ricadute sul nostro sistema, suscitano tuttavia qualche preoccupazione. La cultura giuridica cattolica ha scritto alcuni dei passaggi cruciali della nostra Costituzione. Non credo che vi sia il pericolo che quel pensiero possa oggi essere oscurato dall’ombra cupa e crudele di nuove burka. Ma non si sa mai: accadono, oggi, anche fenomeni di regressione che fino a ieri avremmo considerato inverosimili.

Giancarlo Di Sandro, Aldino Monti

Il Papa laico: Arrigo Serpieri

Fra storia, politica ed economia agraria. Dalla contrattualistica agraria alla bonifica integrale

Il volume indaga l’attività di Arrigo Serpieri, una sorta di “papa laico” che guidò una classe di tecnici agrari ai vertici delle istituzioni. Il volume ricostruisce l’intero itinerario, fatto di studi e di indagini, con il quale Serpieri giunse all’elaborazione della legge del 1933 sulla bonifica integrale, ancora oggi da riguardarsi come una politica per la difesa del territorio.

cod. 363.117

Franco Pittau

Il panorama multireligioso in Italia all'inizio del 2001

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 3 / 2002

Viene esposto l’aggiornamento sull’appartenenza religiosa degli immigrati, che la Caritas di Roma conduce annualmente in collaborazione con la Fondazione Migrantes. Come dato di rilievo di questi ultimi anni viene presentato l’aumento dei musulmani, per il fatto che i paesi a maggiore pressione migratoria (dal Nord Africa, all’Albania, al Subcontinente Indiano) sono quelli che alimentano la consistenza di questa comunità religiosa. Su questo andamento influisce anche le quote predeterminate dei flussi migratori, nelle quali parimenti vari paesi a maggioranza musulmana nel 2000 sono stati ben rappresentati, a dire il vero non per questa specificità religiosa bensì per la vicinanza geografica e per il fatto di aver stipulato accordi di riammissione con l’Italia (Albania, Tunisia e Marocco). Invece area a predominanza cattolica, come le Filippine o l’America Latina, hanno aumentato la loro presenza ma in misura più ridotta. Un altro aspetto innovativo dello studio è la stima dell’appartenenza religiosa a scuola, dove gli studenti musulmani hanno raggiunto una percentuale più alta rispetto a quella che hanno gli adulti musulmani rispetto alla generalità degli immigrati. Questo significa che vari paesi a prevalenza musulmana, a partire dal Marocco, dimostrano una più spiccata rilevanza all’insediamento con i loro familiari, cosa che non sempre avviene tra gli immigrati dell’Est Europeo, che costituiscono con i loro immigrati la larga maggioranza dei flussi temporanei. Da tutto ciò si deve trarre motivo di preoccupazione? L’Autore non è di questo avviso. Una riflessione approfondita anche su questi aspetti, andando oltre luoghi comuni e pregiudizi, servirà a dare maggiore spessore qualitativo alla politica migratoria e a porre le premesse per una convivenza pacifica. L’Occidente, caratterizzato congiuntamente dalla tradizione cristiana e da una cultura pluralistica, è chiamato a dare testimonianza di apertura sul proprio territorio e ad adoperarsi, anche per il tramite degli immigrati, perché questa apertura venga globalizzata e le differenze religiose finiscano di essere motivo di contrapposizione.

Fabrizio Alfani

Il panico e l’orrore istintivo del cambiamento

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 3 / 2011

In questo articolo l’autore considera gli attacchi di panico come espressione del terrore di un cambiamento psicologico avvertito come una minaccia per la stabilità e la coerenza del Sé, ma allo stesso tempo percepito come necessario e ineluttabile. Tale cambiamento psicologico concerne soprattutto un irrisolto conflitto tra autonomia e dipendenza, che ostacola l’elaborazione e l’integrazione degli affetti, sia di quelli negativi, quali rabbia e paura, sia di quelli positivi, come l’amore, il piacere e l’eccitazione erotica. Viene sottolineata la differenza tra angoscia panica e angoscia anticipatoria, e vengono descritti due brevi esempi clinici. Vengono inoltre posti in evidenza alcuni aspetti del mito di Pan strettamente correlati con le dinamiche psichiche considerate.