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Il presente articolo propone una contestualizzazione dell’apprendimento e dell’utilizzo del TA entro la cornice teorico-metodologica della psicoterapia della Gestalt. Dimostra come questa "adozione" può dare benefici non solo sul versante dell’acquisizione di una maggiore consapevolezza corporea, e dunque di un rilassamento psico-fisico, ma anche a sostegno di un percorso di apertura di sé al cambiamento nel contatto organismo/ambiente, ai fini del cambiamento terapeutico. L’uso del TA è anche utile al terapeuta per tenere la propria capacità di sentire il proprio corpo in allenamento.
Gli Autori invitano tre capiscuola di modelli psicoterapici diversi - Calogero Lo Piccolo per la gruppoanalisi, Giovanni Lo Castro per lo psicodramma freudiano e Margherita Spagnuolo Lobb, per la psicoterapia della Gestalt - a rispondere ad alcune domande cruciali per la terapia di gruppo nella clinica contemporanea. I temi affrontati trasversalmente dai tre approcci riguardano la definizione del setting gruppale, la dimensione del sentire corporeo, l’estetica dell’essere gruppo, le riflessioni sul concetto di autoregolazione e sull’antropologia sociale che animano l’intervento di gruppo, e infine valutazioni sul futuro della psicoterapia di gruppo in considerazione delle evoluzioni sociali e culturali degli ultimi anni. Un confronto tra epistemologie e prospettive di pensiero che forniscono un’opportunità di riflessione e un’occasione per ampliare gli orizzonti di conoscenza sulla clinica dei gruppi.
- Umberto Galimberti a Siracusa. Lasciarsi trasformare dai figli. La genitorialità nella società contemporanea. 6-7 giugno 2014
- L’umiltà del terapeuta: echi dal convegno con Donna Orange Milano 19-20 settembre 2014
- L’emergere del sé in psicoterapia: neuroscienze, psicopatologia e fenomenologia del sé. VI Convegno FIAP (Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia). Riva del Garda 2-5 Ottobre 2014
The article aims to describe the rationale and the impact of the Juvenile Detention Alternative Initiative (JDAI) programs in decreasing the inmate juvenile population in New Jersey, which is considered a "Model State" in implementing this government initiative. Through the words of some juvenile justice professionals, this article intends to analyze the results achieved and to assess the next steps that need to be implemented in order to ensure every juvenile a fair and rehabilitationoriented process
Il ruolo giocato dalle famiglie nella riuscita dei percorsi di inserimento è am-piamente riconosciuto, ma assai poco tematizzato e valorizzato nelle pratiche e nelle politiche rivolte ai migranti sui territori di arrivo. L’approccio indivi-dualizzante al migrante sollecita processi di infantilizzazione e spesso impone separazioni forzate anche dai legami familiari. Il numero monografico vuole porre l’attenzione sul transnazionalismo che caratterizza le vite di molti mi-granti, sulla trasformazione che investe i modelli familiari sia per i minori e gli adulti soli che con-vivono con famiglie rimaste nei luoghi di origine, sia per le famiglie che affrontano sul territorio di arrivo la rinegoziazione dei ruoli e del-le aspettative genitoriali.
Il contributo mira a rendere osservabili alcune trasformazioni dell’Università pubblica sollecitate dall’ingresso in carcere e dall’attivazione dei Poli Universitari Penitenziari. Attraverso l’analisi del lavoro dei Tutor Junior e due Focus Group si è cercato di individuare alcune dimensioni del cambiamento in un PUP del meridione. Emerge, in conclusione, l’opportunità di ripensare le attività didattiche e gli obiettivi della formazione terziaria valorizzando lo scambio e l’interazione tra colleghi e con i docenti anche alla luce del ruolo strategico dell’istituzione accademica verso studenti con vulnerabilità.
Numerosi studi ed osservazioni cliniche sostengono l’ipotesi che l’attività ossessiva sia finalizzata all’evitamento della possibilità di esser colpevole, esperienza giudicata inaccettabile e intollerabile da tali pazienti. Lo studio qui riportato si colloca in questo filone di ricerca. Partendo dall’evidenza che nella gran parte dei disturbi d’ansia si riscontra un orienta- mento selettivo dell’attenzione verso gli stimoli inerenti la minaccia temuta, ci si aspettava di trovare nei nostri pazienti ossessivi la presenza di un bias attentivo verso gli stimoli inerenti la colpa. Per averne conferma, 16 pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo e 16 soggetti non clinici di controllo sono stati sottoposti ad una versione dello Stroop Test emozionale basato su parole emozionalmente neutre e parole inerenti la colpa. I risultati, seppure preliminari dato l’esiguo numero di soggetti coinvolti nello studio, sembrano indicare che l’attenzione dei pazienti ossessivi è selettivamente orientata verso gli stimoli inerenti la colpa, confermando la sensibilità dei pazienti ossessivi verso tale esperienza. Sono discusse le implicazioni cliniche di tale fenomeno e gli auspicabili sviluppi futuri di tale ricerca.
La regolazione emotiva (RE) è un set eterogeneo di processi che coinvolge cambiamenti nel sistema di risposte esperienziali, comportamentali e fisiologiche. Dati sperimentali dimostrano che i soggetti che utilizzano flessibilmente le diverse strategie di RE hanno un miglior adattamento a lungo termine (Mauss e Gross, 2004). La maggior parte delle persone è in grado di regolare le emozioni negative; di contro, gran parte dei disturbi mentali implicano una disregolazione emotiva. Cosa impedisce l’uso flessibile delle strategie di regolazione emotiva? Tale interrogativo ha guidato gli autori in questa revisione non sistematica della letteratura, selezionando in particolare gli studi inerenti le variabili che influenzano il ricorso alle diverse strategie. Emerge quanto questa scelta sia influenzata da fattori quali la desiderabilità sociale, l’età, il sesso, tratti di personalità, le credenze del soggetto circa la modificabilità dell’esperienza emotiva, gli scopi perseguiti. Tuttavia, i lavori consultati non consentono di rispondere esaustivamente all’interrogativo. Secondo gli autori, a determinare la scelta, più o meno consapevole, della strategia da utilizzare per la RE potrebbe essere il sistema di credenze della persona circa il "come e se" esprimere/ esperire determinate emozioni in connessione con i valori e gli scopi che si perseguono.