Questo articolo di Léon Wurmser, che ha costituito un momento importante nella nostra formazione circa 20 anni fa, ci sembra contenere alcune domande e proposte ancor oggi valide per il trattamento del paziente borderline: - il termine "borderline" è un termine privo di significato clinico, che esprime la nostra difficoltà a riconoscere la non completa discontinuità tra nevrosi "classiche" e gravi, se il nostro approccio resta un a-priori attraverso il quale definire i criteri di analizzabilità dei pazienti: la tecnica standard, incentrata sull’interpretazione come strumento prevalente o esclusivo in psicoanalisi, non è mai esistita allo stato puro; - modello del conflitto e modello del deficit sono complementari e non in opposizione tra loro; - il trattamento psicoanalitico delle forme gravi di nevrosi dimostra che l’elaborazione dei problemi del Super-io richiede che l’analista eviti di assumere il ruolo di Super-io reale e di usare il transfert super-egoico, ma cerchi invece di analizzare quest’ultimo fin dove possibile e di accedere ai conflitti intrasistemici del paziente; - l’aggressività non va trattata come pulsione in questi pazienti, ma attraverso l’analisi delle difese e del Super-io: la teoria dei deficit dell’Io o del Super-io non è qui giustificata; - spesso è necessaria una terapia integrata (farmaci, interventi comportamentistico- cognitivi, terapia di coppia o della famiglia) perché il paziente possa non essere sopraffatto dall’intollerabilità degli affetti, piuttosto che una impossibile alleanza terapeutica; - seguendo l’approccio di P. Gray, i risultati dei trattamenti psicoanalitici con pazienti gravi sono molto buoni, e rivelano l’importanza dei sentimenti super-egoici di vergogna relativi alla dipendenza e di colpa relativi alla separazione. Wurmser analizza le fantasie centrali relative agli affetti di colpa e vergogna e i conflitti super-egoici con ricco materiale clinico.