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L’autore propone un’attenta analisi di alcuni progetti didattici degli Istituti Storici della Resistenza nati in seguito all’istituzione del Giorno del ricordo (legge n. 92/2004). A partire da una critica generale sul ruolo delle leggi memoriali, e quindi della centralità della memoria rispetto alla narrazione storica, l’autore illustra nello specifico due progetti didattici dedicati alle questioni del confine orientale italiano, realizzati negli ultimi anni in Toscana. Cerca quindi di sottolineare l’impostazione transculturale, di lungo periodo e la centralità della narrazione storica dei progetti come modalità di superamento e contrasto alle sempre più invadenti strumentalizzazioni politiche del passato (uso pubblico della storia).

Filippo Focardi

Introduzione

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

La storia degli ebrei nell’Italia contemporanea è stata molto discussa dalla recente storiografia. In questa nota si prendono in esame quattro libri pubblicati tra il 2018 e il 2020 che affrontano il tema da prospettive differenti come il ruolo politico degli ebrei nell’Italia liberale e negli anni della grande guerra, la storia delle persecuzioni in età fascista, il problematico avvento della Repubblica, la raffigurazione degli ebrei e di Israele nelle sinistre italiane e la più generale percezione di Israele nel mondo politico e culturale italiano.

Il saggio analizza le pratiche della giustizia insurrezionale componendo un quadro delle specificità punitive e giudiziarie per interpretarle come teatro pedagogico, strumento per arginare violenze e sovversioni, valvola di sfogo e catarsi per combattenti, cittadini e comunità. Partendo da una riflessione sui giudizi sommari, le violenze e le forme arbitrarie di giustizia che caratterizzarono la fase insurrezionale e post-insurrezionale, propone un focus sugli attori che - pur con diversi limiti - ebbero una veste formale o organizzata e si riferirono, almeno sul piano ideale, alle forme e ai metodi del tribunale e del processo. Sono prese in esame le forme giudiziarie istituite nell’Italia settentrionale e amministrate dai Comitati di liberazione nazionale (Cln) e dalle formazioni partigiane nel periodo compreso tra l’insurrezione e l’istituzione delle Corti d’assise straordinarie (Cas) per studiare, accanto ai ruoli e all’azione dei protagonisti, quali idee e pratiche transitarono attraverso i processi nella prospettiva più ampia della "resa dei conti con il fascismo" e della ricostruzione della legalità. In quelle settimane tribunali partigiani, tribunali del popolo, tribunali di fabbrica, comitati di epurazione e altri organismi più effimeri furono creati per giudicare delatori, esponenti dei reparti nazi-fascisti e quanti si compromisero con il regime e con i tedeschi nel biennio 1943- 1945. Fu un fenomeno complesso e sfaccettato poiché vennero costituiti in molteplici forme e agirono con logiche e riferimenti normativi e procedurali non sempre coerenti rispetto alle disposizioni del Clnai e del Governo del sud. Inoltre, furono legati a un contesto politico-sociale incandescente, esacerbato dalle violenze del conflitto e fortemente caratterizzato sul piano locale da tensioni e spinte contrapposte.

Il saggio intende proporre una riflessione sul rapporto tra il Pci e gli ex-partigiani processati tra anni Quaranta e Cinquanta per il coinvolgimento in azioni connesse alla lotta di liberazione o in episodi di violenza postbellica. Più nello specifico, l’articolo suggerisce nuove ipotesi interpretative sull’assistenza giudiziaria ed extragiudiziaria garantita dal Pci a questi ultimi nel periodo del centrismo degasperiano. Attraverso un percorso di indagine condotto sui documenti del Comitato di Solidarietà Democratica, l’organizzazione politico-giuridica fondata su impulso del Fronte popolare allo scopo di garantire assistenza ai militanti inquisiti, l’autore riflette sulla natura delle pratiche adottate per il contrasto al "processo alla Resistenza" e sulle questioni politiche che il fenomeno ingener. in seno al partito e all’opposizione socialcomunista. La riflessione, incentrata sulla dimensione nazionale della congiuntura, si avvale del caso di studio del processo celebrato tra il 1950 e il 1957 contro i responsabili dell’"eccidio di Oderzo", l’esecuzione sommaria, avvenuta tra l’aprile e il maggio 1945, di oltre un centinaio di presunti appartenenti alle forze armate della Repubblica sociale italiana.

Il contributo analizza e confronta i principali testi deputati a delineare il recte vivere e il set di valori dell’ufficiale italiano d’età liberale: da un lato, i codici penali del 1859 e del 1869; dall’altro i regolamenti di disciplina del 1859, del 1872 e del 1907. Parallelamente, il saggio esamina sia il dibattito interno al mondo militare sulla figura e sulla mission dell’ufficiale, sia l’immagine delle spalline che la retorica filomilitare popolarizz. fra Unità e Grande guerra. Anche alla luce di quanto sappiamo sull’articolazione interna dell’ufficialità, l’ipotesi è che una lettura comparata di codici e regolamenti faccia emergere non solo l’evoluzione che l’idea di ufficiale conobbe nelle varie versioni di ognuno di questi decaloghi, ma anche quelle convergenze e divergenze che rendevano il profilo della spallina italiana tratteggiato dal legislatore meno stabile e coerente di quanto creduto sinora, per alcuni versi peculiare rispetto a quello dei colleghi di altri eserciti e anche per questo variamente interpretato da quanti ne discutevano o ne divulgavano il ritratto ideale.

Gaspare Polizzi

Il seminario di Enzo Collotti con gli insegnanti: una comunità di lettura

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

L’articolo descrive la vicenda quasi trentennale di un seminario sulla storiografia del Novecento che ha unito Enzo Collotti a un gruppo di insegnanti, producendo una comunità di appassionati discepoli, rivolta all’impegno comune di educare le giovani generazioni alla cultura storica e alla cittadinanza democratica.

Silvia Salvatici

L’apertura internazionale e ai nuovi percorsi storiografici del docente universitario

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

A partire dal primo corso universitario tenuto all’Università di Firenze nel 1987, dedicato alla Repubblica di Weimar, l’intervento riflette sulla capacità di Enzo Collotti di introdurre gli studenti alla conoscenza del dibattito storiografico internazionale e di avvicinarli ai nuovi percorsi di indagine, anche i più lontani dai suoi immediati interessi di ricerca. In particolare, vengono presi in esame gli interventi di Collotti relativi alla storiografia su Weimar e l’introduzione della storia delle donne tra i temi del lavoro seminariale svolto all’interno del corso.

L’articolo ricostruisce il percorso di ricerca di Enzo Collotti sulle persecuzioni contro gli ebrei in Europa e il suo ruolo nel rinnovamento degli studi sul tema in Italia a partire dal Cinquantesimo anniversario delle leggi razziali del 1938. Si tratta di un interesse che ha accompagnato lo studioso sin dall’inizio delle sue attività, nelle quali ha coniugato ricerca e attività di traduzione e di discussione della storiografia internazionale, nonché di formazione per gli insegnanti.

Tullia Catalan

Enzo Collotti e il processo della Risiera di San Sabba: la storia come impegno civile

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

Negli anni Settanta Enzo Collotti si spese come storico, collaborando con la magistratura, affinché fosse avviata l’istruttoria per il processo della Risiera di S. Sabba di Trieste. Successivamente, egli intervenne in più sedi per esprimere la delusione provata dagli storici per la sentenza del 1976. Collotti infatti definì il processo come "dimezzato", in quanto a suo avviso la magistratura locale non aveva voluto fare un processo politico, e quindi affrontare le responsabilità del fascismo e del collaborazionismo per i fatti del 1943-1945.

Enzo Collotti è stato il maggiore storico germanista italiano del Secondo dopoguerra; alla Germania come oggetto di studio egli giunse però non tramite un percorso accademico, ma attraverso la sintesi delle esperienze concretamente vissute da adolescente, tra il 1940 e il 1945, in una città cardine e crocevia come Trieste e dell’interesse verso le componenti della sinistra socialista non riconducibili alle ortodossie comunista e socialdemocratica, tra cui spicca l’austromarxismo. Comprendere la contraddizione tra la presenza nell’area germanofona di una sfera culturale di altissimo livello e il drammatico manifestarsi tra il 1933 e il 1945 della forma più radicale e distruttiva di fascismo divenne di conseguenza uno dei suoi principali obiettivi, a cui dedicò decenni di fattiva ricerca.

Mariuccia Salvati

Un grande storico del Novecento europeo

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

L’articolo rilegge il volume di Enzo Collotti (Impegno civile e passione critica, a cura di Mariuccia Salvati, Viella, 2010) sottolineando il carattere altamente rappresentativo della biografia intellettuale qui ricostruita - in un dialogo intergenerazionale - per la comprensione del Novecento europeo e delle sue grandi fratture.

David Bidussa

Enzo Collotti e l’Istituto Giangiacomo Feltrinelli (1959-1963)

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

Enzo Collotti tra 1959 e 1963 contribuisce a dare un profilo culturale alla sezione "Germania" della Biblioteca dell’Istituto (poi Fondazione) Feltrinelli. Da quel lavoro di organizzazione delle fonti si profilano alcuni dei temi che costituiscono il corpo essenziale dei suoi interessi di ricerca e di produzione storiografica.

Nicola Labanca

Enzo Collotti e la storia contemporanea in Italia

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 298 / 2022

Il gruppo di interventi che questo articolo introduce mira a ricordare, a pochi mesi dalla morte, un grande studioso italiano di respiro europeo. Enzo Collotti (1929-2021) è stato per lunghi decenni una delle figure più importanti della storiografia contemporaneistica italiana. Questo articolo, oltre a ricordare i punti essenziali del suo percorso di vita e di studi, sottolinea l’essere stato Collotti sia formalmente uno dei primi docenti universitari italiani di storia contemporanea, sia il suo esserlo stato sostanzialmente da studioso impegnato, ma in modalità che in niente perdevano per questo in rigore filologico e metodologico. Gli articoli si occupano degli anni trascorsi da Collotti presso l’Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1959-1963 (David Bidussa), della sua dimensione di grande storico del Novecento europeo (Mariuccia Salvati), della difficoltà di dichiararsi Linkssozialist nel secondo dopoguerra e dell’essere stato il più grande storico germanista dell’Italia della seconda metà del Ventesimo secolo (Brunello Mantelli), del suo impegno per il processo della Risiera di San Sabba (Tullia Catalan), del suo percorso di ricerca sulle persecuzioni antiebraiche e sulla Shoah in Italia e in Europa (Valeria Galimi), sulla sua apertura internazionale e ai nuovi percorsi storiografici in quanto docente universitario (Silvia Salvatici), e su una importante e trentennale attività svolta con gli insegnanti delle scuole superiori di Firenze (Gaspare Polizzi).

Gabriella Cassia, Adriana Gagliardi, Roberto Metrangolo, Giuseppe Riggi

Recensioni

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2022

Antonello Correale, La potenza delle immagini. L’eccesso di sensorialità nella psicosi, nel trauma e nei borderline. A cura di Leonardo Provini, di Gabriella Cassia Paola Golinelli, Riflessioni Psicoanalitiche su scrittura, cinema e arte. Di fronte alla bellezza e alla perdita, di Adriana Gagliardi Christopher Bollas, Tre caratteri. Narcisista, borderline, maniaco depressivo, di Roberto Metrangolo Elsa Oliveira Dias, La teoria dei processi maturativi di Winnicott, di Giuseppe Riggi

Alma Amplatz, Tecla Cappellucci, Valentina Cosmi, Alessandra Dore, Elena Guidi, Andrea Luca, Nadia Maria Peron, Walter Roberto, Sabina Salvaneschi, Cristiano Scandurra

Del corpo, del limite: riflessioni sull’omogenitorialità

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2022

L’articolo descrive i temi che sono stati approfonditi da un gruppo di studio della SIPP su: "Sfumature in dialogo: identità di genere, tematiche LGBTQ+ e nuove configurazioni familiari" in un iniziale periodo di incontri. Gli argomenti non sono stati affrontati da una prospettiva clinica, ma la porta d’accesso è stata quella della ricerca psicoanalitica, con un’apertura alle molteplici sfumature dell’essere umano, e con la consapevolezza dell’importanza della disponibilità all’ascolto e della capacità di sospensione del giudizio, l’epoché nel senso husserliano. Il primo argomento di studio è stato: l’omogenitorialità. L’articolo descrive quanto tale tema non possa prescindere da una nuova considerazione del legame mente-corpo: il corpo è considerato nei diversi passaggi legati alla Procreazione Medicalmente Assistita o alla Gestazione per Altri, ma anche quando sono coinvolti, in modo reale o simbolico, i corpi di donatori, donatrici e gestanti. Con le nuove frontiere pro-creative si assiste alla diffrazione del processo di concepimento (scissione mente-corpo) e la filiazione che ne deriva si costituisce come una rappresentazione «bio-medica del legame tra parti del corpo e prodotti del corpo». Ma ci troviamo anche a fare i conti con le menti e con il pensiero di queste coppie che si scontrano con la legittimità che la società può offrire ai loro desideri, alle loro scelte di vita, che possono in alcuni casi entrare in conflitto anche con il mondo interno di ciascuno. Passando per una disamina storico-filosofica del concetto mente-corpo nonché di limite, si è giunti ad alcuni interrogativi attuali: le tecnologie di fecondazione assistita rappresentano un ulteriore passo per una scissione mente-corpo o una delle tante espressioni di un sano progresso umano? Dove va a finire nella visione classica dell’Edipo il corpo sessuato? Quanto i termini, materna e paterna, appaiono ancora oggi adeguati?

Francesco Ianì

Il corpo nella psicologia cognitiva

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2022

Per definizione, la psicologia cognitiva sembra occuparsi di tutto ciò che non ha a che fare con il corpo: processi cognitivi, rappresentazioni mentali, tracce mnestiche etc. Nel presente articolo, l’autore cerca di evidenziare come invece, al-meno nelle ultime due decadi, il corpo sia entrato prepotentemente al centro del dibattito di tutte quelle discipline che ruotano attorno alla scienza cognitiva. La nascita della cosiddetta Embodied Cognition (EC) ha rappresentato per certi aspetti una piccola rivoluzione che ha mutato in modo radicale, quanto meno all’interno di specifici domini, il modo di intendere la mente. Pur in un’ottica critica, l’autore mira ad evidenziare come uno dei più grandi meriti dell’EC consista nell’aver minato alle fondamenta alcuni assunti insiti nella psicologia cognitiva, quali la netta distinzione tra conoscenza procedurale e dichiarativa, tra percezione e azione, e quella più generale tra l’ambiente percepito e le strutture cognitive at-traverso il quale esso viene rappresentato. L’autore mira a evidenziare come l’EC abbia quindi permesso di evidenziare l’estrema flessibilità, epistemologica e operativa, delle funzioni cognitive e la loro dipendenza dall’azione e dal corpo, distin-guendosi così da diverse teorizzazioni precedenti in cui il primato del ruolo del lin-guaggio non era mai stato messo in discussione.

Chiara Nicolini

Una esperienza di supervisione all’hospice

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2022

L’autore racconta 10 anni di supervisione in un hospice che accoglie malati terminali. La supervisione è rivolta agli operatori impegnati non solo nelle cure fisiche, ma anche nell’accudimento di tutta la persona, che in una fase della vita così delicata necessita di particolari attenzioni. Il personale di cura è coinvolto con tut-ta la sua mente e il suo corpo. Questo vale per ogni situazione di cura fisica, ma in particolare nell’hospice dove il corpo e lo spirito del malato sono completamente dipendenti dalle cure degli operatori. L’autore considera i corpi concreti degli ope-ratori e dei pazienti come potenzialità di pensiero in divenire. La supervisione ha anche un compito di manutenzione del narcisismo sano degli operatori che li aiuti a mantenere un buon legame col proprio sé anche corporeo. Gli incontri di supervisione possono costituire un’occasione per far venire alla luce i pensieri, possono attivare un funzionamento mentale capace di reggere l’impatto con le emozioni a volte molto forti che si vengono a formare in un hospice, grazie alla relazione af-fettiva che si crea nel gruppo. L’autore riporta diversi episodi emersi durante gli incontri di supervisione che mostrano non solo le difficoltà che un lavoro così delicato, a stretto contatto con la malattia e la morte comportano, ma anche le risorse che questi operatori mettono in atto. Vengono riferiti i riflessi degli incontri di su-pervisione anche sulla loro vita esterna all’hospice, nel corso degli anni gli operatori hanno iniziato a fidarsi di più della loro capacità d’ascolto e comunicazione, riescono a fermarsi a pensare anche a casa con i loro familiari.