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Through architectural and urban design teaching practice, the paper explores how society’s progressive aging affects private and public spaces. The exercise investigates the relationship between living and ageing in seven neighbourhoods in Milan. In particular, it focuses on exploring the transformation and adaption of housing stock and public space, taking into account the strengths and vulnerabilities of the elderly population. The essay delivers the results of a teaching experience that has integrated multiple investigation tools to obtain knowledge on the subject: data, cartography, photography, drawing, and interviews. The paper intends to reconstruct the taxonomy of living of the elderly population in Milano.
This paper explores the difficulties encountered by students of urban design in analysing and interpreting context due to a limited opportunity to personally experience them, a problem that has been exacerbated by the recent pandemic. How can they be supported, and what kind of skills and approaches should be reinforced when educating young architects in such a condition? The authors were instructors at Politecnico di Milano who supervised students in the field of urban planning during the first two years of the Covid-19 pandemic. The present article outlines the approaches adopted by students in achieving awareness about a place when developing their master theses following a semester in our studio.
I concorsi di architettura a Brera tra xix e xx secolo costituiscono un interessante terreno di studio per indagare i rapporti tra l’Accademia e Milano, superando in molti casi il mero esercizio didattico per trasformarsi in un laboratorio ideale sul progetto della città. A cominciare dai grandi concorsi di età napoleonica, che dovevano verificare se vi fossero «opere pubbliche da eseguire appartenenti alle Belle Arti», fino ai concorsi di istituzione privata Canonica e Vittadini, che negli anni postunitari erano destinati a progetti edilizi di interesse cittadino, i concorsi braidensi hanno infatti affrontato attrezzature urbane necessarie al processo di modernizzazione della città o hanno ipotizzato interventi su edifici esistenti in relazione alle trasformazioni delle aree centrali, spesso in parallelo alle iniziative concrete promosse dall’amministrazione municipale.
Al governo del territorio è richiesto di essere future- oriented, non tanto per prevedere le traiettorie delle trasformazioni, quanto per indirizzarle e accompagnarle. Gli strumenti di pianificazione hanno il compito di ‘territorializzare’ gli investimenti derivanti dalle programmazioni sovralocali. In questo senso si inserisce l’esperienza del Piano territoriale di area vasta (ptav) della Provincia di Ravenna che, in qualità di strumento strategico non cogente, offre un quadro di possibilità d’azione alle amministrazioni locali. Nel rendere conto di tale esperienza, il contributo presenta un’analisi di compatibilità delle sue linee strategiche con quelle prefissate dai principali strumenti della programmazione sovralocale creando le condizioni per un uso sinergico dei fondi a disposizione.
Le complesse sfide contemporanee, ambientali, sociali ed economiche, richiedono innovazione e flessibilità, anche territoriale. Per questo, la frammentazione tra enti locali, di medie e piccole dimensioni, che caratterizza gran parte dei nostri territori deve essere bilanciata da geometrie variabili di governance che consentano di affiancare alle pianificazioni locali delle strategie di sistema per programmare lo sviluppo a una scala territoriale adeguata a raggiungere obiettivi di sostenibilità efficaci ed efficienti. Questo l’assunto alla base del progetto Romagna Next con cui l’area vasta Romagna ha sviluppato una prima sperimentazione nazionale di pianificazione strategica interprovinciale, che si configura come una vera pratica di innovazione territoriale contemporanea.
Nel ciclo di programmazione 2021-2027, il carattere place-based della politica di coesione è stato rafforzato con l’introduzione del nuovo obiettivo di policy ‘un’Europa più vicina ai cittadini’, attuato attraverso strategie territoriali. In Emilia-Romagna questa possibilità si inserisce in una tradizione di politiche volte a contrastare l’acuirsi degli squilibri territoriali e a rispondere alle diverse vocazioni infra-regionali, coinvolgendo gli enti locali nella programmazione. L’articolo propone una lettura delle due tipologie di strategie territoriali – le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile (atuss) e le Strategie territoriali per le aree montane e interne (stami) – attivate dalla Regione Emilia-Romagna alla luce del disegno delineato dalla Commissione europea.
La programmazione place-based e integrata in Italia è stata per decenni parte fondamentale delle politiche nazionali e regionali. Tra le regioni italiane più attive c’è il Piemonte che con i Programmi territoriali integrati (pti) ha voluto implementare lo sviluppo locale in un’ottica intercomunale e policentrica. I pti hanno avuto un percorso attuativo piuttosto travagliato, tra rilanci e cadute di interesse dovuti a vari fattori di natura economica e politica. Questo lavoro valuta i pti attraverso un’analisi diacronica per verificare la distribuzione geografica e il livello di collaborazione interistituzionale delle aggregazioni territoriali create ad hoc per questo processo. Lo studio conclude fornendo raccomandazioni su come (ri)utilizzare in futuro tali strumenti.
I territori sono sempre più chiamati ad affrontare sfide ed esigenze contemporanee con investimenti mirati e approcci integrati allo sviluppo territoriale. Tra i vari strumenti europei di attuazione messi a disposizione, l’approccio leader/clld è quello più presente sui territori rurali e che offre delle potenzialità inespresse su cui è necessario porre l’attenzione. Il contributo offre una riflessione sulle principali operazioni legate allo sviluppo locale e rurale nel territorio italiano, ponendo la questione su come queste vengano trattate solo dal punto di vista delle agende di lavoro e di come vengano invece trascurate, o poco indagate, le implicazioni politiche e istituzionali che queste apportano. In questo senso, i gal sembrano attuare una rivoluzione silenziosa (e incompleta).
Nel corso degli ultimi anni, lo sviluppo integrato è diventato elemento imprescindibile della programmazione europea e di conseguenza della politica di coesione. In questo senso, i territori hanno occasione di sperimentare nuove forme di governance e meccanismi di attuazione superando la rigidità dei confini amministrativi e adottando strategie in grado di rispecchiare le interdipendenze funzionali. Varie sono le iniziative attualmente in corso in Italia, sebbene ancora non coordinate. Questo servizio discute alcuni casi e pone l’accetto sulla necessità di sviluppare una maggiore riflessione su fenomeni che stanno lentamente trasformando il quadro di programmazione territoriale e istituzionale.
La nozione di ‘urbano’ e quella a lei prossima di ‘città’ hanno da tempo assunto la funzione di vassoio portaoggetti per un insieme di assunti, ipotesi e strategie operative su una varietà di ambienti e stili di vita. Le crisi ecologiche, le politiche infrastrutturali o dell’abitare tendono quasi sempre a essere affrontate come questioni urbane. Allo stesso modo, problemi di giustizia spaziale sono quasi sempre interpretati come inerenti al ‘diritto alla città’. È tempo di riconoscere alla nozione di ruralità la stessa complessità e densità che oggi esprime il concetto di urbano, mettendo in discussione i punti di vista da cui il rurale è oggi pensato e prodotto, mettendo a nudo la brutalità e, al tempo stesso, la debolezza dell’urbano.
La metafora del palinsesto rimanda a una forma di intelligibilità dello spazio abitato e del susseguirsi delle modificazioni che lo hanno interessato. Questa ha consentito di leggerlo in una prospettiva storica, evitando di fornire una rappresentazione troppo semplicistica della sua trasformazione. Tuttavia, la stagione edilizia che si è dispiegata negli ultimi decenni ha introdotto in alcuni contesti dinamiche trasformative che paiono rendere il territorio simile a uno spazio di accumulazione e affastellamento più che a un palinsesto. L’articolo si concentra su un frammento del territorio mantovano per descrivere quali sono i fenomeni che mettono in crisi l’utilità della metafora corboziana e quali strategie possono essere impiegate per una seria riattualizzazione del concetto.
Parco Agricolo Sud is a fringe area shaped by restrictive land use regulations and its proximity to Milan. The result is an accelerated urban-rural transition with high rural spatial qualities that enables the territory to be used and envisioned from different perspectives, often colliding and contested. From that of the citizen, the administration, the farmer, and the entrepreneur. By identifying these interpretations through grounded endeavors, this article attempts to unveil new relations and local narratives shaping this territory that can contribute to reenvisioning its future and pending plan.
Discutendo alcune problematiche legate alla transizione tra compagini urbane e rurali, nello scenario milanese il Parco delle Risaie appare un caso studio emblematico, da considerarsi in relazione alla porzione urbana adiacente, rispetto alla quale lo scalo di San Cristoforo assume un ruolo strategico. Attraverso una reciproca interazione tra lettura critica del contesto, indagini sulle azioni di transizione che investono il tessuto connettivo – talvolta insieme alle linee d’acqua – ed elementi progettuali emersi dal percorso di rigenerazione intrapreso per l’area, l’obiettivo è quello di ricalibrare una strategia che focalizzi modalità efficaci di ‘approssimazione’ tra città e campagna, ridefinendo, alla scala dello spazio abitato, una relazione tra Parco delle Risaie e porzione ovest di Milano.
L’ipotesi che sostiene le riflessioni di questo contributo è che i territori rurali che compongono il Tavoliere delle Puglie esplicitino con grande forza caratteri radicali, lontani dalle retoriche classicamente associate al contesto rurale. Il contributo ha una struttura circolare e opera nel tentativo di contestualizzare il territorio indagato all’interno di una più ampia visione che posiziona il contesto della piana foggiana all’interno di un complesso ingranaggio produttivo che definisce alcuni dei territori rurali italiani; propone un approfondimento su due situazioni specifiche per esplicitare i caratteri spaziali a cui si fa riferimento; produce alcune riflessioni che ragionano in termini progettali attorno ai concetti di coesistenza e collisione negli spazi rurali contemporanei.
Il saggio propone una riflessione sui territori rurali e costieri nei quali è presente una forte economia della serra. L’obiettivo è di mettere a fuoco metodi di lettura e strumenti in grado di indurre forme concrete di coesistenza tra produzione e abitare, tra agricoltura e turismo, con le necessità di protezione dell’ambiente costiero e rispetto alle emergenze sociali e ambientali. L’indagine sul distretto rurale del sud-est siciliano costruisce uno scenario sistemico e incrementale di trasformazione della cosiddetta ‘fascia trasformata’. Si esplorano alcune forme di manutenzione e ripensamento del telaio infrastrutturale del quotidiano come dispositivi per innescare la transizione socio-ecologica e rispondere alle emergenze imposte sia da consolidate dinamiche di potere e ingiustizia socio- spaziale, sia dagli effetti del cambiamento climatico, che condizionano l’efficacia di strumenti di piano e politiche.
Questa sezione propone riflessioni attorno a diverse condizioni e significati attribuiti al rurale e di come questi producano effetti e si riflettano nella configurazione e nel pensiero spaziale, informando diverse idee di ruralità. Obiettivo è cogliere la ricchezza e l’ampiezza della ricerca sul tema e, possibilmente, anticipare alcuni dei temi e degli approcci che saranno al centro dell’indagine e del progetto rurale nei prossimi anni. L’ipotesi sostenuta è che, a partire dal 2008, il susseguirsi di crisi ecologiche, economiche e, ultimamente, sanitarie, abbia innescato profondi, e al tempo stesso opachi, processi di ridefinizione degli spazi e delle società rurali occidentali, caratterizzati da nuovi fenomeni di frantumazione sociale, da conflitti, da prese di distanza e da nuove interazioni tra gruppi sociali, ecologie e forme di produzione spaziale.
The city and urban area of Valladolid are a clear example of the trends that have characterised the evolution of the urban system and urban planning in Spain in the cycle that includes the last two decades of the 20th century and the first decade of the 21st century. Valladolid has experienced the processes of metropolisation and urban expansion typical of this period, and its urban planning framework has reflected the changes in urban planning legislation and practice. Through this case study, it is concluded that in this period certain balances within the urban planning system – between expansion and reform, between planning and management, and between model and fragments – have been broken and must be recovered in order to face a new cycle of urban development focused on regeneration.