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Nel corso degli ultimi quindici anni, tre accordi internazionali sono stati conclusi con l’obiettivo di una riconciliazione per le violenze perpetrate nel periodo coloniale: il patto di amicizia tra Italia e Libia del 2008, l’accordo del 2015 tra Corea e Giappone per risarcire le vittime del sistema giapponese di prostituzione forzata e la dichiarazione congiunta del 2021 tra Germania e Namibia, relativa al genocidio dei popoli Nama e OvaHerero. Questo articolo intende studiare il ruolo che le vittime di quelle violenze (o meglio, i loro discendenti e rappresentanti) hanno svolto nel processo di negoziazione e conclusione di queste intese: la mancata (o limitata) partecipazione delle vittime al processo negoziale sembra infatti all’origine di un sostanziale fallimento di almeno due di questi accordi. Appare dunque interessante domandarsi – anche alla luce di alcune recenti prassi statali e prese di posizione di organi delle Nazioni Unite – se il c.d. treatymaking power sia ancora una prerogativa esclusiva degli Stati (ovvero dei governi e, talvolta, dei parlamenti nazionali) o si possa invece immaginare un’evoluzione del diritto internazionale nel senso di rendere vincolante, almeno per determinate tipologie di accordi, il coinvolgimento di alcuni individui o gruppi di individui nel processo di negoziazione e conclusione dei trattati internazionali.
Storicamente il fenomeno dell’integrazione economica mediante strumenti pattizi risale molto indietro nel tempo. Uno Studioso del fenomeno cita come esempi l’Act of Union del 1703 tra Inghilterra e Scozia, lo Zollverein tedesco del 1833 e la stessa Costituzione statunitense del 1789 che proibiva l’adozione di dazi ed altri oneri nel commercio interno (1).
This article provides an overview of the various ways of interactions of actors composing the local system of work-life balance policies in Lombardy. Starting with a theoretical analysis under the organizational perspective of the elements forming the so-called welfare mix, work-life balance policies in Lombardy have created, since 2010, a new and innovative coordination style among the different actors (State, Market, Family and Third Sector). This type of coordination allows a new system of governance at the local level, with a real commitment of public and private agents. The present paper describes an empirical case study based on the results of four different workshops developed in order to induce Lombardy’s provinces and all the public bodies involved, to reflect about this Work-Life Balance Territorial Plan. Directing all the policies according to a work-life balance point of view, and creating a high level of active interaction between public and private organisations, can contribute to get over the welfare state crisis that we are now experiencing. Creating networks, being agents of changing, encouraging dialogue between different organisations, leads the public bodies to an innovative way of administrating both public finances and the relationships with local actors, reaching high level of performance and higher rates of female employment. Finally, it allows the creation of a territorial administration receptive to its citizens' work-life balance issues.
cod. 380.318
Il contributo si propone di studiare, attraverso i registri di spesa, gli acquisti effettuati dai monaci benedettini del monastero di San Nicola l’Arena di Catania per la loro Farmacia o Infermeria. Le annotazioni presenti nella documentazione archivisitca, in particolare in alcuni capitoli di spesa, permettono di comprendere le esigenze dei monaci sia per l’approvvigionamento di unguenti necessari per la cura degli infermi, che per il vasellame da impiegare per la conservazione e la preparazione dei medicamenti.