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Le Nazioni unite vengono continuamente citate nel dibattito pubblico per i loro limiti e l’incapacità di tenere fede al ruolo di istituzione preposta al mantenimento della pace nel pianeta. Allo stesso tempo, questo sfaccettato sistema istituzionale ha fatto a lungo fatica ad imporsi come oggetto di ricerche storiche. Negli ultimi venti anni il quadro degli studi si è modificato, grazie a nuove tendenze storiografiche che hanno promosso una storia delle relazioni internazionali capace di guardare non esclusivamente alle vicende della diplomazia. Le nuove ricerche sulle Nazioni unite hanno messo al centro altri aspetti delle vicende umane, oltre che a tener conto di geografie e rapporti di potere sempre più diversificati. La complessità e la molteplicità delle attività del sistema Onu ne fanno un ambiente privilegiato per nuovi percorsi di una storiografia che ha l’ambizione di essere allo stesso tempo globale e plurale. Il saggio ripercorre e analizza questa dinamica area di ricerca, con la convinzione che lo studio dell’Onu possa essere un potenziale canale per una nuova stagione di ricerche anche per la storiografia italiana, oltre che una modalità di ulteriore connessione a network di discussione e confronto scientifico di carattere transnazionale.
In questo scritto l’autrice, attraverso un esempio personale (il ritrovamento di un manoscritto del padre sfuggito alla persecuzione Armena), elabora il tema della ricaduta transgenerazionale di una trasmissione traumatica non elaborata. Mostra come la cura psicoanalitica possa permettere al discendente di sopravvissuti a un crimine di massa di passare dal mutismo condiviso in famiglia alla scrittura di ciò che gli è stato trasmesso e, dunque, all’iscrizione di questa trasmissione nel mondo. In particolare, l’autrice mostra come il lavoro dell’analisi e quello della scrittura – e la scrittura nasce dal lavoro analitico - abbiano creato a partire da un corpus traumatico di antenati fantasmi, una iscrizione di questa trasmissione nella lingua e nello spazio sociopolitico propri all’erede. L’autrice sostiene in particolare tre punti: 1. alla nascita di una scrittura è necessario un tempo di latenza; 2. l’impatto traumatizzante di un manoscritto dà innanzi tutto luogo alla sua rielaborazione per spostamento (attraverso un après-coup); 3. la conversione in scrittura di un’assenza di parola rende pubblica la sua trasmissione. Prima tappa: la chiusura in una umanità in lutto. Seconda tappa: l’apertura al mondo attraverso la cura, la curiosità culturale e l’irruzione del politico.
Nel 1726 lo scozzese Walter Bowman intrattenne una corrispondenza con Samuel Clarke su «the power of self-motion», un argomento che Clarke aveva trattato nella sua Demonstration of the Being and Attributes of God. Le due lettere inedite di Clarke, qui presentate, sono parte di quella vasta corrispondenza che il teologo ebbe con filosofi e uomini di lettere dopo la pubblicazione della Demonstration. In questo saggio si ricostruiscono gli argomenti di Clarke, in primo luogo quelli relativi alla dimostrazione dell’esistenza di Dio, evidenziando le influenze di Cartesio, Locke e Newton. I commenti di Bowman, raccolti insieme alle lettere nella sua opera Fugitive Manuscripts, ci aiutano a vedere come Clarke elabori una teoria meccanicistica dell’azione e, come emerge dalle lettere, debba successivamente precisarla ricorrendo a due principi: «Pain is to be avoided and Novelties are to be attended with a sort of curiosity».
From Vendere, vendere, vendere to Lezioni di pubblicita: ideas, activities and writings of the entrepreneur Arturo Gazzoni between 1928 and 1943 In this paper we describe ideas and activities of Arturo Gazzoni - Bolognese industrialist - with particular reference to the content of two his books: Vendere, vendere, vendere (published in 1928) and Lezioni di pubblicita (published in 1943). In both volumes, Gazzoni proposes innovative ideas in the field of advertising; in Vendere, vendere, vendere he describes also the main aspects of the launching of its products. As chemical-pharmaceutical industrialist, Gazzoni promoted successfully, in the first half of the twentieth century, three products: Antinevrotico De Giovanni, Idrolitina and Pasticca del Re Sole. The last two products - now manufactured and merchandised by other companies - are still on the market. In his writings, Arturo Gazzoni proposes subjects - innovative in Italian debate - such as the relationship between advertising and consumer psychology, the effectiveness of various types of advertising, the role of the media (radio and cinema), the importance of the teaching of advertising in schools and universities. In Gazzoni’s writings we can find themes and topics that in Italy will be developed and deepened only by the 1950’s onwards; at the same time, the type of products marketed by the Bolognese entrepreneur suggests a similitude with the contemporary topic of functional foods. Gazzoni is an important figure not only in terms of history of industry, but also in reference to the history of advertising and marketing in Italy and is therefore deserving of further studies and researches.
L’autore ricorda per Mondo Contemporaneo lo storico tedesco Klaus Voigt, scomparso a Berlino il 21 settembre 2021, suo sincero amico. Internazionalmente noto per le ricerche sull’Esilio tedesco, in Italia Voigt è molto conosciuto anche per aver ricostruito la storia dei "ragazzi di Villa Emma", un gruppo di adolescenti ebrei dell’Europa centro-orientale che nel 1942, dopo un’incredibile peregrinazione, approdò a Nonantola, nel modenese. Era nato a Berlino il 2 novembre 1938 e - partito dalla storia medievale - si era dedicato poi allo studio dell’idea di unione europea. E, in età più matura, a quello dei profughi (soprattutto ebrei) dalla Germania nazionalsocialista. Il suo lavoro più noto è Zuflucht auf Widerruf (in italiano, Il rifugio precario). Il tema del rapporto con l’Italia è al centro della conversazione amichevole tra Capogreco e Voigt, del 2016, pubblicata qui per la prima volta. Seppure concluso piuttosto bruscamente, per un imprevisto, il racconto di Voigt è molto fresco e spontaneo. E termina proprio con un richiamo a Nonantola, il luogo dove egli, a metà degli anni Novanta, avviò la sua poderosa ricerca sui ragazzi ebrei in fuga dal nazismo.
Fotografi e fotografia in Lucania
Il complesso e articolato rapporto tra la Basilicata e la fotografia: il ruolo dei fotografi e degli editori nel processo di costruzione dell’immagine paradigmatica della regione; la continua “scoperta” e “invenzione” della Lucania, spesso concepita come terra lontana e di confine; gli archivi e i generi della fotografia documentaria e famigliare; lo sguardo di grandi fotografi, come Henri Cartier-Bresson, Federico Patellani e Fosco Maraini.
cod. 633.6