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Giulio Fugazzotto

Il Partito Comunista Italiano in Somalia tra retaggi coloniali e funzione pedagogica di massa

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 303 / 2023

Questo articolo tenta di analizzare alcuni quesiti storiografici concernenti il rapporto tra comunismo italiano e colonialismo, sollevati dalla presenza di una sezione del Partito Comunista Italiano (Pci) sorta a Mogadiscio nel 1942. Innanzitutto, si contestualizza la nascita di questa sezione nella Somalia occupata dalle forze britanniche, focalizzandosi sui rapporti con l’amministrazione militare e con la comunità italiana. Ci si sofferma poi sull’attività dei comunisti di Mogadiscio e sui rapporti con il Pci, rispetto a cui la sezione sembrerebbe essere sorta in sostanziale autonomia. Se ciò conferma una notevole circolazione di idee e pratiche del movimento comunista al di là dei network della Terza internazionale, allo stesso tempo risulta un elemento atipico nel contesto politico di questi anni. L’articolo identifica poi il reclutamento di militanti attuato nei campi di prigionia inglesi da parte della sezione come una peculiare declinazione del “partito nuovo” togliattiano. Infine, ci si sofferma sull’atteggiamento paternalista e colonialista alla base dell’esclusione dei somali dall’orizzonte politico della sezione.

Ermanno Taviani

Il Partito comunista italiano e la visione del futuro

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2022

Il Partito comunista italiano, anche per differenziarsi dal messianismo socialista, non impostò la sua azione politica nel secondo dopoguerra su una «contrapposizione fra una società storica con oppressi e oppressori ed una società metastorica senza oppressi ed oppressori», come osservò Norberto Bobbio nel 1955. Cionondimeno, non c’è dubbio che negli "anni duri" della Guerra Fredda il riferimento al "materialismo dialettico", pur mitigato dalla pubblicazione dei Quaderni di Gramsci, ebbe un peso nel definire una prospettiva teleologica che lasciò tracce nella sua visione anche successivamente. Dopo il 1956, però, una certa indeterminatezza ideologica, il proliferare di nuove correnti del marxismo, la trasformazione geopolitica del mondo e altri fattori si riverberarono sulla sua visione del futuro che tese a identificarsi con la stessa linea del partito. Negli ultimi due decenni di certezze sul futuro non ve ne furono più: se fu riaffermata l’«esigenza di socialismo» non lo era più la certezza del suo avvento, non rappresentava più in alcun modo un fatto inscritto nella dialettica della storia.

This essay examines the evolution of the Italian Comunist Party attitude towards the Arab-Israeli conflict from the end of the World War II up to the Suez crisis in 1956, mainly through an analysis of the Comunist official press. The article intends to focus on the importance of that decade in contrast with the emphasis placed on the Six-Day War in 1967 in determining a shift in the Comunist position on the Palestinian question from an initial support of the Jewish cause to an increasing solidarity with the Arab States. This change cannot be explained without taking into account the Cold War international context and the links of international Comunism to Soviet foreign policy. The author argues that the defeat of Israeli Comunist Party in 1949 elections, the raise of the Arab nationalist movements, Nasser’s rise to power in Egypt, Stalin’s antisemitic campaign (which led to the show trials in Prague and Moscow and to the Israeli-Soviet diplomatic relations breakdown in 1953), as well as the Suez War, were all fundamental events that led to this turnover and forged the image of Israel as an ally of imperialism.

All’alba del 22 luglio del 1944, ad Adelano, frazione del Comune di Zeri, nell’Alta Lunigiana, fu eseguita la sentenza di condanna a morte, tramite fucilazione, di Dante Castellucci «Facio», Comandante partigiano del Battaglione Garibaldi "Guido Picelli". Contro di lui, durante un processo imbastito il giorno precedente da un improvvisato tribunale di guerra, erano state mosse imputazioni, peraltro infondate, di tradimento e sabotaggio. Secondo i suoi accusatori, egli era responsabile di aver sottratto materiali e denaro a tre aviolanci alleati destinati ad altre formazioni e di aver costretto con la forza alcuni suoi uomini a dichiarare il falso in merito alla vicenda. Quasi vent’anni dopo, nel 1963, alla memoria di Dante Castellucci fu conferita una Medaglia d’argento al Valor Militare, con l’impropria motivazione secondo la quale «scoperto dal nemico, si difendeva strenuamente; sopraffatto e avendo rifiutato di arrendersi, veniva ucciso sul posto». La tragica morte di Castellucci è stata oggetto di una damnatio memoriae, spesso additata ad una non meglio precisata "vulgata resistenziale" di impronta comunista. Utilizzando una documentazione in gran parte inedita, nelle pagine seguenti verrà analizzata la vicenda biografica di Antonio Cabrelli «Salvatore», che fu il principale accusatore di «Facio». Il "caso-limite" di Cabrelli servirà a confutare l’esistenza di una strategia di occultamento, orchestrata dalla dirigenza del Pci per non far emergere la verità dei fatti.

Leone Radiconcini

Il Parti Socialiste Unifié ed il rapporto con Israele (1960-1974).

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

Questo saggio indaga lo sviluppo dei rapporti politici, istituzionali e personali fra i rappresentanti del Parti Socialiste Unifié francese ed Israele (con particolare riferimento al Mapam) fra il 1960 ed il 1974. L’autore rintraccia nell’ideologia terzomondista il paradigma secondo il quale il partito francese definì la propria azione a livello internazionale ed inquadrò i fenomeni globali, fra cui anche il conflitto arabo-israeliano. Il saggio ripercorre lo sviluppo storico dell’analisi proposta dal Psu, i cambiamenti all’interno della dirigenza politica e gli effetti dei principali eventi globali sulla definizione dei rapporti internazionali del partito. Il testo scandisce il percorso fatto dal partito in tre diversi periodi, che determinarono il passaggio del Psu da aperto sostenitore delle istanze sioniste a promotore della causa nazionale palestinese, rintracciando le motivazioni di questo passaggio nella definizione dicotomica della politica internazionale promossa dal paradigma interpretativo terzomondista. L’analisi proposta si avvale di materiale documentario presente principalmente nel fondo del Psu presso l’archivio nazionale francese di Pierrefitte-sur-Seine e degli articoli del settimanale del Psu Tribune Socialiste.

Samuele Sottoriva

Il Parti socialiste di François Mitterrand e la Pavia di Elio Veltri (1973-1980)

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1 / 2024

Il saggio si propone di analizzare il legame sviluppato tra la Pavia di Elio Veltri e i socialisti francesi nel corso degli anni Settanta del secolo scorso. In primo luogo, si descrivono per sommi capi le novità introdotte dalla giunta pavese sul piano dell’urbanistica e della partecipazione popolare (nuovo Piano regolatore, Comitati di quartiere, elementi di autogestione), ricostruendo quindi l’interesse suscitato da tali iniziative, a livello nazionale e nel più ampio scenario internazionale. Si illustra in seguito – ed è la parte più consistente della ricerca – il rapporto instaurato a Pavia tra i socialisti italiani e quelli francesi, soffermandosi soprattutto sulle motivazioni e sull’evoluzione sia dello sguardo interessato dei “cugini” socialisti per Pavia, sia di quello, altrettanto appassionato, del sindaco e dei socialisti di sinistra del Psi verso la produzione politico-teorica del Parti socialiste. La plongée dans le local offerta dal legame creatosi a Pavia, in grado di mettere a fuoco il rapporto tra gli esponenti dei due partiti socialisti collegandolo alla dimensione di un territorio specifico, consente di inserire un altro piccolo ma originale tassello nella più generale storia dei due partiti e della loro complessa relazione.

Marina Chini

Il parlato in (italiano) L2.

Aspetti pragmatici e prosodici

Presentati a un Convegno internazionale, i contributi qui raccolti indagano alcune caratteristiche del parlato di apprendenti di varie L2 (italiano, inglese, tedesco e polacco), aventi diverse L1 (fra cui inglese, tedesco, spagnolo, cinese, italiano). Il volume verte su aspetti prosodici, pragmatici e interazionali del parlato in interlingua. Un testo rivolto soprattutto a studiosi interessati all’acquisizione di L2, a prosodia, pragmatica e alla loro interfaccia e all’interazione fra nativi e non nativi.

cod. 1095.71

Eugenio Salvati

Il Parlamento Europeo: un profilo storico

RIVISTA TRIMESTRALE DI SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE

Fascicolo: 3 / 2013

La nascita del Parlamento Europeo (PE). in quella che è la sua forma attuale, è il risultato del più ampio percorso di riforma istituzionale che ha accompagnato il progresso del processo di integrazione europea. L’importanza rivestita dal PE è strettamente connessa alla concezione del rapporto che intercorre tra i cittadini dell’Unione e le sue istituzioni: quanto maggiore è la capacità del PE di assolvere alla sua funzione di rappresentanza e di mobilitazione del sostegno tanto maggiore è la legittimità di cui è in grado di godere l’Unione Europea. Questo articolo vuole contribuire a comprendere se il processo di evoluzione istituzionale del PE ha condotto ad un Parlamento protagonista e altamente istituzionalizzato o se ha semplicemente prodotto un Parlamento più forte sul versante "legislativo", trascurando però il rapporto con la base di riferimento di ogni istituzione rappresentativa, ovvero i cittadinielettori.

Paolo Caraffini, Marinella Belluati

Il Parlamento europeo e le sue sfide

Dibattiti, proposte e ricerca di consenso

Il volume affronta due aspetti cruciali nella definizione dell’identità dell’Unione europea, così come nella costruzione di una sfera pubblica e di un assetto istituzionale che riduca il deficit democratico all’interno di essa: le riforme istituzionali e il ruolo internazionale dell’Unione. Partendo dall’analisi delle posizioni assunte da gruppi parlamentari e da singoli deputati rispetto alle tematiche di natura istituzionale, il testo ricostruisce il dibattito parlamentare, la coesione dei gruppi e le dinamiche delle relazioni tra il Parlamento, da un lato, e le altre istituzioni dell’UE e i governi nazionali, dall’altro.

cod. 1136.111

Da circa trent’anni il sistema di governo parlamentare, in Italia, ha funzionato in modo poco rispettoso del ruolo centrale che la Costituzione riserva agli organi parlamentari, a cominciare dall’esercizio della funzione normativa. Nella prassi sono stati il Governo e il suo leader, insieme allo stesso Presidente della Repubblica, ad assumere, non solo la guida politica dello Stato, ma anche il pieno controllo della maggioranza parlamentare via via faticosamente costituita. Nell’articolo si ipotizzano alcune soluzioni istituzionali incentrate principalmente su nuovi meccanismi elettorali in grado di rivitalizzare il parlamenta-rismo italiano, ritenuto sempre preferibile ad altri sistemi di governo.