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Bruno Celano

Luck egalitarianism: responsabilità e identità personale

TEORIA POLITICA

Fascicolo: 3 / 2005

In recent times, «luck egalitarianism» the claim that neutralizing the effects of brute luck is the main aim of egalitarian justice has been the object of serious criticism, both on normative and on metaphysical grounds. Objections of the first kind do indeed prove well-grounded. Luck egalitarianism misleadingly focuses on the distribution of resources; egalitarianism, though, should be understood as primarily concerned with social and political standing. It can be shown, however, that the core of luck egalitarian views the argument from the «natural lottery» can be dissociated from the project of a fully-fledged conception of equality; and that it does indeed provide a powerful, indispensable insight supporting egalitarianism. The argument from the natural lottery looks, however, vulnerable to serious metaphysical difficulties. Specifically, who is the Self to whom properties are attributed through the (metaphorical) natural lottery? Devising a suitable conception of the Self, capable of supporting the «natural lottery» insight, while in itself plausible, is no easy task.

Bruno Cattero

Partecipazione, lavoro, impresa - (ri)partendo da Gallino

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2016

L’articolo prende spunto dalla definizione di "partecipazione" nel Dizionario di Sociologia di L. Gallino e si sofferma poi sull’uso del concetto nella letteratura italiana di sociologia dell’organizzazione da un lato e delle relazioni industriali dall’altro. Nel primo caso il concetto di partecipazione è sostanzialmente assente, nel secondo, viceversa, appare inflazionato, anche in conseguenza di un’eccessiva estensione del concetto. Ripartendo dalle definizioni del concetto di "partecipazione", si riafferma innanzitutto la validità euristica della distinzione tra "coinvolgimento" e "partecipazione", non ultimo sottolineando che la stessa grammatica italiana impedisce di interpretare il coinvolgimento in termini partecipativi. Nel passo successivo si argomenta che l’accezione e l’uso del concetto di partecipazione in termini di "partecipazione funzionale" o "partecipazione diretta" finalizzata a scopi produttivi non ha fondamento sociologico. Su questo sfondo, l’articolo si chiude con la proposta di una drastica ri-delimitazione del concetto di "partecipazione sul lavoro e nell’impresa" al suo significato originario, che è quello della "partecipazione indiretta" o istituzionalizzata" intesa come metodo per la tutela degli interessi, accanto e complementare alla contrattazione collettiva e alla legislazione. Per l’analisi del lavoro organizzato gli utensili analitici più adeguati continua a fornirli la cassetta degli attrezzi della sociologia dell’organizzazione, a partire dai concetti di cooperazione, autonomia e controllo, variamente declinati.

La direttiva sulla Società per Azioni Europea (SE) del 2001 afferma il diritto alla partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori negli organi di governo dell’impresa, eleggendolo a tratto distintivo del “modello sociale europeo”. L’articolo prende in esame dapprima lo sviluppo quantitativo e qualitativo della SE, per poi soffermarsi sulla discussione in corso a livello comunitario e, in particolare, sulla posizione della Commissione europea. L’analisi dei dati si sofferma sia sulle SE “normali”, largamente minoritarie e concentrate non casualmente in Germania, sia sul fenomeno delle SE cd. “conchiglia”, involucri societari “pronti per l’uso” ma anche per l’abuso della direttiva comunitaria sulla partecipazione. La seconda parte dell’articolo è dedicata al processo in corso di valutazione della normativa sulla SE da parte della Commissione e in particolare a un’analisi critica dello studio Ernst & Young, che individua nel vincolo della partecipazione l’ostacolo maggiore a una maggiore diffusione della SE.

Bruno Cattero

Tra diritto e identità. La partecipazione dei lavoratori nel modello sociale europeo

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 123 / 2011

L’importanza della direttiva sulla Società per Azioni Europea (Se) risiede nell’affermazione della partecipazione come diritto dei lavoratori di aver voce in capitolo negli organi di governo dell’impresa. I limiti definitori che la caratterizzano e la sua natura di soft law non dipendono tanto, in questo caso, dall’egemonia neoliberale nel processo di integrazione europea quanto da fattori più profondi e complessi che si frappongono all’integrazione nella sfera del sociale. Su questo sfondo si prendono in esame "l’europeizzazione negoziata" come only possible way, i meccanismi che la contraddistinguono (l’indeterminatezza concettuale - necessaria non solo a connettere e trascendere le diverse tradizioni nazionali, ma anche come veicolo discorsivo della costruzione sociale di una "identità europea" - e l’attivazione di miti istituzionali) e si sottolinea infine la rilevanza delle connessioni lasche, sia istituzionali che organizzative, tra i sistemi e gli attori nazionali e il livello europeo.

"Anticipating and managing": Ideology and aporias of the European discourse on restructuring - The article examines the discourse relating to restructuring, as developed by the European Commission since the end of the 1990s and focuses on the concepts of "anticipation" and "restructuring". In the European texts and documents "anticipation" is used as an "inclusive concept", but no clear distinction is made between anticipating and managing. As a consequence, the concept of "anticipation" remains muddled and is hardly of any analytical use. Anticipation can only take place ex ante. In addition it requires not only forecast and foresight but also redundancies, i.e. the creation of reserves in a mid- and long-term perspective. But this clearly contradicts the short term horizon which the principle of the shareholder value implies. As regards the concept of "restructuring", the community discourse is characterised by a discursive strategy reversing the negative perceptions linked to restructuring by constructing a generic concept, which ultimately leads to a cognitive framework based on the "naturalisation" of economic change and competitiveness. The European discourse thus creates a "cognitive cage" which the actors are confined to. In this cage, "anticipation and managing" only play a symbolic role.

Bruno Cattero

Ricerca per che cosa? Il discorso europeo sul restructuring e la ricerca sociale

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 114 / 2009

Research, for what? The European discourse on restructuring and the social research - The article examines the discourse relating to restructuring, as developed by the European Commission since the end of the 1990s, and discusses the implications of the various activities initiated or financed at the European level for social research in this field. The community discourse is characterised by a discursive strategy reversing the negative perceptions linked to restructuring by constructing a generic concept, which ultimately leads to a cognitive framework based on the "naturalisation" of economic change and competitiveness. Given this context for social research, the use of empirical methods has to be accompanied by a constant exercise of deconstruction in order to break up the "cognitive cage" which the actors are confined to.

Key words: concepts, deconstruction, discourse, Europe, research, restructuring

Bruno Caruso

Leggendo Adrian Pabst e John Milbank. Per un diritto del lavoro post-liberale

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 187 / 2025

Il contributo propone una rilettura del rapporto tra impresa e lavoro alla luce della crisi del paradigma liberale e dell’emergere di una sensibilità post-liberale. Muovendo da una diagnosi delle derive tecnocratiche, identitarie e nichiliste che attraversano il pensiero politico e giuridico contemporaneo, si delinea una proposta fondata sulla ricostruzione dei legami comunitari, sulla dignità del lavoro come attività relazionale e generativa, e sull’impresa come istituzione civica. In questa prospettiva, il diritto del lavoro può tornare a essere strumento di democrazia sostanziale e architettura giuridica del bene comune. Lungi dall’essere utopia regressiva, il post-liberalismo propone un ordine sociale fondato su radicamento, reciprocità e partecipazione, capace di rispondere alla doppia crisi – materiale e simbolica – della modernità tardo-capitalista.

Bruno Caruso

Strategie di flessibilità funzionale e di tutela dopo il Jobs Act: fordismo, post fordismo e industria 4.0

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 157 / 2018

Nel saggio, l’Autore affronta il tema della riforma dell’art. 2103 c.c. - realizzata dal Jobs Act - in chiave comparata e nello scenario più generale di trasformazioni dell’impresa e della sua organizzazione, rileggendo le modifiche normative alla luce dei processi di profonda differenziazione del lavoro nei diversi settori produttivi. In questa prospettiva interpretativa, la disposizione codicistica viene analizzata modificando l’apparato concettuale di riferimento e provando a innestare nuove ipotesi ermeneutiche sul ceppo esegetico più tradizionale: come cambia il rapporto tra fonti e il ruolo degli attori della regolazione, come cambia la funzione di controllo del giudice e, infine, come cambia lo stesso contenitore giuridico dell’istituto - vale a dire il contratto di lavoro e il suo fondamento teorico-concettuale.

Bruno Caruso

Impresa, lavoro, diritto nella stagione del Jobs Act

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 150 / 2016

Il saggio intende inquadrare le recenti riforme del lavoro in Italia (riconducibili all’acronimo Jobs Act) nel più generale contesto di crisi economica e delle trasformazioni del lavoro e dell’impresa nella varietà dei capitalismi. La crisi viene ritenuta strutturale e il cambiamento della regolazione lavoristica non soltanto congiunturale, ma altrettanto strutturale: un cambiamento di paradigma. Le risposte dei giuslavoristi, così come quelle dei politologi e dei sociologi, si attestano intorno a un riformismo ancora possibile (opzione prediletta dall’Autore), ovvero a un pessimismo più profondo circa la possibilità di alternative strategiche riformiste. Nella parte centrale del saggio l’Autore si interroga sul rapporto tra tali cambiamenti e, tarellianamente, le ideologie dei giuslavoristi, individuando tre (o quattro) diverse letture e interpretazioni a partire da alcuni temi salienti: la concezione dei diritti fondamentali e della norma lavoristica (la crisi della inderogabilità), il contratto di lavoro, il ruolo del sindacato, la considerazione dell’impresa, ecc. I temi sono solo esemplificativi di una possibile ricostruzione teorica e metodologica del diritto del lavoro e delle sue tecniche di regolazione, a partire dalla concezione personalizzata dell’eguaglianza di A. Sen e da una visione terza del metodo e dei contenuti del diritto del lavoro, rispettosa della tradizione ma aperta al rinnovamento.

La rilettura intende ripercorrere l’itinerario culturale e il metodo di lavoro seguito da Massimo D’Antona nella stesura del suo ultimo saggio, non solo con riferimento ai contenuti, ma anche con l’intento di contribuire alla ricostruzione della biografia intellettuale dell’autore. La rilettura intende, infatti, segnalare ai giovani studiosi l’approccio culturale, tecnico e metodologico di un grande giurista, intellettuale impegnato in importanti processi di riforma. Sul piano dei contenuti la rilettura mette in luce come il saggio costituisca uno dei contributi più originali di interpretazione costituzionale alternativa dell’art. 39 Cost. Nel saggio D’Antona propone, infatti, una lettura possibile ma assiologicamente orientata della seconda parte dell’art. 39. L’interpretazione aperta consente di superare la consueta "divisione" in due blocchi normativi della norma ("equiordinazione interferente"): la seconda parte dell’art. 39 viene affrontata con un approccio non più normativistico (il contratto collettivo come fonte) ma a partire dalle dinamiche organizzative (la rappresentanza) del sindacato. La capacità intuitiva e di argomentazione rivivono, nelle pagine dell’allievo, attraverso memorie e suggestioni collocate intorno al «nocciolo duro» dell’ultima lezione del maestro.

Bruno Caruso

Il conflitto collettivo post-moderno: come si adegua il diritto del lavoro

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 93 / 2002

Il saggio riguarda essenzialmente il conflitto, le sue trasformazioni e le dinamiche di regolazione giuridica. Si dipana lungo due nuclei fondamentali. Il primo (par. 2-7) riguarda la disamina della regolazione dell’esercizio del diritto di sciopero nell’ordinamento nazionale ed, in particolare, si concentra su alcune novità salienti inserite nella l. 83/2000 di riforma della l. 146/90, con riferimento alle nuove tipologie di conflitto di lavoratori autonomi e affini. Nel secondo nucleo (par. 8 ss) si assume l’ipotesi neofunzionalista che lo sviluppo di tre fattori (universalizzazione dei diritti, della nozione di servizio pubblico essenziale, sopranazionalità dei conflitti), alla luce anche del nuovo assetto istituzionale prefigurato con la Carta di Nizza, potrebbe condurre al superamento dell’asfitticità del diritto comunitario per quanto riguarda la promozione e regolazione dei diritti sociali di natura collettiva. In questo contesto il modello italiano di contemperamento del diritto sciopero con altri diritti preminenti si porrà come probabile punto di riferimento.

Bruno Cartosio

Hemingway, l’Ospedale Maggiore e Milano: esperienza e mitopoiesi

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2022

L’esperienza di guerra del giovane Ernest Hemingway sul fronte italiano durante la Grande guerra è ben nota. Fu ferito all’inizio del luglio 1918 a Fossalta di Piave (Venezia), mentre svolgeva il suo servizio di volontario della Croce Rossa Americana. Subito dopo venne ricoverato a Milano, fu operato in agosto alla gamba e al ginocchio sinistro nello stesso ospedale americano e durante la convalescenza - oltre a innamorarsi della sua infermiera - condusse un lungo processo di riabilitazione nei padiglioni Ponti e Zonda dell’Ospedale Maggiore. Delle sue 227 ferite scrisse alla sua famiglia il 21 luglio, giorno del suo dician- novesimo compleanno, dal letto dell’ospedale. In questo saggio l’autore mette l’operazione e le cure riabilitative di Hemingway nel contesto dei servizi ospedalieri milanesi del tempo, ricorda gli eventi principali di quella che lo stesso scrittore definì la «piacevole estate» del 1918 a Milano e accenna ai modi in cui nei suoi romanzi e racconti successivi egli ha uti- lizzato mitopoieticamente le esperienze proprie e altrui a fini propriamente letterari. A esempio delle strategie narrative già allora emergenti nel giovanissimo Hemingway, la par- te finale del saggio è dedicata alla sua prima narrazione autobiografica pubblica: il discorso da lui pronunciato nella scuola secondaria della sua cittadina d’origine, Oak Park (Illinois), nell’aprile del 1919, a meno di tre mesi dal suo ritorno in patria.

Bruno Carmine Gargiullo, Rosaria Damiani

Vittime di un amore criminale.

La violenza in famiglia: natura, profili tipologici, casistica clinica e giudiziaria

Pur conservando un taglio rigoroso, questo lavoro sulla violenza in famiglia si rivolge, per la sua chiarezza e semplicità esplicativa, al comune lettore che, nonostante l’impressionante numero di reati commessi in ambito domestico, ancora oggi tende o a minimizzarla o a direzionarla verso una determinata categoria di persone (tossicodipendenti, alcolizzati, psicotici, extracomunitari).

cod. 1305.129