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Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Cinzia Amoroso

Cyberbullismo e video peer education

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2014

Lo scopo di questo articolo - attraverso un processo di ricerca-azione che coinvolge un campione di 243 soggetti pre-adolescenti ed adolescenti - è quello di sottolineare come il mezzo informatico può essere causa di aggressioni, molestie, offese; ma allo stesso tempo, utilizzato come fonte di nuove strategie comunicative, di interazione gruppale e di intervento educativo in comunità virtuali. Il cyberbullismo si materializza nella vita delle vittime in ogni momento della giornata e attraverso diverse realtà (video, foto, mail, chatroom, sms, chiamate telefoniche, ecc.). Uno dei metodi di prevenzione, che guarda alle dinamiche di gruppo ed alle tecnologie mediali come fonte educative, è la video peer education. L’utilizzo di materiali online come metodo di prevenzione e sensibilizzazione delle agenzie educative e degli stessi fautori e/o vittime del cyberbullismo.

Maria Luisa Genta, Antonella Brighi

Cyberbullismo

Ricerche e strategie di intervento

Uno strumento utile a ricercatori, educatori, psicologi, genitori, insegnanti e adolescenti, che desiderino approfondire la propria conoscenza sulle forme di aggressività presenti in adolescenza e confrontarsi con le più nuove strategie di intervento presenti in Italia e in Europa.

cod. 1238.1

Maria Caterina Federici, Michele Sorrentino

Cyber-security: una interpretazione sociologica-innovativa

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2017

Il paper presenta il tema della cyber-security in una prospettiva sociologica. Il tema della sicurezza informatica è stato tradizionalmente inquadrato in relazione al concetto di riservatezza e di tutela dei dati e delle informazioni. La lettura sociologica della cyber-security mette in evidenza che il concetto di rischio e le dinamiche di interazione tra persone e della comunicazione mediata dal computer sono un ambito di studio relativamente nuovo. Tale ambito necessita di un inquadramento teoretico e metodologico adeguato, come anche di un quadro normativo in grado di recepire i continui mutamenti tecnologici. A questo riguardo emerge la necessità di analisi congiunte sul livello nazionale ed europeo.

Franco Riboldi, Enrico Magni

Cybersex addiction

Cause, sintomi, percorsi di autoterapia

Come si trasforma l’identità sul web? Come evolve oggi la sessualità? Come si genera e si alimenta un’addiction? Cosa fare per non cadere nelle trappole della Rete? Questi sono alcuni dei quesiti da cui prende spunto il volume per spiegare quanto la cybersex addiction sia attuale e incredibilmente diffusa in persone di ogni età: adolescenti, adulti, anziani. Seguono preziosi esercizi di distensione immaginativa per chi – professional o paziente – è alle prese con questo tipo di addiction e vuole riferimenti efficaci.

cod. 231.2.8

Valentina Cosmi, Luca Pierleoni, Chiara Simonelli, Adele Fabrizi

Cybersex: nuove forme di dipendenza sessuale

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2009

Cybersex: new kinds of sexual addiction - Sexual and internet addiction represent a rapidly growing phenomenon in the industrialized countries. The union between these clinical diseases has contributed to create new addiction forms, as cybersex addiction and cyber-relational addiction. Despite the poor diagnostic classification on this matter, the scientific debate is high pitched and thought-provoking. The different causes of these phenomenon and their heterogeneity suggest the adoption of different intervention strategies for clinical treatment of subjects with these kind of diseases, to take into account the individual needs and peculiarity.

Key words: sexual addiction, internet, cybersex, compulsion, sexual dysfunctions, diagnostic criteria.

Parole chiave: dipendenza sessuale, internet, sesso virtuale, compulsione, disfunzioni sessuali, criteri diagnostici.

La rete telematica, media di natura complessa e polimorfa, viene di sovente definita come uno spazio virtuale dotato di nuove e peculiari potenzialità informative e comunicative. La comunicazione multimediale non è esente dalla possibilità di facilitare, o addirittura causare, fenomeni psicologici e psicopatologici. Relativi studi hanno condotto alla identificazione di nuova categoria diagnostica, la Internet Addiction Disorder (I.A.D.), che viene indicata come una specifica forma di dipendenza connessa all’abuso di Internet dai risvolti di entità non indifferente. La possibilità di sviluppare una sindrome da Internet Dipendenza è sostenuta, oltre che da materiale disponibile in rete, anche dall’analisi off-line di alcuni pazienti italiani con sintomatologia I.A.D.-correlata. Emerge, nel complesso una nuova costellazione di disturbi, ancora non adeguatamente definiti e sistematizzati, identificabili nella categoria diagnostica "Internet Related Pathology" (I.R.P.), in cui rientrano cyber addiction quali Compulsive online gambling, Cybersexual addiction, Cyber relationship addiction, Muds addiction, Information overload addiction. Parole chiave: comunicazione multimediale, cyber addiction, sindrome da Internet Dipendenza.

Fti-Forum per la Tecnologia dell'Informazione, Marco Bozzetti

Cyberwar o sicurezza?

II Osservatorio criminalità ICT

cod. 571.2.5

Giacomo Pezzano

D1git4l-m3nte

Antropologia filosofica e umanità digitale

La penetrazione delle tecnologie digitali nella nostra quotidianità ci spinge a riproporre la questione generale di che cosa significhi essere umani, riconoscendo sia che non siamo poi così speciali, sia che abbiamo pur sempre le nostre specificità. Su queste basi, diventa possibile affrontare la sfida forse più radicale della contemporaneità: siamo all’alba di un nuovo umanesimo digitale o all’inizio della fine dell’umanità? Questo libro difende l’idea che per evitare che le tecnologie digitali diventino uno strumento di disumanizzazione c’è solo una cosa da fare: reimparare a leggere e scrivere, per interagire con esse in maniera critica e creativa.

cod. 484.10

Dal 2005 ad oggi, le onde dell’oceano Atlantico che si infrangono sulle coste del Senegal, del Gambia e della Mauritania, sono state solcate da decine di migliaia migranti (per la maggior parte senegalesi) che a bordo di piroghe hanno fatto rotta verso l’arcipelago spagnolo delle isole Canarie, rischiando la loro vita per "gagner l’Europe". Molti di essi, senza regolari documenti di espatrio, dopo aver trascorso un periodo di fermo temporaneo, sono stati forzatamente rimpatriati. In Senegal il fenomeno delle migrazioni in piroga ha innescato un meccanismo di produzione sociale di immagini e discorsi sull’emigrazione e sulla figura del migrante in rapporto all’"Altrove" europeo. Questo articolo desidera esplorare, in una prospettiva etno-antropologica, queste rappresentazioni/auto-rappresentazioni attraverso un’analisi che fa dialogare i significati veicolati dai media senegalesi e le narrazioni di migranti e non-migranti. Questa "dialettica del quotidia-no" ci racconta delle ambivalenze e delle trasformazioni in corso nella società senegalese; mostra il ruolo assunto dal fenomeno delle migrazioni in piroga nel segnare un’inversione nella rappresentazione celebrativa del migrante. Lo studio delle costruzione sociale del migrante emerge allora come un terreno fertile per far luce sull’Altra sponda delle migrazioni e per interrogare le retoriche ufficiali sulle "migrazioni clandestine" dall’Africa.

A partire da un corpus di oltre ottocentomila tweet, il contributo analizza la comunicazione degli esponenti politici italiani rispetto al dibattito sulle ONG indagandone la progressiva criminalizzazione. Attraverso un approccio quali-quantitativo che prevede l’integrazione dei digital methods con gli strumenti della Critical Discourse Analysis, lo studio intende trovare la convergenza tra la criminalizzazione delle ONG, l’articolazione della nozione di sovranismo e, più in generale, rimarcare le rappresentazioni mediali dei fenomeni migratori in relazione ai processi politici. L’analisi si è concentrata su metriche e strategie discorsive messe in gioco dai politici evidenziando il ruolo centrale di quelli di area sovranista nella criminalizzazione delle ONG. Quest’ultima emerge come “momento politicizzante” in grado di allineare il dibattito sui soccorsi in mare al campo e ai protagonisti della politica, contribuendo alla rimozione dal dibattito dei volti e delle voci di immigrati e richiedenti asilo.